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In Arabia Saudita passi indietro sui diritti delle donne

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Sul dibattito interviene un Ulema che sostiene che la guida danneggia le ovaie

Mentre il premier turco Erdogan ha annunciato oggi la revoca del bando che vieta alle dipendenti pubbliche di indossare il velo, anche in Arabia Saudita si annunciano passi indietro sul fronte dei diritti delle donne. «Quando una donna guida una automobile, ad eccezione di una reale necessità, questo potrebbe avere un impatto fisiologico negativo, visto che studi medici fisiologici e funzionali dimostrano che colpisce automaticamente le ovaie e solleva il bacino». Purtroppo non è una barzelletta ma sono parole pronunciate in maniera serissima dallo sceicco Saleh al Luhaidan, uno dei 21 membri del Consiglio superiore degli Ulema, la massima autorità religiosa dell’Arabia Saudita che sta dibattendo sul divieto di guida alle donne.

«Questo è il motivo per cui riscontriamo che coloro che guidano regolarmente hanno bambini affetti da problemi clinici di diverso grado» ha dichiarato un una intervista pubblicata ieri sul sito sabq.org questa importante autorità religiosa che ha anche lanciato una sorta di appello: «Le donne dovrebbero mettere la ragione prima del cuore, delle emozioni e delle passioni».

Non voremmo incorrere in una fatwa e nemmeno mancare di rispetto allo sceicco, ma oltre al fatto che solo nelle pubblicità la guida di un automobile può essere abbinata al cuore, alle passioni e alle emozioni, in rispetto della ragione andrebbero indicati i dati ed i riferimenti scientifici di questi fantomatici studi medici che l’Ulema ha invocato ma di cui non ha fornito alcuna traccia.

Diverse organizzazioni femministe hanno di recentemente chiamato alla disobbedienza civile per ottenere il riconoscimento al diritto delle donne di guidare veicoli a motore nel regno wahabita, infatti anche se la legge saudita non lo vieta esplicitamente, le donne per guidare devono richiedere un permesso speciale che non viene quasi mai rilasciato.
Nel 2011 per la prima volta fu condannata a dieci frustate una donna che aveva guidato senza la speciale autorizzazione governativa anche se la pena non fu mai eseguita grazie all’intervento del Re Abdullah.

L’88enne sovrano saudita che secondo la rivista Forbes con un patrimonio di circa 21 miliardi di dollari è il terzo monarca più ricco del mondo, ha infatti aperto la strada al miglioramento del ruolo della donna nella società. Primo monarca saudita ad aver incontrato il Papa nel 2007, ha annunciato nel 2011 che le donne potranno votare ed essere elette in politica a partire dal 2015.

Ma purtroppo, anche a causa delle sue condizioni di salute, la sua morte è stata annunciata in più occasioni, il monarca non sembra riuscire ad illuminare il suo regno, e le sue idee hanno sempre meno peso rispetto a quello dello sceicco Luhaidan che proprio grazie alla sua strenua opposizione all’espansione dei diritti delle donne ha conquistato la leadership dei conservatori in Arabia Saudita, che non sono certo una minoranza.

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