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Berlusconi in aula

Berlusconi stringe la mano alla Boccassini

Poco dopo essere entrato in aula, prima ancora che si aprisse l’udienza, Silvio Berlusconi si è alzato per avvicinarsi al banco dell’accusa ed ha stretto la mano al procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, che insieme al Pm Antonio Sangermano formano la pubblica accusa. Berlusconi durante l’udienza ha reso dichiarazioni spontanee per oltre trenta minuti stando seduto affianco dei suoi avvocati.
«Non ho mai avuto rapporti intimi di qualsiasi tipo – con Ruby ha dichiarato Berlusconi – ed ero convinto che avesse 24 anni, come lei mi aveva detto. Posso escludere con assoluta certezza che si siano mai svolte scene di natura sessuale ad Arcore» sono le dichiarazioni spontanee del Cavaliere che negano quindi ogni possibile addebito sull’accusa di prostituzione minorile, mentre respinge anche l’accusa di concussione con un categorico «Non ho mai esercitato pressioni sui funzionari della questura di Milano».
Questa seconda e più grave accusa nasce dal fatto che Berlusconi, allora presidente del Consiglio, contattò, la notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010 la questura di Milano, nei cui uffici si trovava Ruby «volevo solo informazioni per evitare complicazioni diplomatiche». L’ex premier ha spiegato che quella sera si trovava a Parigi dove ricevette la telefonata di Miram Loddo che lo avvisava.  Dopo un incontro a Villa Madama con il presidente egiziano «rimasi nel convincimento che Ruby avesse un legame parentale con Mubarak», ribadisce Berlusconi. La vicenda di Ruby in Questura a Milano gli sembrò «come la vicenda del figlio di Gheddafi, trattenuto in Svizzera: Mubarak avrebbe potuto dire “tu mi avevi parlato di lei e permetti che venga oltraggiata”». Su molti mezzi di comunicazione è stato riportato che Berlusconi abbia detto ai giudici che la sentenza è già scritta e che l’Italia non è un paese democratico, ascoltando bene le sue dirette parole il Cavaliere ha invece detto testualmente: «Leggo su alcuni giornali che la sentenza sarebbe già scritta. Io non ci voglio credere. Se fosse vero l’Italia non sarebbe un paese democratico».

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