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Ciclone sulla Cancellieri

Il ministro della Giustizia finisce nella tempesta per essere intervenuto su due funzionari dell’amministrazione penitenziaria in merito alla detenzione della figlia di Ligresti

 

Ha mantenuto il suo impegno di essere presente al Congresso dei Radicali italiani che proprio sul tema delle carceri e della riforma della giustizia incentrano i loro lavori. La sua presenza poteva essere imbarazzante per il ministro ma anche per i Radicali e non tanto per aver dichiarato che «amnistia e indulto sono provvedimenti difficili e lontani, soprattutto per questa maggioranza» ma piuttosto per la vicenda sempre collegata alla detenzione ma che riguarda la figlia di Ligresti, amici di famiglia. I fatti risalgono alla scorsa estate ma il caso è appena esploso e appare decisamente eclatante, come sempre d’altronde quando è condito da colorite intercettazioni.

«Fai uscire Giulia dal carcere» avrebbero chiesto i Ligresti ad Anna Maria Cancellieri. «Qualsiasi cosa possa fare, conta su di me…» avrebbe risposto il Guardasigilli. L’amicizia tra i Ligresti e la famiglia della Cancellieri non è certo un segreto, il figlio del ministro Piergiorgio Peluso è stato direttore generale proprio della Fondiaria-Sai e dalle indagini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Torino risulta che avrebbe ancora contatti con il gruppo Ligresti: «Dal monitoraggio delle conversazioni telefoniche è emerso che lo stesso ex direttore generale di Fondiaria-Sai, continua a intrattenere rapporti con alcuni dirigenti del Gruppo, interessandosi sia alle vicende giudiziarie che di quelle societarie».

Ma le richieste di dimissioni che fioccano da più fronti, non riguardano certo il lavoro del figlio o le sue vicinanze affettive, ma ovviamente riguardano il suo intervento da ministro su alcuni suoi funzionari. Un intervento che dalle rivelazioni della stampa la stessa Cancellieri avrebbe ammesso di fronte agli inquirenti che l’hanno interrogata a pochi giorni dai fatti: «Effettivamente ho ricevuto una telefonata da Antonino Ligresti che conosco da molti anni. Ligresti mi ha rappresentato la preoccupazione per lo stato di salute della nipote Giulia Maria la quale, soffre di anoressia e rifiuta il cibo. In relazione a tale argomento ho sensibilizzato i due vice capi di dipartimento del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano, perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati».

Ora il problema è che la Cancellieri non ha affatto richiesto ai due funzionari del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria di intervenire per la tutela della salute dei carcerati, ma gli ha chiesto di intervenire su uno specifico caso, quello di Giulia Maria Ligresti.

Davvero poco importa se la liberazione della Ligresti, avvenuta due giorni dopo l’intervento del ministro, sia avvenuta quale frutto del suo interessamento o meno. Anzi, per quanto ci riguarda la Ligresti non doveva nemmeno finirci in prigione. Anche in questo caso si tratta infatti dell’ennesimo abuso della carcerazione preventiva e restiamo profondamente convinti che chiunque dovrebbe finire in carcere solo dopo una sentenza definitiva. Persino in Iran si resta liberi dopo una condanna in primo grado e si finisce in carcere per scontare la pena solo dopo la sentenza di appello.

Non è pero facile da digerire una azione che il ministro della Giustizia definisce come un “intervento umanitario” quando nelle carceri italiane nel 2012 si sono registrati ben 56 suicidi, 1.300 detenuti hanno tentato il suicidio, si sono registrati 7.317 atti di autolesionismo e 4.651 colluttazioni, oltre a 1.500 manifestazioni contro il sovraffollamento e le condizioni di vita intramurarie.

Una azione diretta del ministro per salvaguardare i diritti di un singolo individuo a fronte di ben 24.000 persone detenute in carcere preventivo, dei quali ben 12mila senza nemmeno una condanna in primo grado è decisamente scandalosa e senza ombra di dubbio inopportuna.

Oltretutto il ministro ha avuto a disposizione diversi mesi dall’accaduto in cui poteva con forza, con determinazione e con assoluta chiarezza e trasparenza impegnarsi concretamente sulla questione delle carceri italiane, proprio appoggiandosi su quell’episodio. Avrebbe infatti potuto dire pubblicamente che la situazione della Ligresti gli aveva aperto gli occhi, si poteva impegnare affinché l’amministrazione da lei guidata approfondisse con meticolosità la posizione di tutti coloro che erano sottoposti alla carcerazione preventiva.

Oggi la lettura delle intercettazioni che la riguardano non avrebbe avuto alcun effetto negativo, la questione non sarebbe stata percepita come scandalosa e sul fronte della penosa situazione del sistema carcerario italiano avremmo compiuto diversi passi in avanti.

Che resti la Cancellieri o che venga sostituita, speriamo che questa vicenda aiuti il ministro della Giustizia a dare una netta svolta a questa importante questione che deve essere presa di petto e non tornare ad impantanarsi nella palude dell’agire burocratico, principale responsabile di uno Stato fuori della legalità.

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