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I numeri sono numeri

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Monti pur dimissionario taglia con un regolamento governativo 20mila posti di lavoro dall’organico delle forze armate

Evidentemente, mettere in aspettativa 20mila lavoratori dipendenti è considerata ordinaria amministrazione. Venerdì scorso, infatti, il dimissionario Governo “tecnico” presieduto da Mario Monti, dopo aver autorizzato la stipulazione di un Protocollo di intesa per la realizzazione di “un progetto di sviluppo nella chimica sostenibile” con una azienda privata, la società per azioni Gruppo Mossi & Ghisolfi, ha approvato in via definitiva un regolamento che riduce gli organici delle Forze armate da 190mila a 170 mila unità e che vedrà molti di questi 20mila dipendenti dello Stato collocati in aspettativa per riduzione quadri.

Badate bene, questo provvedimento, che attua le “disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”, la cosiddetta spending review, emanata con il decreto 95 del 6 luglio 2012, convertito in legge con la firma del Presidente Napolitano in vacanza a Stromboli il 7 agosto 2012, è stato emanato sotto forma di regolamento governativo, quindi come Decreto del Presidente della Repubblica, mentre sarebbe opportuno usare questo strumento solo in caso di norme che disciplinano materie non regolamentate da leggi. In questo caso, al contrario, come è ammesso espressamente nel testo, questo avviene “in deroga alle disposizioni del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66”. Altra considerazione riguarda quanto sia del tutto ridicolo considerare di “urgenza” una disposizione che di fatto avrà effetto solo e addirittura tra qualche anno.

Non è certo una novità, tanto meno farà notizia. Che la nostra democrazia è in realtà e da tempo “sospesa”, che la Costituzione e il diritto vengano calpestati ogni giorno, proprio dalle istituzioni, lo sanno davvero tutti. Non è quindi considerato dai mezzi di informazione una questione importante. Se a certificarlo è la Corte europea di Bruxelles, allora l’effetto e l’attenzione si sentono, ma durano e si risolvono con un nulla di fatto nel giro di 24 ore.

Nella sua condanna all’Italia, la Corte di Bruxelles, non parlava solo dell’illegalità e della violazione dei diritti umani compiuta e perpetuata ogni giorno dal nostro sistema carcerario, ma i giudici nel testo della sentenza si dichiaravano letteralmente “colpiti dal fatto che il 40% dei detenuti sia in attesa di giudizio”.

Ebbene, il nostro Guardasigilli, il ministro della Giustizia, ha inserito nella sua risposta la parola “purtroppo” e si è dichiarato “non sorpreso” della sentenza. Tradotto significa sappiano di sbagliare, siamo consapevoli di violare la legge e i diritti umani, ci dispiace, ma purtroppo…

E per proseguire sull’onda, poco anomala, del “purtroppo”, basta pensare a quanto avvenuto in occasione dell’approvazione della famosa legge di stabilità. Un caso davvero unico nella storia della Repubblica. Viene approvato un provvedimento che aveva un testo diverso tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Una notizia, una clamorosa lesione costituzionale che sollevata da Antonio Di Pietro, se non proprio oscurata e tenuta sotto silenzio, certamente è passata sotto il più basso profilo possibile, perché oggi, per molti e quasi per tutti, la legalità conta decisamente meno delle “emozioni” dei mercati.

«Dopo che la Commissione Bilancio ha discusso e votato il testo inviato dal Senato e sul testo della Commissione – denunciava l’Italia dei Valori – il Governo ha posto la questione di fiducia e, dopo che già erano state fatte dichiarazioni di voto dei rappresentati dei gruppi, è pervenuto dal Senato un nuovo testo, contenente un intero nuovo comma, prima mancante, ed una sostituzione integrale di una tabella relativa alla nuova tassa sulle transazioni finanziarie. Abbiamo sollevato il problema chiedendo che il provvedimento tornasse in Commissione per essere rivotato e che sul nuovo testo, questa volta uguale a quello del Senato, in Aula il Governo ponesse nuovamente la questione di fiducia, giacché il provvedimento su cui si è posta la questione di fiducia è sostanzialmente diverso da quello approvato dal Senato».
Ma la Presidenza, proseguiva Di Pietro: «ha giudicato il fatto non lesivo del procedimento legislativo e non ha ritenuto necessario sospendere la seduta, sicché ora ci troviamo con un provvedimento votato in modo difforme da un ramo del Parlamento rispetto all’altro».

Ancora una volta, non le parole ma i fatti, quindi l’operato diretto di Mario Monti, dimostrano a nostro avviso quanto in profondità, come d’altronde risulta evidente a chiunque abbia letto la sua Agenda, egli consideri prioritari i criteri finanziari ed economici rispetto ai valori umani.

Sarebbe gravissimo l’errore di considerare Monti come un mero esecutore del pensiero teutonico. Uno sbaglio imperdonabile ritenerlo succube della Merkel. Egli è tutt’altro.

Monti non è solo tra più autorevoli personalità accademiche, ma rappresenta l’assoluta espressione del più puro e profondo pensiero amato dalle oligarchie finanziarie. Monti è infatti un convinto sostenitore dell’economia sociale di mercato, un sistema che dall’inizio della crisi i tecnocrati europei stanno imponendo all’Europa dei burocrati.

Dal 2008 al 2011 l’Europa ha destinato ben 1600 miliardi di euro al sistema bancario e allo stesso tempo ha imposto lacrime e sangue al popolo Greco per prestargli 49 miliardi.

Non deve quindi assolutamente sorprendere che consideri prioritario un aspetto economico, come il tagliare i costi dei posti di lavoro, piuttosto che intervenire su questioni che riguardano giustizia e legalità. Come destra e sinistra, sono concetti e materie superate, non hanno attinenza con l’economia.

In maniera evidente e inequivocabilmente 20.000 è considerato solo un numero. Non importa che si tratta di dipendenti dell’esercito, della marina, dell’aeronautica, di intere famiglie a cui viene strappato e messo in discussione il futuro. I numeri sono numeri.

Evidente e inequivocabile che il 40% di 65.000 è solo una proporzione matematica, nulla importano i concetti di innocenza/colpevolezza, giustizia/ingiustizia, legalità/illegalità. I numeri sono numeri.

Eliminare l’IMU per la prima casa vale quasi 4 miliardi di euro. Non si può fare. Quasi 4 miliardi di euro al Monte dei Paschi di Siena, si può fare. I numeri sono numeri.

Ma fortunatamente gli italiani hanno capito. Basta guardare al sondaggio SWG di venerdi scorso, presente proprio nel sito del Governo.

Fiducia in Mario Monti? Risposta: Poca 31%, nessuna 39%.

Secondo lei Monti quando dice che se sarà premier si attiverà per abbassare IMU e IRPEF è..
Risposta: poco credibile 43%, per nulla credibile 35%.

I numeri sono numeri.

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