Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

DATAGATE: ovvero la scoperta dell’acqua calda

nsa

Consuma ogni anno 21 milioni di dollari di energia elettrica ed ha un parcheggio in grado di accogliere 18.000 automobili. Anche dai questi pochi dati pubblici è pèossibile comprendere l’imponenza della struttura che spia il mondo intero

«Un errore tecnico durante una operazione di aggiornamento», questa ufficialmente è la causa del problema che ieri ha reso irraggiungibile per diverse ore il sito web della National Security Agency, proprio quella NSA finita al centro dell’attenzione mondiale: «Il sito internet NSA.gov non è stato disponibile per diverse ore a causa di un errore interno che si è verificato durante un’operazione di aggiornamento pianificato. Le voci che circolano sui social network  e che parlano di un attacco informatico non corrispondono al vero e sono semplici speculazioni», così il portavoce di quello che di fatto rappresenta il più avanzato centro di spionaggio degli Stati Uniti d’America, ha negato categoricamente l’ipotesi di un attacco informatico, anche se poi nel corso della giornata di venerdì l’ agenzia di intelligence ha confermato che stava ancora indagando per individuare la esatta ragione dell’accaduto.

Il cosiddetto scandalo “Datagate” esploso sull’onda delle rivelazioni di Edward Snowden, ex collaboratore dell’agenzia finita sotto accusa per la portata dei suoi programmi di monitoraggio delle comunicazioni, è diventato un colossale problema diplomatico quando è risultato che l’azione della NSA riguarderebbe anche l’intercettazione di paesi alleati, circa 35 leader politici e militari, tra i quali secondo il quotidiano britannico “The Guardian” figurerebbe anche il cancelliere tedesco Angela Merkel.

A lanciare il caso era stato la scorsa settimana il prestigioso “Le Monde” che aveva quantificato in 70 milioni le telefonate di cittadini francesi intercettate, ma dopo la Francia e la Germania ora insorge anche la Spagna che ha convocato l’ambasciatore americano a Madrid per chiedere spiegazioni.

Riuniti a Bruxelles per il Consiglio d’Europa praticamente tutti i leader europei si sono dichiarati indignati per lo scandalo dello spionaggio americano. Hanno ipotizzato l’elaborazione di un “codice di condotta” ma nei fatti, a parte l’uso di parole forti, hanno evitato di prendere qualsiasi tipo di misura di ritorsione nei confronti degli Stati Uniti. Per il momento l’unica reazione concreta sarà quella intrapresa dal Parlamento europeo che invierà una delegazione a Washington già lunedì prossimo per prendere di petto la questione.

Ma cerchiamo di comprendere meglio qual è la questione? Non è necessario essere esperti di intelligence per trarre la conclusione che ci troviamo di fronte alla scoperta dell’acqua calda. Che gli Stati Uniti intercettino le comunicazioni, non solo quelle dei potenziali nemici ma anche quelle dei loro più stretti alleati, è infatti una cosa ben nota sin dai primi anni del dopoguerra. Una prassi che è continuata anche con la fine della guerra fredda e con l’evoluzione dei sistemi informatici l’unica cosa che è realmente cambiata riguarda le soluzioni tecniche che sono diventate sempre più efficaci. 

Che gli Stati Uniti esercitano azioni di spionaggio è decisamente una questione accertata e pubblica. Basta pensare alle frizioni esplose nei primi anni di questo secolo tra Europa e Stati Uniti in merito al cosiddetto “ECHELON“, il nome in codice del sistema di ascolto globale, guarda caso frutto di un accordo sottoscritto tra le 5 nazioni anglosassoni che fanno parte della NATO: Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada e Nuova Zelanda.

ECHELON figurava già nel 1997 in una relazione commissionata dal Parlamento europeo sulla tematica “Valutazione delle tecnologie di controllo politico”, dove nel capitolo “Reti nazionali ed internazionali di sorveglianza delle telecomunicazioni” affermava che: «in ambito europeo, tutte le comunicazioni tramite e-mail, telefono e fax sono oggetto di regolari intercettazioni da parte dell’NSA». Nella stessa relazione si definiva ECHELON come un sistema globale di intercettazione, presumibilmente onnicomprensivo, a livello europeo.

