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Giappone: manifestazioni antinucleari

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A due anni dal terremoto del 2011 che aveva scatenato lo tsunami devastante a decine di migliaia chiedono al premier Abe di non riaccendere i reattori mentre le comunità colpite ricordano le vittime della tragedia

Alla vigilia del secondo anniversario del terremoto e dello tsunami dell’11 marzo 2011, che ha ucciso quasi 20mila persone, a
decine di migliaia hanno manifestato domenica in tutto il Giappone per chiedere un rapido abbandono del nucleare. Uno sforzo che viene compiuto alla vigilia del secondo anniversario dello scoppio del disastro di Fukushima. A Tokyo, i manifestanti riuniti in un grande parco del centro della capitale nipponica hanno dato vita ad un grande evento caratterizzato da musica dal vivo, diffusa con sistemi sonori alimentati con energia solare.

Dopo il concerto, attraversando il quartiere governativo, hanno tutti insieme marciato verso il Parlamento, dove hanno consegnato una petizione per lo smantellamento di tutte le centrali nucleari, presentata al nuovo primo ministro giapponese Shinzo Abe, approdato alla guida del Giappone in seguito alla vittoria nelle elezioni legislative dello scorso dicembre.

Altri eventi si sono svolti sia nella capitale sia nel resto del paese. Secondo i media locali, sarebbero in totale oltre 150 gli eventi, tra quelli svolti durante il weekend e quelli pianificati per lunedì.

Al momento sono solo due dei 50 reattori presenti nell’arcipelago giapponese ad essere attualmente in esercizio, infatti tutte le centrali nucleari sono al momento soggette a importanti controlli di sicurezza in seguito all’incidente di Fukushima.

Le manifestazioni intendo quindi esercitare pressione sul premier Abe, leader dei liberal-democratici, il partito conservatore che salvo brevi parentesi ha sempre governato il Giappone, affinché desista dalla sua intenzione di riavviare i reattori la cui sicurezza sia stata certificata.

Il precedente governo di centro sinistra guidato da Yoshihiko Noda, che è stato sonoramente bocciato dalle urne nell’ultima tornata elettorale, aveva invece promesso di abbandonare l’energia nucleare entro il 2030.

Anche Greenpeace era intervenuta sulla questione criticando direttamente l’OMS: «L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottostima scandalosamente i rischi per la popolazione, e il suo rapporto sulle conseguenze di Fukushima è una dichiarazione in aiuto dell’industria nucleare, più che una seria valutazione scientifica». Una dura reazione al rapporto pubblicato dall’OMS sul rischio di cancro a causa delle radiazioni avvenute in conseguenza dello tsunami di due anni fa. Proprio negli scorsi giorni ha sollevato forti preoccupazioni nell’opinione pubblica la notizia che nelle zone colpite è stato pescato del pesce che presentava una radioattività 5000 volte superiore al consentito.

E fortunatamente il governo di Tokyo è tutt’altro che sordo alla questione, anzi il viceministro dell’ambiente non solo non ha nascosto il problema ma ha confermato l’impegno a trovare una rapida soluzione: «Dobbiamo fare il massimo per ridurre il livello di radioattività, ma tecnicamente è una cosa molto difficile da fare. Dobbiamo trovare il miglior dispositivo per ridurre rapidamente i livelli»

Polemiche a parte, molte delle comunità colpite dallo tsunami, hanno organizzato cerimonie del ricordo, anche in questo caso a migliaia e migliaia hanno commemorato vestite di nero le loro vittime. Nella città di Rikuzentakata, in cui perirono quasi 1.600 persone e ancora oggi ben 217 risultano disperse, il sindaco Futoshi Toba ha ribadito il suo impegno per ricostruire la città.

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