Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Dal voto un chiaro messaggio a Bruxelles

shulz

La voce degli italiani arriva forte e chiara e l’Europa risponde: vade retro ai mercati finanziari, pensiamo prima di tutto ai cittadini. I primi positivi effetti della bocciatura di Monti

Il portavoce della Commissione europea, ha subito parlato chiaro, i mercati sono liberi di reagire come ritengono ma la Commissione «ha piena fiducia nel processo democratico. L’Italia è uno dei grandi Paesi fondatori e lavoreremo assieme per rilanciare la crescita e la creazione di impiego in Italia».

Monti è già un ricordo. Il suo nome pronunciato durante la campagna elettorale innumerevoli volte, spesso anche a sproposito, è sparito dalla scena. Hanno capito che l’Italia l’ha bocciato, hanno ben realizzato che non sarà mai più un loro interlocutore. Ormai è un nome che tutti evitano accuratamente di pronunciare. Se le orecchie continuano a fischiare è solo perché il suo nome lo stanno sicuramente pronunciando in Germania, dove oggi il nostro presidente è in visita di Stato. Difficile che Napolitano e Merkel non analizzino i motivi della sconfitta del loro protetto, entrambi ci hanno scommesso grosso.

Chi invece proprio non riesce a non parlare di Berlusconi è Martin Shulz. Ma quella del socialista tedesco verso il Cavaliere non è tanto una questione politica, ma piuttosto una “ossessione” personale: «è un fenomeno, capace di mobilitare grande potere mediatico e consenso, capace di far credere che non sia stato lui a governare l’Italia per anni e di non essere il responsabile della situazione». Difficile pensare che il presidente del Parlamento europeo non sia perfettamente consapevole che la questione è ben più complessa e che certo in crisi non è c’è solo il Belpaese. Più facile interpretare queste sue parole odierne come l’istintivo e inevitabile proseguimento del siparietto che lo aveva visto definire da Berlusconi come personaggio perfettamente adatto a vestire in una fiction i panni del Kapò.

Infatti il presidente Shulz ha ben interpretato il significato politico del messaggio lanciato da Roma. Prima di tutto riconosce che è il Paese stesso e non chi lo governa ad avere peso politico è credibilità: «L’Italia è uno dei paesi più importanti dell’Unione europea, fa parte del G8, è uno dei pilastri dell’eurozona e la quarta economia europea: quello che succede in Italia ha conseguenze in tutta l’Europa». Poi sottolinea: «c’è bisogno di un governo stabile, ma in ogni caso la scelta degli italiani deve essere rispettata».

Ma la questione politica più importante è quella che riguarda l’appello che arriva dal voto, un appello che anche secondo Shulz deve essere ascoltato: «Prendiamo nota che c’è stato un largo voto di protesta contro la politica di risanamento del bilancio. Abbiamo bisogno di combinare la disciplina di bilancio, il rigore fiscale, con la crescita e la lotta contro la disoccupazione, in particolare quella giovanile».

Prima ancora di avere un governo, senza nemmeno dover battere i pugni sul tavolo, gli italiani hanno fatto gridare le urne e la loro voce, forte e chiara, si è sentita fino a Bruxelles. L’Europa ha subito capito che ora dovrà invertire la rotta.
Il presidente del Parlamento europeo ha infatti dichiarato che Bruxelles deve trarne una lezione: «la gente è pronta a fare sacrifici ma non ad ogni costo».

Quando lanciavo il mio appello a bocciare il Professore mi riferivo proprio a questo. Se Monti dalle urne fosse uscito anche con il solo barlume dell’affermazione, avrebbe finito per ridare fiato alle teorie di cui è stato a lungo e colpevolmente promotore. L’Europa e i suoi burocrati, abbagliati dall’economia sociale di mercato, avevano riconosciuto fallita la Strategia di Lisbona, che doveva renderla la migliore economia del mondo. Ma quando ha deciso di cambiare la rotta elaborando la nuova strategia per lo sviluppo, la cosiddetta “UE 2020” hanno perseverato nell’errore, si sono lasciati di nuovo ingannare da teorie del tutto astratte, inconsistenti e soprattutto inefficaci. E tra i massimi teorici di questo ennesimo fallimento ci troviamo proprio Monti, che per superare la crisi e riprendere lo sviluppo ha consigliato di puntare tutto sul rafforzamento del mercato interno.

Ora per fortuna, è scampato per sempre il suo pericoloso zampino nel futuro dell’Europa. Con mia enorme goduria, già nel primo giorno successivo al voto, in Europa si iniziano a mettere in secondo piano gli interessi dei mercati e tornano al centro dell’attenzione le esigenze dei cittadini. E solo l’inizio, ma è decisamente un buon inizio.

Rispondi