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Bigas Luna sconfitto dal cancro

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Si è spento lo straordinario e controverso regista catalano che ha calcato senza paura e con una buona dose di surrealismo quella delicata e pericolosa zona di confine dell’erotismo

Il regista spagnolo Bigas Luna è morto oggi a all’età di 67 anni a La Riera de Gaïa, nella splendida campagna del Nordovest della Catalogna. Da anni soffriva e combatteva contro il cancro che lentamente l’ha divorato Bigas Luna non aveva mai smesso di coltivare la grande passione e si stava preparando a girare un nuovo film.

Tra le sue pellicole di maggior successo «Le età di Lulù» tratto dal romanzo di Almudena Grandes, con cui nel 1990 lanciò Francesca Neri e Javier Bardem, poi «Prosciutto, prosciutto» del 1992, «Uova d’oro» del 1993 con Alessandro Gassman e la «La teta y la luna» del 1994.

Bigas Luna è decisamente un grande regista che ha affrontato in maniera creativa il delicato e complesso mondo dell’eros. Da buon catalano lo ha preso di petto in maniera sfrontata, a volte in maniera ironica spesso surrealista, sempre e sicuramente originale.

Ma il suo esordio alla regia era avvenuto molti anni prima, nel 1977 con «Tatuaje», tratto da un’opera di un suo grande conterraneo, Manuel Vazquez Montalban al quale seguì l’anno successivo «La chiamavano Bilbao», un film caratterizzato da ossessioni amorose e omicidi, preludio al controverso «Caniche» che nel 1979 affrontava lo scabroso tema della sodomia nei confronti degli animali, che inevitabilmente lo rese oggetto di feroci critiche.

Ha lanciato Penelope Cruz e Javier Bardem aveva dichiarato «Devo la mia carriera a Bigas Luna», ma il regista catalano ha sempre frequentato quella pericolosa zona a ridosso del confine e non ha mai avuto paura di superarne i limiti. Un rapporto conflittuale quello di Bigas Luna con il mondo del cinema, che quando quei confini li ha solo sfiorati ha accolto la sua opera come capolavoro, quando invece ha sconfinato l’ha reso oggetto di evidenti ostracismi.

Proprio come è successo con «Bambola» fortemente criticato per le molteplici scene di violenza sulla protagonista, interpretata da Valeria Marini. Seguirono tanti progetti ma pochi lavori e le sue ultime pellicole furono «Son de mar» del 2001 e «Yo soy la Juani» del 2006. Nato a Barcellona, la città di Antonio Gaudì, proprio come Salvador Dalì è rimasto sempre profondamente legato alla cultura e alle tradizioni della terra catalana, si è spento oggi nella provincia di Tarragona, dove assistito dalla moglie e dalla figlia gestiva una azienda agricola di prodotti biologici.

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