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Cipro: parte l’operazione “Diabolik”

cipro

L’Eurogruppo impone a Nicosia lo scandaloso prelievo forzoso dal 6,7% al 10% su tutti i depositi bancari. Mentre la tecnocrazia a trazione tedesca è soddisfatta dell’accordo in America si mettono le mani nei capelli: l’Europa non è più una democrazia civilizzata

Sabato abbiamo salutato con favore l’elezione alla presidenza del Senato di una personalità limpida, onesta e sempre impegnata e trasparente come quella dell’ex procuratore antimafia Piero Grasso. Domenica eravamo tra i trecentomila che hanno salutato il primo Angelus di Papa Francesco. Ma il fatto che desideriamo sottolineare è un altro, l’ennesimo e assurdo errore politico e sociale che l’Europa sta imponendo ad un suo popolo.

«Il piano di salvataggio deve essere socialmente accettabile e non deve toccare i piccoli investitori» ha sottolineato domenica il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, subito dopo l’annuncio del controverso piano di salvataggio di Cipro da parte dell’Unione europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, la ormai tristemente famosa Troika.

La zona euro e il Fondo Monetario Internazionale sabato mattina a Bruxelles hanno infatti trovato un accordo sul piano di salvataggio, si sono detti pronti a stanziare fino a 10 miliardi di euro per Cipro in cambio di un’imposta straordinaria sui depositi bancari che dovrebbe portare alle casse statali di Nicosia circa 5,8 miliardi di euro.

Per l’Europa si tratta di una decisione senza precedenti, per intervenire nel salvataggio ha chiesto infatti a Nicosia di introdurre un’imposta straordinaria del 6,75% sui depositi bancari al di sotto dei € 100.000 e del 9,9% per quelli al di sopra di questa soglia, oltre ad ipotizzare una ritenuta aggiuntiva alla fonte sugli interessi su tali depositi.

Il governo cipriota aveva annunciato la misura, scatenando l’assalto ai bancomat che hanno rapidamente esaurito i fondi, sono state bloccate tutte le operazioni online e sono stati proibiti i trasferimenti fino a martedì. Lunedì a Cipro è festa e sembra ormai inevitabile che martedì mattina tutti i ciprioti sfogliando il loro estratto conto riscontrino l’operazione “Diabolik”. Il Governo cipriota ha infatti convocato una riunione straordinaria di emergenza del Parlamento, che doveva ratificare domenica il piano di salvataggio europeo, poi il il dibattito è slittato a lunedi. Il presidente Nicos Anastasiades ha annunciato che lunedì farà un discorso al Parlamento mentre lancerà domenica un messaggio alla nazione nel quale cercherà di calmare gli animi, spiegando che questa dolorosa misura è risultata inevitabile per ottenere dalla troika quel prestito di 10 miliardi di euro che non poteva più essere rimandato.

Il Parlamento si troverà costretto ad una corsa contro il tempo per ratificare l’accordo prima che le banche riaprano i loro sportelli martedì mattina. La televisione pubblica ha persino ipotizzato che le banche potrebbero restare chiuse fino a quando il provvedimento non venga ratificato.

«È normale coinvolgere i clienti delle banche» ha sostenuto il socialdemocratico tedesco Shulz, ma in realtà questa è la prima volta in assoluto che viene richiesto ad un governo di imporre una tassa straordinaria direttamente sui conti correnti delle persone. Una simile soluzione non è mai stata richiesta, anzi, non era mai stata nemmeno immaginata. Nessuna ipotesi di questo tipo era circolata per la Grecia, per l’Iranda sostenuta con 85 miliardi nel 2010, per il Portogallo a cui UE e FMI versarono 78 miliardi nel 2011 e nemmeno per la Spagna nel 2012, quando per risolvere il problema causato dalla bolla immobiliare l’eurozona destinò ben 100 miliardi alle banche spagnole, che però ne utilizzarono solo una quarantina.

Solo in Italia abbiamo già vissuto una esperienza simile. Eravamo nel 1992, nella notte fra il 9 e il 10 luglio il Governo Amato impose una tassa indiscriminata dello 0,6 per mille su tutti i depositi presenti nei conti correnti delle banche italiane. Il decreto legge di emergenza fu definito una “rapina”, Giuliano Amato aveva indossato la maschera di Diabolik e si era introdotto durante il weekend nelle banche italiane e tutti si ritrovarono il lunedì mattina con il 6 per mille in meno sul proprio conto corrente.

Ma quella che colpirà martedì i ciprioti non è una patrimoniale del qualcosa per mille, ma stiamo parlando dal quasi 7%, che arriva addirittura al 10% per chi ha più di centomila euro sul proprio conto corrente. Insomma, stiamo tornando al medioevo, al sovrano che impone le decime. E questa volta il sovrano è europeo. Anzi, a dire il vero, sfogliando le voci internazionali sulla questione, si ha proprio l’impressione che, come molte volte accaduto e non solo nel medioevo, questa volta il sovrano sia germanico.

Tedesco è infatti il presidente del Parlamento europeo Schulz, che esprime le posizioni più morbide, visto che ha sollecitato una modifica del piano: «deve essere modificato, ad esempio con l’esenzione fiscale per i conti inferiori a 25.000 euro».

