Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Flotta giapponese salpa per la caccia alle balene

Il rientro è previsto a marzo con un bottino di circa mille balenotteri. In loro difesa gli ambientalisti schiereranno 4 navi, un elicottero, 3 droni e oltre cento attivisti

Nonostante gli appelli e persino le minacce dei movimenti ambientalisti, questa mattina una flotta baleniera giapponese è salpata verso l’Antartide, dove effettuerà la sua stagione di pesca annuale.

Greenpeace ha annunciato alla stampa che la nave ammiraglia, la Nisshin Maru, ha lasciato il porto di Innoshima Island nel Giappone occidentale, mentre l’agenzia stampa Kyodo ha riferito di altre tre baleniere che hanno lasciato il porto di Shimonoseki. L’agenzia giapponese della pesca non ha voluto confermare le avvenute partenze per motivi di sicurezza, ma in una precedente dichiarazione aveva parlato della flotta che spera di tornare a marzo con un bottino di circa mille balenottere.

Il più grande nemico della flotta giapponese in Antartide non sarà ne il meteo ne il mare ma Sea Shepherd, l’Associazione per la Difesa della Natura che ha promesso di combattere le intenzioni della flotta e di impedire la maggior parte delle sue operazioni di caccia.

Non è un errore, non pare infatti opportuno parlare di pesca quando anche se in mare le operazioni sono delle vere e proprie battute di caccia, e senza dubbio sapore di vera e propria battaglia avranno anche le azioni decisamente “militari” dell’associazione americana, che quest’anno dispone di quattro navi, un elicottero, tre droni e conta su un centinaio di attivisti impegnati in difesa delle balene.

Watson per le sue azioni di contrasto è ricercato dall’Interpol, su richiesta del Giappone e del Costarica. La richiesta di arresto, presentata dal governo di Tokyo per danni alla sua flotta e ostruzione di attività commerciali, è motivata in particolare da un episodio simbolico avvenuto nel 2010, quando un attivista abbordò una baleniera e proclamò l’arresto del comandante per reati ambientali, mentre la richiesta del Costarica riguarda un incidente avvenuto durante la campagna contro la pesca degli squali.

Non per nulla la scorsa settimana, le autorità giapponesi hanno informato che personale della Guardia Costiera sarà a bordo delle baleniere per garantire la sicurezza delle operazioni proprio contro la incursioni del gruppo ambientalista.

A quel punto, il fondatore del gruppo ambientalista radicale Sea Shepherd, Paul Watson, che sarà ancora una volta il comandante in capo, l’ammiraglio che guiderà in mare la battaglia di contrasto alla flotta giapponese, ha chiesto al governo australiano di mandare una motovedetta per intervenire in caso di scontri fra le due flotte.

La pesca commerciale della balena è considerata fuorilegge dalle norme internazionali, ma di fatto è tollerata dalla Commissione baleniera internazionale (IWC). Infatti, ufficialmente questa strage animale avviene per fini di ricerca, malgrado sia evidente dall’alto numero degli esemplari uccisi e il fatto che la loro carne finisca poi sugli scaffali di vendita giapponesi. Lo scorso anno proprio le azioni dell’associazione ambientalista americana costrinsero la flotta giapponese ad interrompere le operazioni ed a tornare con un bottino di 175 balene, un quinto del previsto.

Rispondi