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Frontiere chiuse per l’ambasciatore italiano in India

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Il Governo indiano ordina a tutti gli aeroporti di non far partire l’ambasciatore Daniele Mancini. Anche per la stampa internazionale l’India sta violando la Convenzione di Vienna, eppure Giulio Terzi di Sant’Agata tace

Gli aeroporti indiani sono stati tutti messi in allerta per evitare che l’ambasciatore italiano possa lasciare l’India.
A rivelarlo è l’agenzia France Press che cita una fonte del ministero degli Interni indiano che avrebbe diramato via fax un ordine rivolto a tutte le autorità di frontiera che sono state informate che l’ambasciatore Daniele Mancini non può lasciare il Paese senza preventivo permesso.

Sempre la stessa fonte lascia intendere che il ministero degli Interni sta solamente applicando l’ordinanza della Corte Suprema: «La più alta corte del Ppaese ha preso una decisione che riguarda Daniele Mancini che non dovrebbe lasciare il paese fino alla prossima udienza su questo caso».

Anche alla stampa internazionale appare evidente che la decisione della Corte Suprema viola le norme diplomatiche che garantiscono la libera circolazione degli ambasciatori stranieri. Viene infatti citato il senso dell’articolo 29 della Convenzione di Vienna, che disciplina le relazioni diplomatiche, che prevede chi i diplomatici non possono essere sottoposti a qualsiasi tipo di obbligo, tanto meno a qualsiasi forma di arresto, di detenzione, di limitazione della loro libertà.

Un portavoce del ministero degli Affari Esteri indiano, rispondendo ad una precisa domanda sulla questione ha tuttavia dichiarato che qualora l’agente diplomatico decide volontariamente di sottoporsi alla giurisdizione di un tribunale, il giudice può applicare questo tipo di sanzioni. Ora, questo portavoce dichiara apertamente il falso, mente sapendo di mentire, visto che Daniele Mancini ha respinto e definito illegittima la misura che lo obbliga a non lasciare il Paese.

Da oltre un anno, il caso dei marò accusati di aver ucciso in acque internazionali due pescatori indiani scambiandoli per pirati, ha avvelenato i rapporti tra Nuova Delhi e Roma, ma ora siamo passati dall’incidente al conflitto diplomatico.

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