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Carceri: le qualità divinatorie del ministro Severino

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La Bernardini attacca la Severino: «Sono rimasta letteralmente basita nell’ascoltare ieri sera al TG1 le parole del ministro della Giustizia». Sul servizio avremmo qualcosa da aggiungere

«C’è chi la Costituzione l’ha letta ma non l’ha capita, chi l’ha studiata e approfondita e ne fa strage ogni giorno e c’è chi, come Marco Pannella, fa vivere e vive la “parola” in essa contenuta». Esordisce con queste parole nel suo blog personale Rita Bernardini, esponente radicale e deputata del gruppo PD alla Camera.

«Quando la Ministra Severino afferma, come ha fatto stamattina a Radio 24, che vorrebbe combattere al fianco di Marco Pannella “seppur con mezzi diversi da quelli che lui può utilizzare”, ho il dovere di spiegarle che Marco quei mezzi, quegli “strumenti” (meglio “arnesi”) della nonviolenza se li è costruiti con la pratica di una vita: può, perché vuole. Ognuno può costruire i suoi ed è certo che chi ha potere ne ha a disposizione di efficacissimi per intervenire».

Ma dopo aver puntualizzato sul distinguo sui mezzi da utilizzare espresso dal guardasigilli, la Bernardini entra nel merito della questione carceri, dimostrando di conoscere l’argomento molto meglio di chi avrebbe il compito istituzionale di gestirlo, o almeno, di monitorarlo. «La Ministra Severino – attacca la Bernardini – non può non sapere che facendo i dovuti incroci, che al suo Ministero c’è chi sa fare, nelle patrie galere ci sono solo 250 detenuti che, ad oggi, “potrebbero” accedere alla messa alla prova o alla detenzione domiciliare, così come disciplinate dal suo DDL».

La Bernardini è rimasta “letteralmente basita” nell’ascoltare ieri sera al TG1 le parole del ministro della Giustizia, che ha parlato di qualità e non di qualità, sostenendo che anche solo dieci detenuti “recuperati” per lei costituirebbero un successo. «E gli altri 66.500 stipati in 45.000 posti?» – tuona giustamente la Bernardini – Possono continuare ad essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti, come ha sentenziato che avvenga la Corte Europea dei diritti dell’uomo? La sua politica dei piccoli passi, evidentemente, tollera tutto ciò»

Secondo la Bernardini il Guardasigilli: «Se ne infischia delle condanne della CEDU, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che ha più volte ripreso l’Italia per l’irragionevole durata dei processi. Quando ha presentato in Commissione Giustizia l’altro suo DDL sulle depenalizzazioni, si è accorta che avrebbe riguardato circa 2.000 casi nella marea (l’Everest, per Pannella) degli oltre 5 milioni di procedimenti penali pendenti? Con ogni evidenza, la Severino non si è accorta della bancarotta della giustizia nel Paese di cui è ministro».

Impossibile darle torto. Un altro grande flagello che pesa enormemente sulla giustizia italiana sono infatti le oltre 5 milioni di cause civili pendenti. La Bernardini conclude facendo due calcoli per scoprire che «tra civile e penale, in Italia c’è una causa ogni 5,6 abitanti e un’altra ogni 2,3 famiglie».

Sui numeri il ministro della Giustizia al TG1 ieri ha pronunciato una vera e propria corbelleria. Infatti, da che mondo è mondo, tutti sono d’accordo sul fatto che i numeri sono numeri, fanno discutere ma non si discutono. E invece lei non solo ha evitato di rispondere nel merito, contestandoli e fornendone altri, ma è scivolata nel surrealismo sostenendo: «Se ne facciamo una questione di numeri, credo che ognuno abbia numeri diversi. Ma io non ne voglio fare una questione di numeri o percentuali, ne voglio fare una questione di qualità». Siamo davvero all’assurdo. In un sol colpo calpestati concetti filosofici millenari, torniamo indietro di secoli, e cancellato l’illuminismo e sotterrata ogni forma di razionalità, il ministro afferma che non conta la scientificità dei numeri e delle statistiche, ma conta la soggettiva percezione della qualità. Saremo nel campo dell’umorismo se, mai come in questo caso, i numeri in realtà riguardano persone, esseri umani, cittadini della Repubblica, che vedono calpestati da troppo tempo i loro diritti costituzionali.

Ma a nostro avviso, il ministro della Giustizia al TG1 ieri ha pronunciato anche un’altra frase inopportuna, che merita davvero attenzione. Ogni cittadino è libero di esprimere le proprie opinioni. Tutti possono sostenere, come ha già fatto ad ottobre il ministro Severino, che a loro avviso un provvedimento di amnistia difficilmente otterrebbe una maggioranza dei due terzi nell’attuale Parlamento.

Invece risulta non solo subdolo e scorretto, ma grave e lesivo delle prerogative proprie del dibattito democratico, che il ministro della Giustizia affermi davanti alle telecamere della televisione di Stato, che questo lei lo ha verificato di persona, trasmettendo all’opinione pubblica un messaggio falso e tendenzioso.

Cosa ha fatto la Severino per sostenere in pubblico una simile affermazione? Ha trasformato in “Colle” la sua sede di via Arenula e vi ha svolto delle consultazioni con i rappresentanti dei gruppi parlamentari? Considerata l’emergenza, ha forse convocato in questi giorni, in totale riservatezza, una speciale delegazione di parlamentari che ha affrontato il problema?
Oppure ha segretamente incontrato i leader dei partiti che gli hanno espresso un loro parere negativo?

Il ministro ora ha il dovere di fare cortesemente sapere agli italiani chi e quando l’abbia autorizzata a parlare in nome e per conto del Parlamento italiano. Oppure rettifichi, doverosamente, le sue affermazioni, precisando che in realtà ha esternato una sua sensazione personale, o comunque il suo “tecnico” parere da ministro della Giustizia, oppure che ha semplicemente espresso la sua libera opinione da cittadina.

Non è tollerabile consentire che nell’opinione pubblica resti impresso, come un dato di fatto, che “purtroppo non c’è il consenso politico necessario per l’amnistia”. A cosa servono le lunghe discussioni che avvengono nelle commissioni parlamentari? A cosa serve l’articolato dibattito nelle aule? A cosa serve contare il numero dei voti espressi alla Camera e al Senato, quando basta chiedere alla Severino per conoscere in anticipo la reale volontà e determinazione del Parlamento?

Ah, già, dimenticavamo, non contano i numeri, conta la qualità!

E proprio una importante e rarissima qualità è stata sfoggiata dal ministro, per ben due volte in meno di due minuti, nello stesso servizio trasmesso dalla televisione pubblica. La qualità divinatoria del nostro attuale ministro della Giustizia, non è stata infatti affermata solo nell’indovinare quello che il Parlamento avrebbe votato, ma anche nel ritenere di poter individuare e privilegiare tra i detenuti, quelli che non sarebbero ritornati in carcere una volta liberati.

Ovviamente il ministro dispone di qualità eccezionali, che le permettono di guardare nel futuro ed essere sicura che questi non commetteranno altri reati.

Vuoi vedere che la Severino è uno di quegli extra-terresti che sono tra noi di cui parlava Medvedev?

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