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Corea: gli USA in allarme rosso

“Schiacceremo gli americani sotto il peso impietoso della nostra forza nucleare” il comunicato ufficiale dell’esercito di Pyongyang assomiglia ad una dichiarazione di guerra

«Restiamo vigili contro le provocazioni della Corea del Nord, siamo pronti a difendere gli Stati Uniti, i nostri alleati e i nostri interessi nazionali» ha dichiarato il Pentagono. Pyongyang ha intensificato le provocazioni nelle ultime settimane ed ha minacciato apertamente possibili attacchi non solo contro la Corea del Sud ma anche contro gli Stati Uniti, in particolare sulle vicine isole del Pacifico, Guam e Hawaii.

Gli Stati Uniti sono entrati in allarme rosso. Washington non sottovaluta, anzi prende sul serio le minacce nordcoreane. Il Pentagono ha infatti annunciato che sta per installare una batteria di missili sull’isola di Guam, dove gli USA hanno un’importante base militare Si tratta dei THAAD, Terminal High Altitude Area Defense, sistemi in grado di intercettare un missile ad alta quota, mentre sarebbero già pronti ad affrontare un eventuale lancio di missili balistici da Pyongyang due cacciatorpedinieri della classe Aegis schierati nel Pacifico occidentale.

Simili ai Patriot, i Thaad sono missili evoluti che partono da terra da piattaforme mobili montate su speciali camion. Oltre agli intercettori, il sistema comprende un radar a banda X in grado di determinare il punto esatto di origine della minaccia ed elaborare automaticamente la traiettoria di un missile balistico e quindi puntarlo con altissime possibilità di farlo esplodere in volo.

Sono quasi 6.000 i soldati americani basati a Guam, territorio degli Stati Uniti nell’Arcipelago delle Marianne, dove sono dispiegati al largo anche diversi sottomarini e sono basati alcuni bombardieri B-52 che hanno più volte nelle ultime settimane effettuato voli sulla Corea del Sud.

Anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, mentre è in visita a Monaco, ha espresso oggi la sua profonda preoccupazione per l’escalation: «Sono profondamente preoccupato e turbato per l’escalation della tensione nella penisola coreana causato dalla retorica incendiaria ed estremamente negativa della Corea del Nord. Le minacce nucleari non sono un gioco».

Il segretario dell’ONU si era precedentemente dichiarato convinto che la Corea del Nord avrebbe rispettato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza: «Ho richiamato ancora una volta le autorità della Corea del Nord ad evitare ulteriori negatività dovute alla loro retorica, che non può che aumentare il livello di tensione nella penisola coreana. Sono molto deluso e preoccupato per il recente provvedimento che limita il movimento del personale e dei beni nel complesso di Kaesong, nel territorio Nordcoreano».

Il regime di Pyongyang ha infatti impedito oggi per il secondo giorno consecutivo, a centinaia di lavoratori della Corea del Sud di raggiungere Kaesong dove lavorano a centinaia nelle 123 aziende sud-coreane che sono dislocate oltre frontiera.
Preziosa fonte di valuta estera, di cui la Corea del Nord ha un grande bisogno, il complesso di Kaesong è sempre rimasto aperto, nonostante le ripetute contese nella penisola, con l’eccezione di un solo giorno del 2009 quando Pyongyang aveva bloccato l’accesso per protestare contro le esercitazioni militari congiunte tra USA e Corea del Sud.

«Spero sinceramente che questo provvedimento sia revocato al più presto – ha sottolineato Ban Ki-moon – Questa cooperazione ha grandi e reciproci vantaggi commerciali per la Corea del Sud e la Corea del Nord, una collaborazione che spero sarà ulteriormente sviluppata in futuro».

Ma Pyongyang ha risposto al rilancio, ha infatti minacciato di ritirare i suoi 53.000 lavoratori se: «i fantocci della Corea del Sud continuano a denigrarci sui loro media dei conservatori».

