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In marcia nel giorno di Natale

amnistia

Nel corteo per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà radicali e cattolici per la prima volta insieme

«Gli ultimi reagiscono con la nonviolenza: il luogo più tragicamente bello, sono le nostre carceri, con i nostri carcerati – ha sottolineato all’inizio della marcia Marco PannellaViva gli ultimi che stanno rivivendo nella forza di chi come noi è sempre dalla parte dei diritti umani».

Poteva essere un flop, invece è stato un successo. A proporre una manifestazione proprio nel giorno di Natale poteva essere solo lui, che resta l’esempio di come anche a tarda età si può essere artefici e protagonisti di una politica fresca e concreta, tutt’altro che da “rottamare”.

E proprio il “rottamatore” è stato l’unico personaggio politico preso di mira dai partecipanti che hanno scandito il suo nome: “Renzi, cambia verso”. La marcia per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà con alla testa del corteo Pannella, il ministro degli Esteri Emma Bonino ed il nuovo segretario dei radicali italiani, Rita Bernardini, il Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato Luigi Manconi, è partita intorno alle ore 10.00 di fronte a San Pietro. Con l’avvento di Papa Francesco i radicali hanno abbandonato la divisa di “mangia-preti” per avvicinarsi come non mai ad un Papa che ha abolito l’ergastolo ed introdotto il reato di tortura nello Stato Vaticano.

Papa Francesco per la prima volta ha incluso nei suoi auguri di Natale anche atei e agnostici. “Un sovrano illuminato” lo ha definito Pannella e per la prima volta radicali e cattolici sfilano insieme. Alla marcia ha infatti aderito il mondo del volontariato cattolico capitanato da Don Antonio Mazzi, oltre alla numerosa presenza di cappellani delle carcerari.

Prima tappa, Regina Coeli: ergastolo e tortura riguardano direttamente la irrisolta questione del sistema carcerario italiano, condannato da una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani non solo per la nota questione del disumano sovraffollamento ma anche per l’abuso della detenzione preventiva e per la lentezza della giustizia.

Seconda tappa, via Arenula di fronte a quel ministero che “Grazia e Giustizia” le vede ormai solo nella scritta in effige. Poi dopo le soste al Senato ed alla Camera dei Deputati la marcia si conclude a palazzo Chigi. Oltre ai radicali nel corteo spiccano anche alcune bandiere del Partito Democratico, è presente il sindaco di Roma, Ignazio Marino, il deputato del Pd e vice-presidente della Camera Roberto Giacchetti, l’onorevole Sandro Gozi, il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti. Alla marcia hanno aderito anche il presidente della commissione bilancio della Camera Francesco Boccia mentre il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, ha inviato alla marcia il gonfalone della città lombarda.

«Quello dell’impegno della Camera dei deputati sullo stato delle carceri italiane è un impegno che fin dal giorno del mio insediamento ho voluto indicare come assolutamente prioritario per rimuovere le condizioni disumane e degradanti in cui sono costretti a vivere migliaia di detenuti» ha scritto il presidente della Camera Laura Boldrini.

Ma nei fatti, tutto è ancora fermo, il messaggio alle Camere del presidente della Repubblica fino ad oggi è rimasto del tutto inascoltato, la discussione non è ancora all’ordine del giorno. «In occasione dello svolgimento della III Marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà, organizzata per il giorno di Natale dai Radicali italiani, desidero esprimere il mio apprezzamento per l’iniziativa che intende riproporre all’attenzione dell’opinione pubblica, con una larga partecipazione del mondo cattolico e del volontariato, temi tradizionali delle vostre battaglie, dei quali ho più volte sottolineato l’importanza e l’urgenza – ha scritto il Capo dello Stato Giorgio NapolitanoDi recente, il 7 ottobre scorso, ho inviato un messaggio alle Camere e vi ringrazio di averlo posto al centro della manifestazione. In quel testo, come è noto, ho affrontato la drammatica questione carceraria partendo dal fatto di eccezionale rilievo costituito dal severo pronunciamento con il quale nel gennaio scorso la Corte europea dei diritti dell’uomo ha messo in mora il nostro paese, dopo aver giudicato già quattro anni fa la situazione delle nostre carceri incompatibile con l’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo».

Di fronte alla presidenza del Consiglio dei ministri i radicali hanno quindi lanciato un appello al governo Letta affinché intervenga per porre fine alla persistente illegalità dello Stato italiano. I radicali sottolineano infatti come l’amnistia sia prima di tutto rivolta alla Repubblica che deve tornare a rispettare il diritto e non solo nelle carceri.

Resta infatti difficile festeggiare serenamente il Natale essendo consapevoli del fatto che nel nostro Paese, in violazione della Costituzione, siano detenute in carcere oltre 40 mila persone innocenti. Di queste ben 20mila sono ancora in attesa di un primo giudizio, un chiaro abuso dello strumento della custodia cautelare.

Come sottolinea Rita Bernardini, è stata una marcia contro l’ipocrisia «perché l’amnistia illegale delle prescrizioni già c’è: i processi muoiono, le vittime non hanno ristoro, le scrivanie dei magistrati sono ingombre di vecchi faldoni processuali e la giustizia viene negata al popolo italiano per la sua irragionevole durata. Occorre perciò un’assunzione di responsabilità di tutta la classe politica istituzionale, altrimenti, ancora una volta in Italia avremmo perso l’occasione irrinunciabile di riformare la giustizia come sennatamente il popolo italiano chiede da trent’anni con il voto plebiscitario ai referendum radicali».