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Barcellona: a piccoli passi verso l’indipendenza

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Il parlamento catalano ha approvato a larga maggioranza una dichiarazione di sovranità

La Generalitat de Catalunya, il parlamento regionale della Catalogna ha approvato una dichiarazione di sovranità, che proclama il diritto di decidere del popolo catalano, definito come un “soggetto politico e giuridico sovrano”. Il testo è stato approvato con 85 voti a favore, 41 contrari e 2 astenuti. Cinque deputati socialisti hanno rotto la disciplina di partito, pur essendo contrari all’indipendenza hanno ritenuto di non poter votare contro il diritto a decidere, mentre i deputati del Partito Popolare non hanno partecipato al voto e simbolicamente hanno abbandonato l’aula.

Il voto odierno rappresenta un altro deciso passo in avanti verso il referendum sull’indipendenza. Il presidente catalano Artur Mas si era infatti reso conto di essere addirittura in ritardo rispetto al suo popolo, quando in occasione della festa “nazionale” catalana, dell’11 settembre dello scorso anno, una folla oceanica acclamava come unico slogan e parola d’ordine “indipendencia”.

Quindi siamo rapidamente passati dal richiedere una maggiore autonomia fiscale all’apertura di un vero e forte conflitto con Madrid. Alla categorica negazione espressa dal governo centrale sul diritto di indire un referendum di tale portata, il presidente Mas ha infatti reagito con tutta la forza che disponeva, ha infatti convocato le elezioni anticipate in Catalogna che si sono svolte lo scorso 25 novembre.

La campagna elettorale per la Generalitat de Catalunya, che oggi è ancora una regione autonoma della Spagna, si è quindi subito trasformata in una sorta di referendum anticipato. Infatti Mas lanciava la sua campagna elettorale promettendo solennemente che se avesse vinto le elezioni avrebbe indetto un referendum per l’autodeterminazione.

Una mossa che ha costretto il Partito Popolare al potere in Spagna a mobilitare diversi ministri e persino il capo del governo. Mariano Rajoy. Tutti i principali esponenti hanno infatti sostenuto con ogni mezzo il candidato locale, Alicia Sanchez-Camacho in una campagna elettorale in cui non sono mancati anche colpi bassi.

Un grande impegno per evitare che “Convergencia i Unio”, il partito che fù dello storico presidente Jordi Pujol ed ora di Artur Mas, ottenesse la maggioranza assoluta. Parallelamente, Mas ha attivato l’azione diplomatica della Catalogna verso le istituzioni europee, ma non ha avuto il successo sperato. A quel punto ha addirittura alzato la posta in gioco. Mas infatti rilanciava: indipendenza anche a costo di uscire dall’Europa.

Puntava quindi a raggiungere la maggioranza assoluta, ma in questo è rimasto sconfitto. Gli elettori catalani gli hanno infatti dato uno schiaffo. Il suo partito, Covergencia i Uniò, pur restando il primo partito si ritrova nel parlamento regionale dagli attuali 62 a soli 50 seggi su 135.

Ma lo schiaffo ad Artur Mas non è uno schiaffo all´indipendenza, anzi. Mas è stato decisamente scavalcato a sinistra dai partiti dal nazionalismo ancora più convinto. Infatti il partito della sinistra repubblicana catalana ha praticamente raddoppiato i suoi seggi passando da 10 a 21 seggi.

La spinta verso l´indipendenza ha ripreso quindi vigore e sembra ormai destinata a consolidarsi e dare frutto la non del tutto facile alleanza tra i moderati di Mas e la sinistra radicale. Il risultato odierno incorona le aspirazioni della Catalogna e Madrid continua a correre un grande rischio. Non può davvero sperare di salvare un matrimonio dichiarando illegale il divorzio.

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