Berlino e Parigi hanno sollecitato l’intervento diretto di Pechino per cercare di convincere il regime di Kim Jong-Un. Anche secondo Ban Ki-moon è necessario un forte impegno di tutte le parti coinvolte nella penisola coreana, in particolare quello del governo cinese che secondo il segretario generale delle Nazioni Unite: «può svolgere un ruolo molto importante per calmare le acque, Ban Ki-moon è rispettata e molto ascoltata e quindi può certamente offrire la migliore mediazione possibile».

Ma intanto la Corea del Nord ha ulteriormente alzato il livello del confronto. Oggi ha infatti annunciato ufficialmente di aver formalmente approvato le operazioni militari contro gli Stati Uniti, inclusi eventuali attacchi nucleari, allarmando le ambasciate straniere che hanno reagito esprimendo forti preoccupazioni.

Infatti, il comunicato citato dalla agenzia ufficiale nordcoreana Kcna è duro ed inequivocabile: «lo Stato Maggiore dell’esercito dela Corea del Nord ha ufficialmente informato Washington che gli americani verranno schiacciati da un attacco nucleare. L’azione spietata delle forze della Corea del Nord è stata esaminata e ratificato e una guerra potrebbe scoppiare tra oggi e domani».

Insomma, è vero che non è stata consegnata agli ambasciatori, ma appare comunque come una vera e propria dichiarazione di guerra, anche se più avanti il comunicato riporta una sorta di ultimatum: «Gli Stati Uniti farebbero ben a riflettere sulla grave situazione che hanno creato con i voli dei loro bombardieri B-52 e B-2 sulla Corea del Sud, operazioni che sono state all’origine del peggioramento della crisi».

Nonostante il lancio nello spazio del missile nordcoreano nel mese di dicembre sia stato considerato un successo, gli analisti ritengono che la Corea del Nord in questa fase non possa ancora colpire direttamente il continente americano. Ma Pyongyang ha minacciato di attaccare Guam e Hawaii che sono territori americani alla loro portata, così come è sicuramente in grado di colpire sia la Corea del Sud sia il Giappone, dove sono di stanza rispettivamente 28.500 e 50.000 soldati americani.

Secondo la stampa sudcoreana e giapponese, Pyongyang ha predisposto una batteria di missili a medio raggio a Musudan e potrebbe sparare un primo missile il prossimo 15 aprile, il giorno dell’anniversario della nascita del fondatore del regime comunista, Kim Il-Sung, morto nel 1994.

«Oggi abbiamo assistito ad una nuova dichiarazione della Corea del Nord, che continua brandendo una minaccia non certo costruttiva – ha dichiarato Caitlin Hayden, il portavoce del National Security Council – Una nuova dichiarazione provocatoria che isola ancora di più la Corea del Nord dal resto della comunità internazionale. La Corea del Nord deve fermare le sue minacce provocatorie e cercare invece di rispettare i suoi obblighi internazionali».

Per il Segretario della Difesa statunitense Chuck Hagel, che ha incontrato il suo omologo cinese Chang Wanquan, le provocazioni di Pyongyang rappresentano un pericolo reale e grave.

Anche la Russia è molto preoccupata per la situazione esplosiva ai suoi confini mentre sulla questione è intervenuta anche l’Unione Europea che ha invitato Pyongyang a non alimentare le tensioni ed a ritornare ad impegnarsi per la pace e la sicurezza, tornando indietro sulla decisione di riavviare il suo reattore nucleare di Yongbyon.

Una interessante analisi sui rischi di questa escalation viene da Yun Duk-Min, professore dell’Accademia della diplomazia sudcoreana: «la più grande incognita è l’atteggiamento del giovane leader nordcoreano Kim Jong-un, il non ancora trentenne che è succeduto alla morte del padre Kim Jong Lui nel dicembre 2011. Kim è ancora giovane e inesperto, e il problema è proprio quello di vedere se sarà in grado di controllare questa escalation. Sarà in grado di interromperla al momento giusto per tornare indietro sui suoi passi? Questo è il principale motivo di preoccupazione».

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