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Francia: nascono i Cannabis Social Club

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L’opinione pubblica accoglie con simpatia l’iniziativa di un gruppo di antiproibizionisti francesi che sfruttando le maglie della legge sull’associazionismo del 1901 sta mettendo in crisi la giustizia e la polizia francese

Con il deposito formale nelle prefetture di diverse città degli statuti dei Cannabis Social Club (SCC), coraggiosi attivisti dell’antiproibizionismo francese hanno intrapreso una operazione nonviolenta di disobbedienza civile che sta raccogliendo molto consenso ed ha catturato l’attenzione della stampa e la simpatia dell’opinione pubblica francese.

Infatti i promotori della legalizzazione dell’uso di cannabis rischiano in proprio e penalmente violando con questo gesto il divieto sia di promuovere la depenalizzazione che l’autoproduzione di cannabis.

Pienamente consapevole dei rischi, il responsabile della Federazione dei Cannabis Social Club, Dominique Broc, che raccoglie e coordina l’iniziativa, di fronte ala stampa è stato assolutamente deciso e formale: «da lunedi 15 marzo 20 club sono stati formalmente costituiti, in particolare nella Loira atlantica, Vandea, Creuse, Charente-Maritime, Indre-et-Loire e nella Haute-Vienne e altre aperture sono state annunciati per i prossimi giorni, mentre la fondazione della federazione è stata formalizzata lo scorso 4 marzo nell’Indre-et-Loire».

Questi Club si sono formalmente costituiti come associazioni no-profit in diretto riferimento alla legge francese del 1901 sui diritti dell’associazionismo, al fine di veder riconosciute legalmente le loro attività che in Francia sono considerate illegali, mentre sono state legalizzate e vengono permesse in Belgio e in Spagna, dove sono autorizzate ad associare fino a 4.000 membri: «In Francia abbiamo invece deciso che il massimo di persone associate per ogni singolo Club sarà di 20 persone. Questo perché fino a quando non saranno cambiate le leggi i gruppi devono restare molto ristretti, essere tra amici fidati, in modo che la giustizia non abbia alcun elemento per poter condannare i membri dei club, che sono costituiti su base consapevole e volontaria da membri provenienti da ogni ceto sociale, associati che condividono il costo dell’energia elettrica, l’acquisto di sementi, dei compost e fertilizzanti, che collaborano alla coltivazione e soprattutto che utilizzeranno il frutto della produzione comune solo tra loro e al solo scopo ricreativo o terapeutico».

I Club infatti sostengono la depenalizzazione del consumo e dell’auto-produzione della Cannabis, la vendita è totalmente esclusa, anzi uno degli obiettivi fondamentali è proprio quello di combattere il mercato nero, che oltre ad essere legato al mondo criminale eleva in maniera esorbitante il costo e incide sulla scarsa qualità del prodotto, spesso anche rischioso proprio perché adulterato.

La soluzione di utilizzare la formula dell’associazione no-profit rende infatti le attività dei Club meno soggette all’intervento repressivo della polizia. La loro ufficiale e formale presentazione dovrebbe infatti escludere la necessità di attività di indagine o di perquisizioni e semmai dovrebbe approdare direttamente nei tribunali.

Ovviamente ogni Prefetto o direttamente la giustizia francese hanno la piena facoltà e in qualsiasi momento di chiedere lo scioglimento di simili associazioni, ma in virtù della legge francese che garantisce l’associazionismo per far questo non possono aprire normali procedimenti e nemmeno impartire direttive alla polizia, prima di aver seguito una articolata e complessa procedura che deve essere svolta direttamente dal Ministero degli Interni.

Proprio grazie a questo particolare aspetto legislativo che i promotori dell’iniziativa contano di poter sfruttare al meglio le maglie più larghe e sperano quindi di avere il tempo per sollecitare l’opinione pubblica sulla questione anche con atti dimostrativi come l’annunciata occupazione dei tribunali che eventualmente tratteranno la questione.

Dominique Broc ha già avuto diversi problemi con le autorità: l’ultimo episodio risale alla fine di febbraio dello scorso anno quando è stato arrestato e preso in custodia per possesso illegale di cannabis dopo che aveva annunciato alla stampa di avere delle piante coltivate a casa sua. Proprio allora decise di intraprendere la strada che ora lo sta rendendo celebre in tutta la Francia.

L’opinione pubblica, soprattutto i milioni di consumatori abituali, sembrano infatti accogliere con estremo favore questa iniziativa e sostengono con simpatia questo movimento che promuove il consumo consapevole. Sono infatti in molti a ritenere la legislazione francese sulla questione ipocrita e obsoleta. L’opinione pubblica ha particolarmente apprezzato anche il fatto che i promotori si sono dichiarati consapevoli che l’abuso è sempre nocivo ed hanno espressamente previsto nello statuto come indispensabile una corretta comunicazione sollecitando interventi statali anche attraverso l’educazione scolastica ufficiale con l’obiettivo di favorire un consumo consapevole, per combattere il mercato nero e l’arricchimento dell’economia criminale.

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