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Bonino in Iran

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Il nostro ministro degli Esteri auspica che l’intesa sul nucleare diventi globale e con la sua visita apre di fatto un periodo di relazioni normali tra Iran e Unione europea

Non nascondiamo una certa impressione nel vederla con il capo coperto da un velo. Inevitabile prezzo da pagare per rompere il ghiaccio con la teocrazia di Teheran. Un velo leggerissimo che rappresenta un dazio non troppo pesante da sopportare alle esigenze della realpolitik. Quella di una politica maiuscola e pesante che Emma Bonino, primo ministro italiano ad approdare dopo dieci anni a Teheran, porta avanti senza clamore ma con estrema lucidità e determinazione.

Quando il nostro premier ed il suo ministro degli Esteri si erano dissociati nettamente dai fremiti interventisti in Siria si era addirittura parlato di una possibile crisi con l’alleanza atlantica, ma hanno avuto ragione e alla fine sono stati tutti gli altri, François Hollande e Barack Obama compresi, a raggiungere e sposare la iniziale posizione italiana.

«Mi auguro che il piano di azione congiunto sul programma nucleare iraniano possa tradursi in un accordo generale» ha dichiarato il ministro Bonino a Teheran dove ha incontrato il collega iraniano Mohamed Zarif e il nuovo presidente Hassan Rohani.

«L’Italia è per l’Iran la porta dell’Europa. Per questo si deve tornare ai livelli del passato anche nei rapporti economici bilaterali: nel 2011 l’interscambio era di 7 miliardi di euro e allora l’Italia era il nostro primo partner in Europa» ha sottolineato il presidente Rohani mentre la Bonino ha ribadito che «Siamo consapevoli degli ostacoli, occorre essere prudenti ma anche nutrire e rafforzare il dialogo».

Anche il ministro degli Esteri Zarif ha confermato la fertilità del comune terreno di collaborazione sull’ambiente, l’energia verde e le questioni femminili: «una cooperazione che porterà benefici a tutti. Abbiamo preso in considerazione un ampio spettro di cooperazioni economiche, politiche, culturali, regionali e internazionali»

Le premesse per una ripresa dei rapporti ci sono tutte. La Bonino ha infatti confermato la visita a Roma in febbraio di una delegazione della Banca Centrale iraniana per sbloccare i crediti delle imprese italiane, ulteriori sviluppi si attendono dai contatti iniziati a Vienna tra l’Eni e il ministro del Petrolio Zanganeh mentre a breve andranno a Teheran Ferdinando Casini per la Commissione esteri del Parlamento e il ministro della Cultura Massimo Bray oltre alla presenza italiana alla prossima fiera sulla Green Economy prevista sempre a febbraio a Teheran.

Un bilancio trasparante e chiaro quello della visita della ministro Bonino in Iran, la prima di un capo della diplomazia europea dall’elezione del presidente Hassan Rohani avvenuto lo scorso 14 giugno. Un viaggio dal quale l’Italia porta a casa la conferma che la linea di equilibrata ed oculata apertura perseguita sin qui sia quella giusta e si accompagna con possibilità di dialogo anche su temi sensibili come quelli dei diritti umani.

«Sono qui per onorare l’impegno preso da me e Zarif con lei e Letta all’Assemblea generale dell’Onu a New York a rafforzare i rapporti e il dialogo tra Italia e Iran», ha detto il nostro ministro degli Esteri al presidente iranano ricordando come l’accordo di Ginevra allora non era ancora prevedibile.

I rapporti tra Iran e occidente sono legati a doppio filo anche nella crisi siriana mentre sul fronte dei diritti umani, ora con Teheran – secondo il ministro Bonino – si può parlare “senza pregiudizi” e questo crea un elemento in più di cooperazione come l’organizzazione di un seminario congiunto sulla pena di morte.

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