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Guantamano: Obama torna alla carica

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Lo sciopero della fame riporta il carcere extra-territoriale al centro dell’attenzione e il presidente americano vuole raddoppiare gli sforzi per chiuderlo

Nel carcere di Guantamano è in corso l’alimentazione forzata di molti detenuti che sono in sciopero della fame da oltre tre mesi. Secondo il rapporto ufficiale del carcere sono ora 100 i detenuti in sciopero della fame mentre secondo gli avvocati sarebbero 130.

Sulla questione è intervenuto Rupert Colville, portavoce dell’Alto Commissariato dei diritti umani delle Nazioni Unite ha definito la cosa inaccettabile, soprattutto quando questo viene percepito come un atto di tortura e un trattamento degradante, e questo ne è un caso doloroso, vietato dal diritto internazionale

In tema di alimentazione forzata, l’ONU segue infatti le linee guida della World Medical Association, l’organizzazione internazionale fondata nel 1947 per garantire i più alti standard possibili di etica e di cura e vede gli Stati Uniti tra i membri che lo riconoscono. Anche se lo scopo è in qualche modo umanitario perché si vuole evitare il decesso di chi è in sciopero della fame secondo Colville: «le minacce che l’accompagnano, la coercizione e l’uso della forza o comunque della contenzione fisica sono una forma di trattamento inumano e degradante. Altrettanto inaccettabile è il fatto che l’alimentazione forzata di alcuni detenuti serve ad intimidire o costringere gli altri in sciopero della fame a fermare il loro digiuno»

La World Medical Association afferma che l’alimentazione forzata può essere eticamente giustificata solo se gli scioperanti la accettano. Così come è accettabile che sia praticata a persone che sono prive della loro capacità di intendere e di volere e che non abbiano lasciato istruzioni precedenti che chiariscano le intenzioni sul loro libero arbitrio.

Le linee guida per l’autorizzazione a praticare il trattamento dell’alimentazione forzata in caso di sciopero della fame prevedono che quando un detenuto rifiuta di nutrirsi e il medico ritiene che l’individuo sia in grado di dare un giudizio consapevole e razionale sulle conseguenze del suo rifiuto di mangiare, questa persona non dovrebbe essere alimentata artificialmente una volta informata e consapevole delle conseguenze che la sua decisione di non alimentarsi potrebbero avere sulla sua salute.

Inoltre, le indicazioni della World Medical Association prevedono che la eventuale relazione sulla capacità del prigioniero di formare un tale giudizio dovrebbe essere confermata da almeno un altro medico indipendente.

La pressione sulla questione del carcere di Guantamano è aumentata notevolmente nelle ultime settimane, in particolare da quando il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è tornato sulla questione di chiudere il carcere militare di Guantamano, nel limbo di terra americana a Cuba, dove 166 detenuti sono ancora reclusi.

Il presidente Obama ha dichiarato martedì che avrebbe intensificato gli sforzi per assicurare la chiusura del carcere di Guantanamo Bay, riprendendo una sua promessa elettorale che è stata poi silurata dal Congresso. Tra questi, 21 prigionieri sono alimentati artificialmente e la US Navy ha dovuto inviare personale medico a rinforzo per eseguire questo trattamento forzoso.

«Non voglio che queste persone muoiano. Il Pentagono sta cercando di gestire al meglio questa critica situazione, ma penso che tutti noi dovremmo riflettere sul perché stiamo facendo questo. Avere questo tipo di problemi per me non rappresenta una sorpresa, e continuo a credere che Guantanamo deve essere chiusa. Perché non è necessaria per la sicurezza dell’America. È costosa. Tutto questo è semplicemente inefficiente» ha dichiarato con fermezza Obama.

Il presidente americano ha sottolineato come il carcere di Guantamano: «Oltre a colpire l’immagine degli Stati Uniti, ostacola la cooperazione contro il terrorismo ed è uno strumento che aiuta il reclutamento degli estremisti».

La prigione militare allestita nella base americana a Cuba dal 2002 accoglie i cosiddetti “combattenti nemici” nella guerra contro il terrorismo lanciata da George W. Bush. All’atto dell’insediamento il 20 gennaio 2009, Barack Obama aveva ordinato la sua chiusura, ma di fronte alla forte opposizione del Congresso, ha dovuto fare marcia indietro.

Anche se i dati sono evidenti, solo 9 dei 779 prigionieri che sono passati da questo carcere sono stati infatti condannati o processati. Ma la prospettiva di una chiusura appare ancora lontana. «Il presidente Obama ha ragione. Guantanamo non rende il paese più sicuro ed è un problema che continuerà a marcire se non troverà una rapida soluzione» ha dichiarato Daphne Eviatar , esponente di Human Rights First.

Pur accogliendo con favore l’appello del presidente Obama, Laura Pitter di Human Rights Watch, è stata più dura su Obama« piuttosto che dare la colpa al Congresso, potrebbe adottate misure opportune per porre fine alla detenzione indefinita in quel luogo oscuro.

Anche il Centro per i Diritti Costituzionali (CCR) ha chiesto un intervento immediato per chiudere Guantanamo: «Se il Congresso gli ha legato una mano dietro la schiena, imponendo una moratoria sulle trasferimento dei detenuti, Obama si è legato l’altra mano da solo».

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