Pages Navigation Menu

Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Autogol del pupillo della Merkel

weidmann

Italiani, francesi e spagnoli sono più ricchi dei tedeschi. Voleva aiutare la campagna elettorale della sua “madrina” ma Weidmann finisce per ferire l’orgoglio dell’opinione pubblica tedesca minando la credibilità della Bundesbank

Un altro nome che resterà nella storia e che difficilmente dimenticheremo è quello di strong>Jens Weidmann. Il presidente della Bundesbank è un vero “falco”, uno di quegli uomini tutti di un pezzo, pronto ogni volta a giocare tutta la posta pur di imporre le proprie idee che porta avanti con assoluta convinzione e determinazione.

Quando l’arrivo di Francois Hollande frantumava l’Asse Parigi-Berlino che aveva a lungo permesso ad AAngela Merkel e Nicolas Sarkozy di dominare le politiche europee, come ultimo tentativo per opporsi al nuovo piano di acquisto dei Bond da parte della Banca Centrale Europea, Weidmann minacciò persino di dimettersi, convinto a restare solo dalle forti pressioni della cancelliera tedesca e comunque restò alla testa della Bundesbank solo per difendere la sua posizione nella riunione Bce del 6 settembre che lo vide sconfitto.

Un episodio che evidentemente ancora scotta, ma c’è da scommettere che non ha scalfito minimamente le sue convinzioni. Ha perso una battaglia ma se Weidmann è rimasto al suo posto è solo perché è convinto di vincere la guerra. Solo un paio di settimane fa, nel pieno della crisi cipriota, il presidente della Bundesbank ha infatti puntato il dito minacciando direttamente il nostro Paese: «se in Italia protagonisti importanti della politica discutono di una marcia indietro sulle riforme o addirittura sull’uscita dell’Italia dall’euro e come conseguenza aumenta lo spread dei titoli italiani, allora ciò non può e non deve essere un motivo per interventi della banca centrale».

Il capo della banca federale tedesca afferma che: «i cittadini ed il governo decidono sulla linea della politica nazionale e devono sopportarne le conseguenze» e su questo potrebbe anche avere ragione, ma chi interpreta i fattori e chi stabilisce quali devono essere le conseguenze? La Bundesbank o la Banca Centrale Europea? Il Consiglio d’Europa o il Parlamento di Strassburgo?

Evidentemente Weidmann ritiene che debba essere la Bundesbank, o meglio la sa persona, a decidere il cosa, il come, il quando e il perché, visto che, in esatta antitesi alle affermazioni dello stesso ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schaeuble e pronunciando parole opposte a quelle di Jorg Asmussen, il legittimo rappresentante tedesco nel board della Banca Centrale Europea, il capo della Bundesbank sulla situazione globale dell’eurozona ha affermato come sia: «ingannevole e problematica l’impressione che tutto sia tornato a posto solo perché la situazione sui mercati finanziari si è calmata. Noi abbiamo sempre sottolineato che la crisi dell’euro sarà superata quando saranno stati risolti i problemi strutturali, soprattutto la mancanza di competitività e l’elevato indebitamento».

Ma in realtà il “noi” non è un semplice pluralis majestatis ma nasconde la più evidente violazione del principio di indipendenza che per statuto dovrebbe caratterizzate la banca federale tedesca. Infatti il giovane capo della Bundesbank non è stato scelto per la sua lunga esperienza e per meriti conquistati nel mondo bancario, ma è stato semplicemente cooptato direttamente dallo staff di Angela Merkel dove dal 2006 operava in qualità di direttore della divisione di politica economica e finanziaria della cancelliera tedesca. Weidmann che compirà 50 anni nel 2018 ha infatti studiato economia ma in banca ha solo svolto dei tirocini, una sicuramente utilissimo, quello presso a Banca di Francia l’altro decisamente meno rilevante, infatti lo ha svolto alla Banca nazionale del Ruanda.

Insomma, siamo di fronte ad una personalità che non ha davvero alcuna esperienza pratica e pure come teorico non si può certo dire che sia brillante, nella sua bibliografia infatti non ci sono libri ma solo interviste e guarda caso sempre piuttosto controverse.

Ma ora questi aspetti stanno finalmente sollevando dei dubbi anche presso l’opinione pubblica tedesca che ha infatti reagito piuttosto male all’ultima mossa della Bundesbanck che si sta rivelando come un vero e proprio autogol. Venerdì ha infatti destato forte clamore la pubblicazione di uno studio della Bundesbank che sostiene che il patrimonio delle famiglie tedesche è inferiore a quello di italiani, spagnoli e francesi.

