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Disoccupazione: in Spagna è record

Mariano Rajoy

Rajoy che aveva annunciato miglioramenti rispetto allo scorso anno è stato smentito dai dati ufficiali, la politica dell’austerità sta solo peggiorando la situazione

La disoccupazione in Spagna è di nuovo cresciuta nel primo trimestre del 2013, raggiungendo un nuovo minimo storico: segna il 27,16% con più di sei milioni di disoccupati, mentre il paese resta immerso nella recessione.

Alla fine di marzo la quarta economia della zona euro, sottoposta a misure di austerità senza precedenti, ha registrato 6.202.700 disoccupati, un aumento di 237’400 unità rispetto al trimestre precedente. I dati appena pubblicati dall’Istituto nazionale di Statistica registrano quindi un nuovo record negativo per la Spagna.

Tra i paesi dell’Unione Europea, il tasso di disoccupazione in Spagna è inferiore solo a quello della Grecia che a gennaio ha raggiunto il 27,2%. Ma il trend negativo spagnolo potrebbe presto portare al sorpasso. Nell’ultimo trimestre del 2012 il numero di disoccupati era aumentato di 187’300 unità portando il tasso di disoccupazione al 26,02%, ma il numero dei disoccupati è continuato a crescere tra gennaio e marzo e questo nonostante le assicurazioni del premier Mariano Rajoy, che solo l’altro ieri aveva sostenuto che il primo trimestre di quest’anno sarebbe stato «il più basso degli ultimi anni». Il primo ministro spagnolo aveva avvertito che nel 2013 la situazione occupazionale «non sarebbe stata buona, ma comunque migliore rispetto agli anni precedenti» ma i dati ufficiali lo hanno subito e clamorosamente smentito.

Questo nuovo aumento della disoccupazione che registra il record storico si aggiunge ai preoccupanti dati sulla recessione che nel primo trimestre, secondo la Banca di Spagna segnerà un ulteriore calo del prodotto interno lordo dello 0,5%. Appare evidente che il governo spagnolo segue alla lettera le indicazioni europee, ma queste invece di migliorare la situazione la peggiorano e quindi si trova nella condizione di non sapere quali pesci prendere.

Ora la speranza viene da Roma, che aveva lanciato un “grido” dalle urne che si era sentito forte e chiaro fino a Bruxelles, prima di restare per due mesi arenata nella sabbia delle esigenze di partito e personali di Pierluigi Bersani. Sembra proprio che al prossimo vertice del 22 maggio arriverà un giovane premier convinto che occorra rivedere quella politca germanocentrica che sta impoverendo i paesi mediterranei dell’Unione. Se avrà il coraggio di battere i pugni sul tavolo c’è da scommettere che non resterà solo.

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