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Germania: sentenza contro Google

Dovrà modificare i suggerimenti che appaiano affianco alle ricerche quando questi potrebbero ledere i diritti di persone e imprese

La Corte federale di giustizia tedesca ha accolto un ricorso che obbliga Google ad eliminare i suggerimenti accostamenti di parole all’oggetto della ricerca quando questi possono ledere i diritti di persone e imprese. La Corte ha dato quindi ragione ad un ditta di cosmetici che veniva associata alle parole “truffa” e “scientology” così come alla moglie dell’ex presidente tedesco Christian Wulff, che quando si effettuava una ricerca sul suo nome compariva accanto il suggerimento “prostituta”.

Wulff dopo essere stato dal 2003 al 2010 presidente dei ministri della Bassa Sassonia fu indicato da Angela Merkel quale candidato per la CDU alla carica di Presidente federale della Germania per le elezioni presidenziali del 2010, dopo che Horst Köhler si era dimesso il 31 maggio. Il 30 giugno 2010 venne eletto Presidente della Repubblica Federale Tedesca al terzo scrutinio ma a seguito delle controversie giudiziarie in cui è incorso, si dimetterà da tale carica il 17 febbraio del 2012.

Lo scandalo era stato lanciato nel dicembre del 2011 dal popolare tabloid tedesco “Bild” che aveva rivelato un finanziamento di 500.000 euro ottenuto dal presidente a tasso agevolato per la realizzazione di un appartamento in Bassa Sassonia. Secondo quanto emerso nei giorni successivi, Wulff avrebbe anche fatto pressioni sul giornale per evitare la pubblicazione della notizia. Il presidente ha ammesso i tentativi di insabbiamento e l’esistenza del prestito, ma si è giustificato sostenendo di non aver violato alcuna legge. Inizialmente la cancelliera e la coalizione di governo lo hanno difeso, ma quando il 16 febbraio 2012 la procura di Hannover ha chiesto la revoca dell’immunità prevista per il capo dello Stato, diversi esponenti di maggioranza hanno mostrato disagio per la situazione spingendo Wulff a rassegnare le proprie dimissioni.

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