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Bruxelles: nuovo stop alla direttiva anti-evasione

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Austria e Lussemburgo difendono il segreto bancario e bloccano la direttiva sull’evasione fiscale

La riunione odierna a Bruxelles dei ministri delle finanze europei non è riuscita a raggiungere l’accordo sull’evasione fiscale, in particolare a fronte dell’opposizione di Lussemburgo e Austria, che reclamano una parità di trattamento con i paesi terzi, come per esempio la Svizzera, prima di procedere ulteriormente.

I ministri erano chiamati ad approvare la revisione di una direttiva europea, che avrebbe previsto lo scambio automatico di informazioni sugli interessi pagati a persone fisiche non residenti. La Commissione intende infatti rafforzare e ampliare il campo di applicazione, comprendendo anche le assicurazioni sula vita.

Ma Austria e Lussemburgo, bloccano il testo ormai da diversi anni, al fine di preservare la loro attuale segretezza, e contrariamente alle speranze dei loro partner, la situazione resta bloccata per mancanza dell’unanimità richiesta in materia fiscale tra i 27 paesi membri.

««Potremmo dare il nostro consenso, ma non oggi» ha dichiarato il ministro delle Finanze austriaco Maria Fekter, praticamente le stesse parole usate dal suo omologo lussemburghese, Luc Frieden: «al momento non possiamo ancora dare il via libera alla direttiva»

I due ministri hanno spiegato il loro rifiuto a causa della mancanza del requisito di parità di trattamento con i membri non-UE per l’attuazione delle misure previste dalla direttiva. Fekter ha spiegato che il suo paese non può andare oltre se i negoziati con i paesi terzi non diventino ambiziosi e raggiungano una vera armonizzazione.

In questo contesto, il Lussemburgo e l’Austria hanno convenuto di dare mandato alla Commissione europea di rinegoziare gli accordi fiscali con la Svizzera, Andorra, Monaco, San Marino e Liechtenstein.

Il commissario europeo per la fiscalità, Algirdas Šemeta si è detto deluso e rammaricato per la mancanza di consenso per adottare questa direttiva: «Si trattava di un accordo che dovevamo concludere oggi».

La discussione è stata quindi rimandata al prossimo vertice europeo del 22 maggio, che sarà in gran parte dedicato proprio alla lotta contro l’evasione fiscale. I ministri delle finanze erano da tempo sotto pressione, impegnati per fare progressi su questo delicato tema e tutto lasciava pensare che l’accordo sarebbe stato raggiunto. Infatti, prima della riunione il ministro delle Finanze di Parigi, Pierre Moscovici era sembrato categorico: «Un imperativo morale e allo stesso tempo una questione di finanze pubbliche, questa è una questione di massima urgenza, una risposta sollecitata dall’opinione pubblica che in questo tempo di crisi giudica certi comportamenti inaccettabili».

Si chiude invece con un nulla di fatto, Lussemburgo e Austria hanno difeso i loro interessi e considerando che difficilmente cambieranno idea nelle prossime settimane, la questione probabilmente resterà ancora a lungo irrisolta.

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