Nel 2001 l’esistenza di ECHELON veniva ufficialmente confermata anche dalla Commissione temporanea istituita dal Parlamento Europeo che nella sua relazione finale lo considerava formalmente un sistema d’intercettazione globale per le comunicazioni private ed economiche.

Nessun dubbio può quindi esserci sul fatto che sia da tempo noto che la National Security Agency, formalmente istituita nel novembre del 1952 con un decreto autorizzativo dal presidente Harry S. Truman, si occupa di intercettare sistematicamente comunicazioni in tutto il mondo nell’interesse nazionale degli Stati Uniti d’America.

Meno nota è la reale portata e consistenza di questo sistema. In molti pensano che qualcuno intercetti delle conversazioni specifiche, in diversi ancora parlano di “spie” e di “bobbine”, mentre la realtà è molto diversa, per certi versi persino più semplice: la NSA registra tutte, ma proprio tutte le comunicazioni che avvengono nel mondo. Il sistema è certamente imponente e complesso, molto articolato, ma risulta enormemente avvantaggiato dalla diffusione delle tecnologie digitali. Grazie ai satelliti spia e alle intercettazioni dei cavi sottomarini è infatti possibile intercettare, senza colpo ferire, non solo tutte le trasmissioni che avvengono sulla rete Internet, dalle email alle chat alle videoconferenze, ma anche tutte le conversazioni che avvengono attraverso i telefoni cellulari in qualunque angolo del mondo.

Ma ormai anche la rete di telefonia fissa è quasi completamente gestita da centrali digitali, quindi anche la maggioranza delle utenze fisse è oggi alla portata dei centri di ascolto della NSA. Già Echelon lasciava emergere l’esistenza di centri di ascolto ed elaborazione in regioni di rilievo della terra, da Menwith Hill (Gran Bretagna) a Pine Gap (Australia) e nella Misawa Air Base (Honshū, Giappone), stazioni posizionate in modo da rendere possibile l’intercettazione di tutte le telefonate, i fax e dell’immenso traffico dati trasmessi nel mondo intero. Facile immaginare che i 18 mila potenziali impiegati nella sede centrale siano solo la punta di un iceberg e che oltre alle note e giganti istallazioni ve ne siano molte altre meno imponenti, molto probabilmente persino in Italia.

Che siano intercettati 35 leader mondiali è decisamente una notizia di grande effetto, ma in realtà ad essere intercettate ed archiviate sono tutte le conversazioni che avvengono nel mondo. Una mole talmente immensa di dati che ovviamente è impossibile da ascoltare dall’orecchio umano, ma che grazie ad avanzatissimi software viene filtrata secondo specifiche “parole chiave”.

Tutto viene archiviato, ed i programmi selezionano automaticamente solo le conversazioni considerate sensibili e queste vengono quindi evidenziate ed eventualmente trattate da agenti umani in carne ed ossa. Resta infatti un segreto di Stato il reale numero degli impiegati della NSA, un mistero svelato in parte dalle caratteristiche dell’edificio che ospita l’agenzia nel Fort George G. Meade nel Maryland, a soli 16 chilometri da Washington. Il suo parcheggio ha infatti una capacità di ben 18 mila posti auto e la bolletta elettrica dell’edificio sede della NSA è tra le più alte d’america, ben 21 milioni di dollari annui.

Oltre alla mostruosa capacità di elaborazione occorre tenere presente il vantaggio strategico che gli Stati Uniti hanno rispetto al resto del mondo nel settore informatico in genere, un vantaggio esponenzialmente maggiore nello specifico settore nei cosiddetti sistemi di sicurezza. Già nei primi anni ’90 negli ambienti dei servizi italiani circolava la voce che lo stesso Bill Gates fosse direttamente coinvolto nelle attività della NSA ed anche senza ricorrere al “complottismo” delle voci di corridoio, appare evidente che le rigide regole antitrust siano state applicate in maniera assai blanda al colosso Microsoft. E questo in America è potuto avvenire solo ed esclusivamente per superiori interessi nazionali e non certo per favorie un imprenditore o una azienda.