La cancelliera Angela Merkel ha invece accolto con favore così com’è il piano di salvataggio, mentre il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha dichiarato sabato che i dettagli del piano posso essere negoziati ma spera che il piano venga presentato al Bundestag nella seconda metà di aprile, per accettare il mandato della troika, i creditori di Cipro, l’UE, la BCE e il FMI.

Anche il leader dei Verdi, Juergen Trittin, ha detto che prima di poter fornire un sostegno all’accordo il suo partito ritiene necessari dei chiarimenti sulla politica fiscale di Cipro, mentre il portavoce del principale gruppo parlamentare d’opposizione ha detto che il piano di salvataggio ha trascurato questioni importanti.

Ma come mai così tanti tedeschi si esprimono su un piano di salvataggio di istituzioni europee e internazionali destinato ad un Paese membro dell’Unione europea? Ebbene, a differenza di quanto per esempio avviene nel Belpaese, dove basta l’approvazione del governo, tutti i piani di salvataggio europei e quindi anche quello di Cipro, dovono essere approvati dal Parlamento tedesco, in particolare dalla camera bassa di Berlino, il Bundestag.

Di tutt’altro tono invece le voci che arrivano d’Oltremanica. Il governo britannico domenica è infatti intervenuto ma per annunciare misure che assicureranno un risarcimento ai funzionari britannici e ai militari di stanza a Cipro, che verranno interessati dalla tassazione sui loro depositi bancari: «Per quanto riguarda le persone che servono il nostro esercito e il nostro governo lavorando a Cipro, pagheremo un risarcimento a chiunque sia colpito da questa imposta» ha subito chiarito il ministro della Finanze George Osborne, il cui Paese per altro non è membro della zona euro è quindi non è coinvolto nel piano di salvataggio.

Ma l’imposta straordinaria su depositi bancari prevista dal piano di salvataggio di Cipro colpirà duramente e soprattutto la Russia, che non nasconde il suo forte disappunto. Mosca ha stimato in almeno 20 miliardi di dollari i capitali russi depositati a Cipro: «La fiducia in Cipro, considerato come un posto sicuro dove mettere i propri soldi, con questa azione sarà ridotta a zero», ha tuonato Anatoly Aksakov, deputato e presidente dell’Associazione delle banche regionali della Russia, dando voce al panico esploso tra gli uomini d’affari russi che ha causato l’annuncio del prelievo forzato del 10% sui depositi nelle banche cipriote. Il vicepresidente dell’Associazione delle banche regionali russe, Alexander Khandrouïev, ha cercato di rassicurarli, suggerendo al governo russo di negoziare con Cipro una esenzione da tali disposizioni, in cambio di un aiuto finanziario supplementare da parte di Mosca. I rapporti finanziaria tra Russia e Cipro sono molto stretti, infatti Mosca aveva concesso nel 2011 all’isola del Mediterraneo un prestito di 2,5 miliardi di euro. Nicosia aveva successivamente richiesto un aiuto supplementare di cinque miliardi di euro, ma Mosca non l’ha concesso ritenendo che invece spettasse all’Unione europea trovare una soluzione. Ha negato un ulteriore prestito ma continuando a sostenere le finanze di Nicosia, infatti già lo scorso mese il ministro delle Finanze Anton Silouanov, ha assicurato la piena disponibilità nell’alleggerire sia i tempo che i costi del prestito erogato a Cipro nel 2011 e proprio per discutere di questo, il ministro delle finanze cipriota Michalis Sarris è atteso entro mercoledì prossimo a Mosca.

Oltreoceano invece, si sono letteralmente messi le mani nei capelli. Le posizioni più morbide tra gli analisti finanziari americani ritengono infatti che tale imposta può compromettere definitivamente l’economia dell’isola del Mediterraneo, dove vengono impiantate numerose società offshore che possono godere di un tasso di imposta sulle società tra le più vantaggiose dell’intera Unione Europea. Ma non mancano quelli che lanciano durissime accuse, come per esempio Lars Christensen, il CEO della Saxo Bank: «La confisca del 6,75 per cento dei piccoli depositi di denaro e il 9,9 per cento dei fondi più grandi è senza precedenti, non mi viene in mente nessuna società democratica e presumibilmente civilizzata. L’obiettivo dell’Unione europea è forse quello di non essere più una democrazia civilizzata???».

Lars Christensen non usa mezze parole: «Questa è una violazione dei diritti fondamentali dell’uomo, il diritto alla proprietà, una misura inaudita imposta ad un piccolo paese da potenze straniere e deve far venire i brividi ad ogni persona che ha un deposito bancario in Europa».

