Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Esplode un nuovo Wikileaks

giornalismoinvestigativo

Scoppia un ancora più clamoroso caso mediatico: due milioni e mezzo di documenti segreti sul mondo offshore al vaglio di 80 giornalisti d’inchiesta di 40 testate internazionali

Siamo di fronte alle più vasta collaborazione giornalistica internazionale di tutti i tempi. Più di 2,5 milioni di documenti in materia di società off-shore sono stati infatti trasferiti all’ICIJ, l’International Consortium of Investigative Journalists, una rete internazionale di giornalisti d’inchiesta creata dal Center for Public Integrity di Washington.

La notizia è stata appena rivelata dalle testate “Le Matin Dimanche” e “SonntagsZeitung” che dichiarano di avere avuto accesso a tali informazioni sin dal dicembre dello scorso anno. Il consorzio internazionale per il giornalismo di inchiesta ha ricevuto in forma anonima una enorme massa di dati digitali che occupa ben 260 Gigabyte, un volume 160 volte superiore a quello dei famosi dispacci diplomatici americani pubblicati da Wikileaks nel 2010.

Il ICIJ ha comunicato ufficialmente di aver iniziato a lavorare da tempo sul materiale con i suoi partner presenti in oltre 40 paesi e proprio i suoi partner presenteranno presto le prime inchieste frutto di queste informazioni riservate. La enorme massa di dati è stata consegnata attraverso un pacchetto inviato in forma anonima per posta ad un indirizzo in Australia, il quale conteneva all’interno un disco rigido che è stato poi finalmente inviato al ICIJ.

Si tratterebbe della maggiore quantità di informazioni riservate legate ai dati bancari mai venuta alla luce nella storia. I documenti riguarderebbero contratti, copie di telefax, scansione di documenti e passaporti, e-mail e corrispondenza varia tra clienti e banche e sembra che la provenienza di queste informazioni sia da individuare in alcune società specializzate nelle operazioni offshore.

Sarebbero più di 80 i giornalisti sparsi in tutto il mondo che sono al lavoro da diversi mesi per estrarre da questa enorme massa di dati le informazioni che possano essere di pubblico interesse. Sarebbero infatti 122.000 i soggetti giuridici interessati, soprattutto aziende e fondazioni, mentre i dati riguarderebbero circa 130.000 persone fisiche provenienti da 140 diversi paesi.

Sarebbero invece una quarantina i mezzi di informazione di tutto il mondo che hanno partecipato al lavoro e secondo voci non confermate, alcune testate dovrebbero già da oggi iniziare a svelare le loro prime inchieste sul complesso e articolato mondo offshore. Tra questi figurano il Wahington Post la BBC, The Guardian, Le Monde, Die Süddeutsche Zeitung e l’Asahi Shimbun.

Secondo indiscrezioni le prime rivelazioni riguarderebbero direttamente dei funzionari di governo o loro famigliari e associati di numerosi paesi tra cui Azerbaijan, Russia, Canada, Pakistan, Filippine, Thailandia, Canada e Mongolia. Ovviamente non mancheranno rivelazioni sui super-ricchi che utilizzano complesse strutture offshore per eludere al fisco le proprie dimore, gli yacht, le opere d’arte ed altri beni di lusso ottenendo vantaggi fiscali e mantenendo il pieno anonimato.

Ma la parte che sembra più clamorosa è quella che riguarda le banche e che vedrebbe coinvolti i più importanti e prestigiosi istituti del mondo, tra cui la svizzera UBS e la Deutsche Bank. Mediaticamente queste saranno letteralmente “aggredite” per aver operato direttamente e attivamente, fornendo ai loro clienti strumenti e soluzioni per creare società anonime coperte dal mantello della segretezza nelle Isole Vergini britanniche e negli altri numerosi nascondigli offshore.

Quello delle attività offshore è un settore ben retribuito per commercialisti, intermediari e altri operatori finanziari che spesso forniscono ai loro clienti un servizio “chiavi in mano” che permette di tenere nascosta la loro identità e celare al fisco utili aziendali, ma in molti casi celano anche riciclaggio di denaro proveniente da illeciti.

Gli italiani coinvolti sarebbero circa 200 e le prime rivelazioni che riguardano il nostro Paese dovrebbero essere pubblicate dal settimanale “L’Espresso”.

Rispondi