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I retroscena dell’attacco tedesco

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Il ministro francese conferma le voci di corridoio: a Bruxelles non c’è stata alcuna trattativa ma i tedeschi e i loro alleati hanno “giudicato” i ciprioti e deciso di punire i loro interessi insieme a quelli dei russi e degli inglesi che operano nell’isola

L’Europa è immersa nella cacofonia, sulla decisione di introdurre una tassa sui depositi bancari a Cipro stiamo ormai assistendo alla trama di un romanzo, almeno a guardare come i tecnocrati che hanno proposto e presentato questa misura che ha scatenato una vera e propria levata di scudi, si stanno rimpallando le responsabilità.

In cambio di aiuti internazionali per 10 miliardi di euro, dopo lunghi negoziati Nicosia si era impegnata sabato ad introdurre una tassa speciale sui depositi bancari, anche sui più piccoli, che doveva portare nelle casse cipriote circa 5,8 miliardi di euro. Una decisione che ufficialmente allora aveva il consenso di tutti. In testa quello di Angela Merkel che si era dichiarata soddisfatta dell’accordo.

Due giorni dopo l’accordo tutti cercano di allontanare le proprie responsabilità. Nicosia ha denunciato l’operazione come un “ricatto” dei suoi creditori. «Il presidente Anastasiades ha lottato in ogni modo e con tutte le sue forze per non arrivare ad un tale risultato, che però è stato imposto come unica soluzione possibile proprio da coloro che ora cercano di giustificarsi e si distanziano dalla loro decisione» ha tuonato oggi il portavoce del governo cipriota.

«Quello che i nostri creditori hanno prima cercato di imporci era di chiudere le nostre due grandi banche, di trasferire i depositi inferiori a 100.000 euro in una nuova banca sana e di semplicemente cancellare con il tratto di una linea tutti gli altri depositi. Ciò avrebbe comportato una perdita di valore del 40% dei depositi e secondo il FMI i conti sarebbero rimasti bloccati dai 5 ai 10 anni» ha denunciato con un aspro comunicato il portavoce del governo di Cipro che ha concluso chiarendo che «è per evitare questo scenario catastrofico che le autorità cipriote hanno dovuto accettato il principio di imporre una tassa su tutti i depositi».

Una fonte diplomatica anonima si spinge oltre: «I vertici europei hanno attaccato duramente il presidente Anastasiades, addossando a Cipro una pesante responsabilità e volendo punire le sue politiche orientate a garantire all’isola la sua grande attrattiva finanziaria, volevano applicare un tasso a due cifre sui depositi superiori ai 100.000 euro, proprio per colpire i gradi investitori, ma il presidente cipriota si è battuto allo stremo è quindi si è arrivati all’accordo sul 9,9% per i grandi depositi».

La cosa viene confermata anche da un’altra fonte diplomatica europea: «Con il Fondo monetario internazionale, i tedeschi volevano tassare i grandi depositi addirittura fino al 40%. Vi abbiamo dato diversi avvertimenti, ma non ci avete ascoltato. Ora non potete fare altro».

Sembra incredibile, ma dalle voci di corridoio sembra di assistere al colloquio degno della trama di un film mafioso. Invece di appartenere a leader politici il liguaggio usato sembra quello dei gangster, di boss che rimproverano il mancato rispetto di “avvertimenti” e di inevitabili conseguenze.

Come sempre la posizione più dura è quella di Berlino, come alcuni partner europei temevano il giudice supremo della moralità europea avrebbe fatto pagare a caro prezzo la scelta di questa piccola isola di essere un paradiso fiscale, sospettato di non essere abbastanza vigile sulla fonte dei suoi fondi bancari, in particolare verso il suo nemico di sempre, la Russia.

Incredibile, ma vero. Ecco infatti che la situazione viene confermata da un’altra e diversa fonte diplomatica europea, citata questa volta dalla stampa francese «Politicamente è inaccettabile. I contribuenti di tutti i Paesi della zona euro avrebbe dovuto sostenere un piano di salvataggio che avrebbe beneficiato solo gli interessi degli oligarchi russi e dei britannici presenti nell’isola». Siamo proprio tornati allo stesso e identico spirito dei mesi precedenti la seconda guerra mondiale. Secondo le stime citate da Mosca, gli asset russi nell’isola ammontano ad almeno 20 miliardi di dollari, la presenza inglese a Cipro è notevole, e siamo ancora una volta di fronte a Berlino che manifesta astio verso gli interessi di Londra e Mosca.

Oggi però Berlino è più magnanime: nonostante le sue preoccupazioni, infatti il governo tedesco ha proposto una soluzione che protegge i piccoli risparmiatori, una soluzione che coinvolge la Commissione europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale e inchioda il governo cipriota alle sue responsabilità: «quelli che hanno scelto questa soluzione sono quelli che ora la devono spiegare ai cittadini di Cipro» ha tuonato alla televisione tedesca il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, facendo finta che sulla questione non sia nemmeno presente l’ombra dello zampino tedesco.

Parigi invece era rimasta in assoluto silenzio in questi giorni, ma oggi qualche parola l’ha finalmente proferita il ministro Pierre Moscovici: «Proteggere i piccoli depositi è la posizione che ho difeso venerdì contro posizioni molto più dure». Poche parole, ma bastano a scoprire gli altari, confermano le voci di corridoio, i tedeschi spalleggiati da qualche piccolo alleato, hanno ripreso a schiaffeggiare il mondo. L’Asse Merkel-Sarkozy ha per lungo tempo celato questa dura realtà. La Germania non sta commettendo degli errori, tutt’altro, è perfettamente consapevole di quello che fa. Vuole piegare l’Europa ai suoi interessi, si contrappone apertamente agli interessi inglesi e russi e lo fa in ogni circostanza, senza alcuna volontà di mediare, anzi approfitta dello scudo europeo per imporre a tutti la sua morale, il suo sistema economico, la sua volontà politica.

Fermiamoli prima che sia troppo tardi.

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