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Gaza: ridotta la pena agli assassini di Arrigoni

arrigoni

Condannati all’ergastolo, in appello se la cavano con 15 anni i responsabili del sequestro e della morte del pacifista italiano ucciso nel 2011

Il tribunale militare di Gaza ha ridotto la pena a 15 anni ai due membri del gruppo salafita palestinese che in prima istanza aveva condannato all’ergastolo per il rapimento e l’omicidio del nostro connazionale Vittorio Arrigoni, l’attivista pacifista ucciso nel 2011.

L’autorità giudiziaria del territorio governato da Hamas ha annunciato martedì mattina di aver accettato il ricorso presentato da Mahmoud al-Salfiti e Tamer al-Hassasna, condannati al carcere a vita nello scorso settembre per il rapimento e l’omicidio di Vittorio Arrigoni ed ha commutato la loro pena a 15 anni di lavori forzati.

Due altri palestinesi, Khader Jiram e Abu Amer Hula, entrambi 26enni, sempre a settembre dello scorso anno erano stati condannati a 10 anni di lavori forzati per il loro concorso nel rapimento, oltre alla condanna ad un anno di carcere per aver prestato la casa in cui Arrigoni è stato trovato morto.

Vittorio Arrigoni, 36 anni, militante del movimento pro-palestinese Associazione di Solidarietà Internazionale (ISM), era stato ritrovato impiccato il 15 aprile 2011 in una casa a Gaza, poche ore dopo essere stato preso in ostaggio da un gruppo di jihadisti salafiti, che lo avevano rapito per ottenere la liberazione di loro compagni detenuti da Hamas. Due altri sospetti erano stati uccisi il 20 aprile del 2011 in un assalto contro Hamas nel campo profughi di Nusseirat, nel centro dell’enclave palestinese, dove si erano trincerati, mentre Mahmoud Salfiti era stato catturato vivo.

L’assassinio di Arrigoni aveva sconvolto la comunità umanitaria, e non solo perché era stato il primo straniero ucciso nella Striscia di Gaza da quando Hamas ha preso il potere nel giugno 2007. Il suo omicidio è stato condannato unanimemente dalle Nazioni Unite e da vari capi di Stato. Le autorità della Striscia di Gaza hanno tributato alla salma di Arrigoni prima del suo trasferimento verso l’Italia un “saluto solenne”.

Arrigoni era uno scrittore, un poeta, un reporter impegnato da anni, commentatore di numerose testate italiane ed internazionali, aveva pubblicato nel 2009 il libro “Restiamo umani”, una raccolta dei propri reportage da Gaza, tradotto in inglese, spagnolo, francese e tedesco, proposto con la prefazione dello storico israeliano Ilan Pappé. Durante l’Operazione Piombo fuso, il suo blog Guerrilla Radio, nato nel luglio del 2004 e i suoi reportage ottengono notorietà internazionale in quanto unico cronista sul campo all’inizio dell’operazione. Il sito di Arrigoni diviene per alcune settimane uno dei blog più visitati in Italia.

Il 4 gennaio del 2011 ripubblica sul proprio blog il “Manifesto dei giovani di Gaza”, il Gaza Youth Breaks Out in segno di protesta e a favore della loro rivendicazione di libertà e democrazia sia dall’occupazione israeliana sia dall’oppressivo regime di Hamas. Nelle ultime settimane della sua vita prende posizione a favore delle rivoluzioni del 2011 in corso in diversi Paesi arabi, con l’auspicio di giungere ad una maggiore libertà e finalmente ad istituzioni democratiche per le popolazioni musulmane coinvolte.

Arrigoni in realtà è stato il terzo attivista dell’ISM ucciso a Gaza, infatti già Rachel Corrie e Tom Hurndall, erano stati uccisi nel 2003, ma dalle forze israeliane. Gli analisti ritengono che con l’azione che ha portato alla morte di Arrigoni, i gruppi salafiti di Gaza, hanno cercato di alzare il livello della loro sfida e di minare l’autorità di Hamas, dei Fratelli Musulmani, accusati di debolezza nei confronti di Israele e di voler imporre la legge islamica.

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