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Dagli USA un macigno sulle relazioni con l’Iran

Dopo Emma Bonino che in visita a Teheran nella sua qualità di ministro degli affari esteri italiano aveva indossato il velo, si è piegata alle esigenze dettate dai rapporti istituzionali anche  il capo della diplomazia dell’Unione europea Federica Mogherini che non ha raccolto l’invito dell’iraniana in esilio Masih Alinejad che ha lanciato su Facebook un gruppo che ha raccolto il sostegno di un milione di persone per la sua battaglia che invita a non assecondare leggi arbitrarie che discriminano le donne.

Ma la partita che l’Iran sta conducendo in seguito alla fine delle sanzioni internazionali scaturita dall’accordo sul nucleare non riguarda solo i diritti umani ed è molto più complessa.

Per dare avvio alla cooperazione tra Unione Europea e Iran la delegazione guidata dalla Mogherini velata si è presentata per la seconda volta a Teheran dopo l’accordo sul nucleare, questa volta con ben 7 commissari.

Sempre in cerca di affari nel paese dei Pasdaran e Ayatollah era già sbarcato anche Matteo Renzi, il presidente del Consiglio era volato infatti a Teheran con imprenditori e manager di aziende di Stato, dall’ad di Eni Claudio Descalzi  a quello di Mediobanca Alberto Nagel, dall’ad di Fs Renato Mazzoncini al presidente di Anas Gianni Vittorio Armani, dall’ad di Saipem Stefano Cao a quello di Sace Alessandro Castellano.

«Business is business», non c’è dubbio. Ed in questa ottica bene, anzi benissimo ha fatto Renzi a cogliere questa occasione che vede l’Italia in pole position pronta a raccogliere la grande opportunità di riportare rapidamente il volume d’affari tra Roma e Teheran ai livelli precedenti all’embargo e perché no, persino ad aumentarli.

A causa delle sanzioni, l’interscambio Italia-Iran era precipitato da 7 miliardi di dollari a meno di 2 ed ora che la plausibile prospettiva per il Belpaese di tornare ad essere il primo partner commerciale dell’Iran è davvero a portata di mano, persino un politico da sempre impegnato nella difesa dei diritti degli omosessuali non ha esitato a stringere le mani ai vertici di un sistema che i gay li impicca.

Ma senza alcuna ironia, siamo davvero convinti che il nostro governo abbia fatto bene a tutelare i nostri interessi nazionali. Finché l’Europa sarà questa, sarebbe stato davvero inutile rinunciare ad opportunità che avrebbero colto altri paesi, Eliseo e madame Merkel in primis.

Meno male che alla Casa Bianca c’è un presidente che si chiama Barack Hussein e che alla Corte Suprema degli Stati Uniti poco interessano gli aspetti economici e le strategie geopolitiche.

Obama aveva nel 2012 congelato i fondi iraniani, un sequestro che era poi stato confermato dal voto del Congresso che aveva varato una apposita legge. Oggi la Suprema Corte ha emesso la sentenza definitiva: l’Iran dovrà pagare quasi due miliardi di dollari di risarcimento alle famiglie di circa 1.000 americani vittime di attentati fomentati o comunque supportati da Teheran.

L’intervento della Corte Suprema non era stato richiesto dalle vittime ma bensì dai legali della Banca Centrale iraniana che aveva presentato un ricorso affermando che il Congresso aveva oltrepassato il suo ruolo e violato la separazione dei poteri promulgando una legislazione specifica per questo caso.

Argomenti respinti dalla Corte che ha gettato un macigno sulle relazioni USA-IRAN non tenendo minimamente in considerazione il delicato momento che le diplomazie dei due paesi stanno vivendo.

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