Tra i primi a parlare Christensen lancia forti ombre sul futuro dell’Europa: «Se questo avverrà una prima volta, potrà avvenire di nuovo. Se si riesce a confiscare il 10 per cento del denaro che un cliente ha depositato in una banca, si potrà arrivare a confiscare il 25, 50 o anche il 100 per cento. Credo che ne vedremo di peggio, potranno essere colpiti depositi in altri Paesi potenziali destinatari di salvataggio, e tutti dovrebbero essere molto spaventati di questo. Come si sentirà un italiano, uno spagnolo o un greco davvero non lo so, secondo voi è prudente correre il rischio e tenere i soldi in banca? Temo che questo porterà a massicci deflussi di capitali dai Paesi più deboli dell’eurozona, proprio l’ultima cosa di cui hanno bisogno in questo delicato momento. Siamo di fronte ad un grande punto di svolta. La sua ricaduta peserà su noi tutti e per molto tempo a venire. Credo che potrebbe essere l’inizio della fine per la zona euro in quanto questo è davvero un colpo incredibile alla già debole fiducia degli investitori».

Inutile sottolineare quanto ci trovino concordi queste parole che arrivano d’Oltreoceano, può essere invece utile ribadire alcune posizioni di personalità influenti che confermano l’ottusità dell’Europa germanocentrica. Parigi è rimasta in silenzio sulla questione, l’Italia era invece del tutto assente. Il nostro premier addirittura non c’era. Il Consiglio europeo durava due giorni, Mario Monti essendo Senatore a vita non doveva svolgere nessuna pratica, ma è rientrato la sera prima per cercare di ottenere la presidenza del Senato. Pur essendo meno di 20 i senatori montiani, il loro leader ha comunque cercato di rientrare nel gioco, pare che abbia proposto a Pd e Pdl delle manovre per assicurare al Paese un governo e a lui la presidenza della Repubblica. Gli italiani lo hanno bocciato, ora stupidamente si è beccato anche lo “stop” del presidente Napolitano, al quale dice «ho obbedito» mentre è evidente che anche senza l’intervento del Colle le sue possibilità di successo erano del tutto glaciali, sotto lo zero.

Mentre la Germania, oltre a dettare da Bruxelles il bello (per i tedeschi) e il cattivo tempo (per gli altri Paesi mediterranei) apre sempre di più da Berlino la bocca, dando fiato alla morte dell’Europa. Bastano per esempio le parole del Capo della Bundesbank, Jens Weidmann, il 44enne “falco” del rigore finanziario, che ha ripreso all’indomani della decisione su su Cipro presa dall’Eurogruppo, alcuni concetti sulla situazione italiana che aveva già espresso nei giorni scorsi: gli italiani sono responsabili delle loro scelte politiche, se i tassi saliranno Roma non potrà contare sulla BCE. Weidmann è stato tra i più fermi oppositori dello scudo anti-spread varato da Draghi grazie all’appoggio francese ed ora mette le mani avanti. In realtà dovrebbe stare zitto, è solo un azionista della Banca Centrale Europea, le sue considerazioni dovrebbero essere ristrette alla discussione interna dell’unico organismo monetario europeo che ha il dovere di esternare solo le decisioni assunte secondo le regole dell’Eurotower di Francoforte, ma evidentemente sta parlando alla pancia dell’elettorato tedesco confermando che il suo unico interesse è quello della sua Germania. Infatti, ha sostenuto che «il peggio non è ancora passato», pronunciandosi in maniera esattamente opposta a quella del membro tedesco del board della BCE, Joerg Asmussen.

Inutile negarlo, da molti popoli europei la scelta degli italiani è stata vissuta come una speranza concreta di cambiare il volto all’Europa, ma per portare avanti le sue istanze Roma dovrà darsi un governo forte che possa battere i pugni sul tavolo, che possa intervenire proprio su questioni come quella di Cipro. Inaccettabile quello che sta avvenendo e non solo per l’operazione “Diabolik” che porterà via i soldi direttamente dai conti correnti dei ciprioti, ma anche perché Cipro aveva bisogno e quindi richiesto 17 miliardi, in questa maniera la troika concedendone solo 10, imponendo al governo cipriota di “rubarne” altri 5,8, sembra proprio voler far restare Ciproin difficoltà, con ancora un buco di 1,2 miliardi.

Questo atto non ha nulla a che fare con lo spirito solidale e tanto meno con quello della sussidiarietà. L’ennesimo gesto arrogante che viene portato avanti grazie al deficit democratico delle istituzioni europee, un gesto scandaloso, orripilante che riesce solo grazie alla tecnocrazia europea che continua a mettere prima le esigenze finanziarie rispetto alle necessità delle persone, dei cittadini dei popoli europei.

La Christlich Demokratische Union Deutschlands, il partito della Merkel, dovrebbe cambiare nome eliminando ogni riferimento al cristianesimo. Ha perso ogni e più lontano legame con quei valori che erano stati alla base della sua costituzione alla fine della seconda guerra mondiale. Misericordia, perdono, aiuto ai poveri, proprio i primi forti concetti espressi da Papa Francesco, sono valori da ormai troppi anni calpestati dalle politiche imposte da Berlino.

L’Europa dei tecnocrati a trazione tedesca ha stanziato dal 2008 al 2012 ben 5mila miliardi di euro per il sistema finanziario, non possiamo tollerare che per concederne poche centinaia abbia gettato e costretto nella povertà il popolo greco, non possiamo tollerare che ora obblighi ad indossare la maschera di Diabolik al premier di Nicosia.

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