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Berlino torna all’attacco

Non è certo la prima volta che Wolfgang Schäuble rilascia dichiarazioni poco opportune. Il ministero delle finanze tedesco oggi ha dovuto precisare che non sta cercando di influenzare l’azione della BCE ma che è intervenuto perché in Germania si è aperta una discussione sulla politica di Mario Draghi.

«In Germania e all’estero si discute della politica monetaria e dei suoi effetti, questo è un dato di fatto» – ha dichiarato in conferenza stampa Martin Jäger, il portavoce di Schäuble che secondo doversi giornali avrebbe attribuito alla politica monetaria accomodante della BCE il successo del partito populista AFD.

«La citazione in questione si riferisce alla descrizione di un dibattito politico in atto in Germania – ha sottolineato Jäger – ma questo non significa in alcun modo che Berlino vuole influenzare in un modo o nell’altro le decisioni di politica monetaria europea. L’indipendenza della banca centrale è per noi di primaria importanza».

A dire il vero che Schäuble abbia tentato in ogni modo di contrastare la politica della BCE ogni volta che questa contrastava con gli interessi tedeschi è un dato di fatto. Che ci sia riuscito solo in parte è un altro discorso.

Nessun dubbio sul fatto che Berlino sia riuscito a frenare l’Unione Bancaria europea. Proprio Schäuble ha dimostrato che per la Germania va tutto bene quando si impongono alle altre nazioni principi e sistemi compatibili con gli interessi tedeschi, ma quando si tratta di cedere una piccola parte della propria sovranità alle istituzioni europee, allora ecco che la Germania si oppone.

Non solo i tecnocrati ma anche i media evitano di sottolineare un dato che dovrebbe essere recitato ogni mattina, proprio come una preghiera: dall’inizio della crisi, precisamente dal 2008 al 2012, l’Europa ha destinato ben 5mila miliardi di euro in favore delle banche e del sistema finanziario. E questo avveniva mentre austerità e rigore venivano imposte alle nazioni per ricadere sulla testa di interi popoli, gettando milioni di cittadini nella povertà.

Se i cittadini non riescono a lavorare che si arrangino, se non hanno soldi per fare la spesa il problema resta loro, se non riescono a pagare l’affitto vanno sfrattati e se non pagano il mutuo gli viene tolta la casa. Se non hanno soldi per pagare le cartelle esattoriali gli si pignorano i beni, se gli imprenditori non hanno credito e falliscono pazienza, ma se le banche non sono in grado di soddisfare i requisiti normativi ecco che i soldi (pubblici) arrivano in loro soccorso.

Questa è stata l’essenza della negativa influenza tedesca che ha imposto l’austerity come principio e valore assoluto che sta finendo per devastare ancora una volta l’Europa.  La Germania proprio grazie al sistema intergovernativo ha potuto imporre la sua volontà in Europa e dimostra per l’ennesima volta di avere “paura” della democrazia.

Sono d’altronde ben comprensibili le ragioni storiche che portano i leader tedeschi a diffidare dell’espressione della volontà popolare, come il terrore per l’inflazione sono entrambe paure che affondano le loro radici nel disastro finanziario della Repubblica di Weimar e nella elezione democratica di Hitler, investito indiscutibilmente dalla sovranità popolare.