Un discorso ancora più lungo e affascinante richiederebbe l’analisi della storia di alcune aziende emergenti negli anni ’90 che si stavano occupando di pioneristici sistemi di criptatura dei dati e degli algoritmi per la compressione di immagini. Alcune di queste, ormai vicine alla quotazione in Borsa e certe di un grande successo commericale sono infatti improvvisamente e inspiegabilmente scomparse dalla scena, acquisite a suon di dollari con contratti registrati ma coperti da vincoli di riservatezza da società che poi non hanno, almeno apparentemente, portato avanti i loro progetti.

La NSA è stata infatti profondamente e da sempre coinvolta in controversie riguardanti il suo coinvolgimento nella creazione dei sistemi di cifratura, come il Data Encryption Standard (DES), il sistema di cifratura standard e pubblico, usato dal governo statunitense. Durante il suo sviluppo da parte dell’IBM negli anni 1970, la NSA raccomandò modifiche all’algoritmo, operazione che alimentà il sospetto che l’agenzia avesse deliberatamente indebolito l’algoritmo a sufficienza da permetterle di intercettarlo se necessario. Uno sguardo più attento alla cronaca, anche più recente, rivela diversi episodi evidentemente legati allo sviluppo e alla commercializzazione di sistemi di criptatura, e non solo nelle spy-story tra Usa, Russia e Cina.

Ebbene, occorre tenere presente che pur se costosi ed avanzatissimi, i sistemi di criptaggio e di compressione delle immagini attualmente in commercio ed usati a volte anche dai privati ma soprattutto dalle polizie di tutto il mondo, così come i software in grado di riconoscere una voce o un volto tra milioni e milioni di dati, sono senza alcun dubbio enormemente meno potenti ed evoluti rispetto a quelli utilizzati dalla NSA. Non stiamo parlando di piccole differenze ma di un divario davero enorme. Infatti, non solo il software ma anche l’hardware frutto dei progetti coperti da segreto di Stato è infinitamente più avanzato rispetto a quello che tutti conosciamo e che viene utilizzato quotidianamente dalle imprese e dalla società civile.

Forse ancora di più di quello che avviene per le tecnologie militari, nel mercato del libero commercio approda sono una piccola parte del reale progresso tecnologico. Macchine e programmi fanno la stessa cosa, ma per fare un paragone che renda l’idea il confronto potrebbe essere simile a quello tra una utilitaria del dopoguerra come la 500 e la Ferrari che compete quest’anno nella Formula Uno. Sono entrambe automobili, vanno entrambe a benzina ed utilizzano dei motori a scoppio, hanno quattro ruote e si guidano più o meno nella stessa maniera, ma è davvero impossibile considerarle simili per potenza e velocità.

E questo è un gap che proprio negli interessi nazionali degli Stati Uniti difficilmente verrà mai superato. Siamo quindi di fronte ad una semplice “bolla” mediatica, il presidente François Hollande ha fatto la voce grossa sperando di frenare la sua vertiginosa caduta nei consensi, che oggi lo vede con il 26% di fiducia come peggior presidente di sempre.

La stampa ovviamente non può far altro che cavalcare l’onda della pubblica curiosità su una vicenda che pur essendo clamorosa ed eclatante, nei fatti è del tutto ovvia e persino banale.

Come del resto era già avvenuto per Echelon, più che alzare la voce Commissioni e relazioni d’inchiesta non porteranno a nulla. Da una parte infatti, nessuno degli alleati finirà per raffreddare i suoi rapporti con la superpotenza mondiale e quest’ultima al massimo potrà finire per firmare dei pezzi di carta per rassicurare gli animi, ma la NSA continuerà a fare il suo lavoro che è quello di spiare il mondo negli interessi degli Stati Uniti d’America.

Esattamente come fanno d’altronde tutte le rispettive agenzie di ogni singolo Paese che ora sbraita. Basta pensare alla nostra AISE, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna che ha ufficialmente «il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica dalle minacce provenienti dall’estero». In particolare sono di competenza dell’AISE «le attività di informazione per la sicurezza che si svolgono al di fuori del territorio nazionale, a protezione degli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali dell’Italia, l’individuazione e il contrasto al di fuori del territorio nazionale delle attività di spionaggio dirette contro l’Italia e le attività volte a danneggiare gli interessi nazionali» oltre alle «attività di controproliferazione di materiali strategici».

Rispondi