Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Europa in ostaggio

fitschen

Berlino mette le mani avanti: niente unione bancaria e attacca la politica della BCE

I nodi stanno arrivando al pettine. Anche se diplomaticamente tutti smentiscono, i prossimi vertici europei inevitabilmente segneranno lo scontro aperto ma duro tra le due diverse visioni dell’Europa. Da una parte la Germania ed alcuni suoi alleati nordici, dall’altra Francia, Italia, Spagna e gli altri paesi mediterranei.

E Berlino ha già iniziato a mettere le mani avanti. Ieri era stato Jürgen Fitschen, il capo della Deutsche Bank (nella foto) che ha dichiarato in una intervista pubblicata dal Frankfurter Allgemeine che: «la politica dei bassi tassi di interesse condotta dalla Banca centrale europea non è sana».

Oggi è stata la volta del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble che ha dichiarato al Financial Times che: «occorre adottare un meccanismo in due fasi, sulla base delle norme già in atto e nel quadro dell’unione bancaria in gestazione».

In attesa di realizzare le necessarie modifiche dei trattati, che richiede ancora diverso tempo, Schäuble ha proposto di fare affidamento su una rete di autorità nazionali, e di utilizzare i fondi che messi a disposizione da alcuni paesi, tra cui la Germania, per aiutare le banche in difficoltà. «Questa sarebbe una unione bancaria fondata sul legno, non in acciaio – riconosce il ministro di Berlinoma sarebbe sufficiente per assolvere al suo compito e darebbe il tempo necessario per creare le basi giuridiche per il nostro obiettivo a lungo termine, una vera unione sovranazionale del sistema bancario europeo».

Di fatto queste dichiarazoni rappresentano uno schiaffo di Berlino a Parigi, Roma e Madrid. Infatti già nello scorso anno lo scontro è stato frontale tra Hollande e Rajoy che volevano accelerare sull’unione bancaria invece frenata dalla Merkel, una partita che finì in pareggio solo perché Monti alla fine scelse la strada del compromesso.

Ma ora Enrico Letta ha già chiaramente scelto su quale lato della bilancia poggiare il peso dell’Italia e la Germania è chiaramente isolata. Al successo di Grillo si è aggiunto quello di Nigel Farage alle amministrative britanniche, e se l’Europa non inverte subito la rotta orientandosi verso la solidarietà e perseguendo politiche in favore degli interessi delle persone, rischia davvero di implodere e morire.

Anche se non è sano ragionare con la mentalità di una comunità economica e non in termini di Europa dei Popoli, fino alla tornata elettorale del prossimo settembre, difficilmente i leader tedeschi approveranno azioni che non corrispondono all’esigenza di catturare il consenso della loro opinione pubblica. Bruxelles resterà in ostaggio a questa esigenza, continuerà ad essere una mera camera di compensazione dei propri e rispettivi interesse, allontanandosi ancora di più dallo spirito che aveva portato alla moneta unica.

«I trattati europei, allo stato attuale non sono sufficienti per ancorare in diritto ed in modo incrollabile una autorità centrale» ha infatti sottolineato il ministro delle Finanze tedesche chiudendo ad ogni prospettiva di una possibile unione bancaria prima delle elezioni tedesche.

Il clima è destinato a surriscaldarsi ed è molto probabile che i prossimi vertici europei di primavera ci proporranno un vero e proprio braccio di ferro ma ancora una volta si uscirà con un nulla di fatto che continuerà a danneggiare l’Europa, ma rafforzerà la leadership tedesca che all’insegna del rigore e della rigidità verso le esigenze degli altri popoli europei aumenterà il proprio consenso interno.

L’economia tedesca non sta certo brillando, ma per esigenze elettorali è stata presentata in pompa magna la revisione al rialzo delle previsioni di crescita, anche se il dato è assolutamente ridicolo, passando infatti dallo 0,5 allo 0.6% stiamo parlando di una semplice barzelletta. Non potendo vantare successi reali la “locomotiva” tedesca si accontenta di motivare la sua opinione pubblica gratificandola del fatto che in Germania si sta decisamente meglio che in Francia, in Spagna e in Italia, ed i tedeschi, pur non essendolo in realtà, si sentono molto “ricchi” confrontandosi ai poveri greci, sentono di appartenere ad una nazione più civile e libera guardando a quello che accade ai ciprioti.

Il resto sono chiacchiere, questa è la cruda realtà che vede gli ideali dell’Europa unita succubi di Berlino, che è ogni giorno sempre più influenzato dalle sue esigenze interne. Gli attacchi alle politiche della BCE stanno diventando quotidiani e poco importa se l’unica cosa non sana è nei fatti la politica portata avanti dall’inizio della crisi dall’Europa germanocentrica, che ha destinato dal 2008 al 2010 ben 5mila miliardi di euro al sistema finanziario mentre per pochi miliardi strangolava il popolo greco, imponeva politiche miopi al resto dei paesi mediterranei fino ad arrivare per una manciata di miliardi al prelievo forzoso di Cipro.

In Italia abbiamo perso ben due mesi a causa delle esigenze interne di un singolo partito e degli interessi personali di un segretario, ora perderemo quattro mesi per le esigenze interne dei leader di una coalizione e degli interessi di parte di una opinione pubblica che non ha ancora perso il vizio di sentirsi un popolo superiore.

Ma i leader di Francia, Italia e Spagna hanno ben compreso la situazione, in questo periodo getteranno le basi perché in autunno, a prescindere dalla volontà elettorale dei tedeschi, si possa finalmente riprendere il cammino verso l’Europa dei Popoli.

Rispondi