Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Da rivedere l’indice di massa corporeo

indice-di-massa-corporea

Secondo una ricerca che ha valutato una imponente mole di dati, i sovrappeso e i lievemente obesi vivono più a lungo rispetto alle persone dal peso normale

L’alimentazione è senza dubbio il più importante tra i fattori di uno stile di vita salutare, aspetto fondamentale dell’esistenza umana, ma spesso rimaniamo confusi tra le diverse teorie che ci vengono propinate da televisioni e giornali.

Nel nostro tempo la magrezza continua a rispondere ai criteri di bellezza estetica, anche se è appurato che è dannosa per l’organismo. L’obesità è decisamente all’opposto dei canoni estetici e pur essendo dannosa per la salute, è sempre più diffusa nel mondo occidentale, e soprattutto in America, dove riguarda quasi una persona su tre.

La scienza conferma che ogni eccesso è decisamente malefico, ma ora si spinge oltre andando a stravolge il concetto di “peso normale”. Una elevata obesità aumenta in modo significativo il rischio di morte, ma una ricerca che ha attentamente analizzato i risultati di un centinaio di studi in tutto il mondo, arriva infatti alla sorprendente conclusione che le persone in sovrappeso o di lieve obesità vivono più a lungo rispetto a quelle dal peso normale.

Questa meta-analisi arriva proprio dall’America ma elabora dati che provengono da tutto il mondo. Una ricerca che suggerisce diverse ipotesi per spiegare meglio questo paradosso, dovuto soprattutto agli effetti benefici dell’avere maggiori riserve di energia nel corpo.

Pubblicata oggi sul Journal of American Medical Association (JAMA), la ricerca è il risultato dell’analisi di ben 97 studi che raccolgono una enorme mole di dati relativi a ben 3 milioni di persone in tutto il mondo. I ricercatori in sintesi hanno scoperto che i soggetti il cui indice di massa corporea (peso diviso altezza al quadrato) è tra 25 e 30, quello generalmente considerato in sovrappeso, hanno in realtà un rischio di morte inferiore al 6% rispetto alle persone considerate con peso normale, quindi con l’indice di massa corporea compreso tra 18,5 e 25.

Anche per coloro che soffrono di obesità moderata, quindi con un indice di massa corporea definito tra 30 e 35, il rischio di mortalità è inferiore del 5% rispetto alle persone di peso normale.

Solo per gli obesi con un indice di massa corporea superiore a 35, aumenta e di molto il rischio di mortalità, che sale al 29% rispetto ai soggetti normali.

A guidare la ricerca è stata la dottoressa americana Katherine Flegal, del CDC, Centro Federale per il Controllo e la Prevenzione, che aveva già pubblicato uno studio nel 2005 che aveva sollevato molte polemiche, nel quale la ricercatrice individuava un legame diretto tra l’eccesso di peso e una maggiore durata della vita.

Ma questa volta, l’analisi forza su un numero decisamente maggiore di dati, riguardando quasi 3 milioni di persone e oltre 270mila decessi, dati raccolti non solo in Nord America, ma anche in Europa, Asia e Sud America.

«Un piccolo strato di tessuto adiposo in eccesso potrebbe fornire riserve di energia in alcune malattie oltre a generare altri effetti benefici che dovranno essere considerati alla luce dei risultati di questa ultima importante ricerca» ha sottolineato il dottor Steven Heymsfield del Pennington Biomedical Research Center di Baton Rouge, nella Stato della Louisiana.

Anche il dottor Thomas Frieden, direttore del CDC, è intervenuto sulla questione: «C’è ancora molto da imparare e occorre trovare un modo migliore per misurare l’obesità. Tuttavia non vi è dubbio che l’essere obesi non è salutare, perché aumenta il rischio di diabete, di malattie cardiache, di cancro ed è causa di molti altri problemi di salute».

Nella foto Tania Gervasi modella oggi considerata "Over Size" "Sto benissimo nella mia taglia. Quando mi guardo allo specchio trovo che le mie forme, le mie curve, siano sensuali. Il solo problema è che a volte non riesco a trovare i jeans che mi piacciono nella mia misura. La professione di modella naturalmente aiuta ad apprezzare il proprio corpo"

Nella foto Tania Gervasi modella oggi considerata “Over Size”
“Sto benissimo nella mia taglia. Quando mi guardo allo specchio trovo che le mie forme, le mie curve, siano sensuali. Il solo problema è che a volte non riesco a trovare i jeans che mi piacciono nella mia misura. La professione di modella naturalmente aiuta ad apprezzare il proprio corpo”

Non occorre quindi riconsiderare l’obesità, ma occorre misurarla in maniera diversa. Superare quel ridicolo riferimento alla presunta normalità stabilito da quella semplicistica e assurda formula matematica dell’indice di massa corporea. Questo diventa ora un imperativo per ogni medico. L’altezza è facile da misurare, ma non per questo può continuare ad essere unico parametro contraltare al peso. L’indice di massa corporea non ha nulla di scientifico e viene spesso usato in maniera “grossolana” proprio da nutrizionisti e dietologi. Utilizzare solo altezza e peso come dati sufficienti per calcolare il peso ideale, trascurando caratteristiche morfologiche di base, quali larghezza delle spalle, larghezza ossea del bacino, circonferenza cranica, rapporto tra lunghezza delle gambe e lunghezza del tronco, corporatura di tipo tendenzialmente muscoloso o flaccido e tanti altri fattori, a cominciare da quello basilare come la differenza di sesso dell’individuo è assolutamente elementare. Occorre quindi valutare la diversa costituzione fisica di ogni essere umano, valutare la dimensione e il peso delle ossa e tutti gli altri fattori che variano da individuo ad individuo.

E come ci insegna questa ricerca, occorre rendere normale la presenza di un leggero sovrappeso o di una moderata obesità.
L’assenza di un leggero strato di tessuto adiposo da oggi non potrà più essere considerato come un salutare tributo alla bellezza, ma come fattore che realmente nuoce alla salute e riduce le aspettative di vita.

Rispondi