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Berlusconi espulso dal Senato

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In tanti brindano ma il Cavaliere rilancia e apre la nuova campagna elettorale

Declinata in ogni salsa e con visioni nettamente contrapposte, la decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica senatoriale occupa ovviamente le prime pagine di tutti i giornali. L’Unità titola “Cacciato un evasore”, Il Tempo invece è “Senza Parole”.

In tanti hanno brindato e sono in molti a sostenere che siamo di fronte alla fine del leader di Forza Italia. Ormai è passata l’idea assolutamente falsa che Berlusconi abbia governato per un ventennio, quando in realtà dal 1994 è stato premier solo per pochi mesi in più del centrosinistra. Nei fatti Berlusconi delle aule del Senato non è mai stato un assiduo frequentatore e come è stato ben sottolineato, molto probabilmente dal 9 dicembre oltre a Beppe Grillo si aggiungerà anche Matteo Renzi ed avremo quindi i 3 leader dei principali partiti fuori dal Parlamento.

“Ritornerà?” titola Europa, ed infatti appare assai evidente che le ultime mosse di Berlusconi siano rivolte al suo elettorato e propedeutiche alla lunga campagna elettorale in cui cercherà di recuperare gran parte di quelli che lo hanno votato in passato. La prima mossa, forse la più importante, è il distacco dei cosiddetti “governativi”. Ora con Forza Italia si trova in una posizione decisamente più favorevole, all’opposizione potrà avvantaggiarsi di continui attacchi all’azione del governo. La conferenza stampa in cui ha annunciato la richiesta di revisione del processo come l’appello a Giorgio Napolitano di concedergli la grazia senza una sua formale richiesta appaiono come evidenti mosse per ribadire la sua innocenza, come d’altronde la lettera che ufficialmente ha rivolto il giorno prima del voto sulla decadenza al Pd e Cinquestelle sembra piuttosto indirizzata a convincere coloro che in passato l’hanno votato ed ora militano tra le file degli indecisi.

Il comizio in contemporanea con il voto al Senato ha sortito l’effetto voluto, non sappiamo se al voto si andrà presto o tardi, ma Berlusconi è senza alcun dubbio già sceso in campagna elettorale. Il governo potrebbe tenere fino al 2015 ma presto ci saranno le elezioni europee. E d’ora in avanti, ulteriori condanne o un eventuale clamoroso arresto non potranno che sortire un solo effetto: aumentare i voti per il decaduto.

Il centrodestra è infatti già in vantaggio nei sondaggi, e Berlusconi potrebbe persino avvantaggiarsi dalla nuova situazione. Senza defilarsi ma con un ruolo diverso nelle elezioni legislative potrebbe facilitare addirittura un ulteriore allargamento della coalizione di centrodestra che potrebbe avere notevoli possibilità di successo anche contro il “rottamatore” che potrebbe uscire logorato da lunghi mesi alla guida del Pd costretto a sostenere il governo Letta che qualche dazio al nuovo centrodestra di Alfano dovrà pur pagarlo.

Purtroppo la considerazione più amara resta quella di vedere che la vera decadenza resta solo quella del Paese, che invece di impegnarsi con misure forti e concrete in grado di invertire la situazione, continua a navigare in tondo e lentamente, senza imboccare la rotta del cambiamento. Enrico Letta ha ragione, la sua è la prima manovra che non effettua tagli alla sanità e che, anche se in misura lievissima, presenta una riduzione del cuneo fiscale.

Ma il presidente del Consiglio non si è impegnato per evitare di proseguire nel solco della preminenza degli interessi del mondo finanziario e bancario rispetto alle esigenze dei cittadini, quella resta identica. A fronte dei quasi ridicoli 5 miliardi destinati alla riduzione del cuneo fiscale, il governo prevede infatti uno sconto fiscale per la svalutazione dei crediti che complessivamente ammonta a ben 17,2 miliardi di minori imposte per banche e assicurazioni.

Non solo, il 27 novembre, in fretta e furia proprio a ridosso del voto sulla decadenza, il governo ha varato un vero e proprio regalo di Natale per le nostre banche, con il cosiddetto “Decreto Bankitalia” si rivalutano infatti le partecipazioni per un importo stimato tra i 2,73 e i 4 miliardi di euro.

Il circolo vizioso tra governo e finanza non sembra interrompersi, d’altronde la stessa Europa che ha portato fame e miseria su interi popoli, dall’inizio della crisi ha stanziato ben 5mila miliardi di euro verso il settore finanziario e bancario. Invece di intervenire sul Monte dei Paschi per renderlo banca pubblica al servizio e sostegno di piccole imprese e famiglie, si continuano a difendere gli interessi finanziari trascurando le esigenze dell’economia reale.

C’è davvero poco da brindare, Berlusconi non è più senatore della Repubblica ma l’inversione di rotta non è ancora all’orizzonte.