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Belgio: si dimette il ministro delle Finanze

Vanackere

Il cristiano-democratico fiammingo Steven Vanackere costretto a dimettersi per le rivelazioni della stampa su un suo possibile conflitto di interessi

Il ministro delle Finanze del Belgio, il cristiano-democratico fiammingo Steven Vanackere, implicato in un possibile conflitto di interessi legato alla banca Belfius, la ex Dexia, ha annunciato oggi le sue dimissioni, un fatti che non dovrebbero comunque comportare quelle del governo.

Il primo ministro belga, il socialista francofono Elio Di Rupo, ha infatti preso atto con rammarico delle dimissioni del vice primo ministro e ministro delle Finanze Vanackere,
e rispettando questa decisione personale, il premier si è riservato di proporre al capo dello Stato, il Re Alberto II, il successore del ministro dimesso
che entrerà a far parte della compagine composta da socialisti, liberali e cristiano-democratici, sia fiamminghi che valloni.

In una conferenza stampa, il 49enne Steven Vanackere, ha negato ogni addebito e ritiene di non aver commesso nessun errore nel caso relativo all’acquisto di titoli detenuti dal ACW, il Movimento Cristiano dei Lavoratori fiammingo e dal suo omologo francofono, i cristiano democratici del MOC, da parte della bancha nazionalizzata Belfius. Ma l’ex ministro si è dimesso perché le insinuazioni contro di lui non gli permettono di restare al governo, in particolare mentre il Belgio si sta preparando ad adottare nuove misure di austerità per ridurre il deficit dei conti pubblici. La sfiducia creata da questo caso dà fastidio al mio lavoro e pregiudaca l’interesse nazionale. Questo è al di là di quanto mi è possibile personalmente tollerare.

Nello scorso mese di gennaio, Belfius aveva annunciato di aver riacquistato 110 milioni di titoli, di cui parte dei beneficiari erano appunto i movimenti politici di riferimento del ministro delle Finanze. Gran parte di questa liquidità sembra sia stato subito reinvestita dalle due organizzazioni, sempre con titoli di debito emessi da Belfius ad un interesse del 6,25%, ai quali è stato discretamente aggiunto un bonus dell’1,5%. Quelle attuate dal ACW sono quindi state considerate pratiche di ingegneria finanziaria perlomeno indelicate, che erano state comunque già denunciate alla fine di febbraio dalla NVA, la formazione separatista Nuova Alleanza Fiamminga, il principale partito di destra all’opposizione nelle Fiandre. Ma la situazione è divenuta insostenibile solo in questi giorni, quando la stampa belga ha rivelato ha rivelato che l’amministratore di Belfius, Wouter Devriendt, era un consulente esterno del ministro e disponeva effettivamente di un ufficio nel suo gabinetto, smentendo quello che al contrario il ministro aveva dichiarato domenica scorsa. La sua fine è quindi diventata inevitabile.

La caduta di Vanackere, che era stato in passato anche ministro degli Esteri, avviene in un momento molto delicato per il governo, che sta cercando di attuare una riforma delle istituzioni per concedere maggiori poteri alle regioni la Vallonia, le Fiandre e Bruxelles. Il governo belga per proseguire nel risanamento delle finanze pubbliche deve inoltre trovare tra i due e i tre miliardi di euro in più rispetto al previsto. Una operazione difficile da portare a termine, infatti da quando questo governo sull’onda della politica di austerità ha assunto l’incarico alla fine del 2011, dopo lunghi mesi di ingovernabilità, ha tagliato oltre 17 miliardi di euro e ora il Paese è convinto di avere dato a sufficienza. Il successore di Vanackere avrà quindi un compito estremamente difficile, il clima in Europa sta cambiando e i sindacati del belgio stanno pianificando nuove e grandi proteste proprio contro la politica dell’austerità. Il partito di Vanackere, che negli ultimi mesi ha subito pesanti attacchi dal suo ex alleato NVA che viene dato in vantaggio nei sondaggi, non può quindi permettersi di presentarsi agli elettori con un ministro importante sotto il fuoco della critica.

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