Uno studio che senza dubbio è stato pubblicato per sostenere la campagna elettorale della cancelliera, spacciando concetti utili ad alimentare lo spirito “Uber Alles” di una Germania che ha ragioni da vendere e diritti da rivendicare per proseguire nelle politiche giudicate fallimentari dal Fondo Monetario Internazionale come dal G20, dalla Federal Reserve degli Stati Uniti e dai partiti dell’opposizione tedesca come da moltissimi premi Nobel per l’Economia e dai principali analisti finanziari e politici.

Ma il tutto si è rivelato come un boomerang proprio perché la pubblicazione è stata fortemente criticata in Germania non tanto per le tesi che non troppo velatamente nasconde ma proprio per essere stata realizzata con una metodologia ritenuta inaffidabile. E per i tedeschi l’inaffidabilità della Bundesbank è considerato un peccato mortale.

L’influente Spiegel Online ha subito stimato appena meritevole di un voto sufficiente il lavoro pubblicato ed elenca elenca una serie di problemi metodologici come per esempio un patrimonio dal perimetro incompleto e date di riferimento differenti. La Bundesbank sostiene infatti che le famiglie tedesche sarebbe in possesso di una media di € 195.200, contro 229.300 per le famiglie francesi e 285.800 euro per le famiglie spagnole. La media della ricchezza secondo la Bundesbank vederebbe quindi solo 51.400 € a fimiglia in Germania, addirittura da due a tre volte meno che Francia (113.500 €), Spagna (178.300 €) e in Italia (163.900 €). Lo studio della banca federale ha anche messo in evidenza una ancor più diseguale distribuzione della ricchezza in Germania rispetto ai suoi grandi vicini europei.

Sono cifre che hanno provocato forte stupore, e la Bundesbank ha ritenuto subito di dover fornire una spiegazione avanzando che la principale differenza che giustificava un tale divario con i paesi considerati più povere era la bassa quota di tedeschi che sono proprietari del loro alloggio. Solo il 44,2% dei tedeschi è infatti proprietario dell’abitazione in cui vive contro il 57,9% dei francesi e il 82,7% degli spagnoli aggiungendo anche che l’impatto della riunificazione tedesca abbia influito su questa media.

Ma le giustificazioni non hanno avuto il peso sperato, anzi sta apparendo evidente non solo che lo studio è decisamente manipolato ma che sia stato ampiamente pubblicizzato per favorire la cancelliera Angela Merkel, in un momento in cui è sotto pressione e deve difendersi dagli attacchi mossi su più fronti, all’interno per non aver fatto abbastanza per difendere gli interessi dei contribuenti tedeschi, mentre all’estero è criticata per la sua mancanza di solidarietà dimostrata prima verso il popolo greco e poi verso quello cipriota.

Anche per il popolare tabloid Bild, che di solito cavalca a tutta forza queste tesi germanocentriche, si chiedeva invece se i calcoli fossero davvero giusti? “C’è qualcosa che fa strofinare gli occhi”, aveva invece commentato il conservatore Frankfurter Allegmeine il quale riteneva che i dati presentati meritano una ampia quota di spiegazioni.

La stampa unanimemente addebita alla Bundesbank di aver confrontato attività relative a periodi temporali molto diversi, spesso addirittura obsoleti, accusando la loro cara BuBa di essere stata particolarmente aleatoria, pasticciata e appiccicosa. Come non segnalare ai propri lettori che il valore selezionato per la situazione spagnola risale al 2008, prima quindi del crollo del mercato dovuto allo scoppio della bolla immobiliare?

Lo studio inoltre non tiene conto in alcun modo dei diritti alla pensione e dei vantaggi previdenziali che rappresentano la vera ricchezza delle famiglie modeste tedesche rispetto a quelle degli altri Paesi europei che hanno condizioni decisamente peggiori. L’altra accusa è quella di aver confrontato la ricchezza delle famiglie e non quella delle persone, che in Germania hanno una dimensione media molto più alta che in altri paesi europei, proprio perché molte persone vivono da sole.

Ma a queste ed altre domande il portavoce della Bundesbank non ha voluto rilasciare alcun commento. Ha semplicemente sottolineato che: «questo studio si è concentrato principalmente sulla Germania mentre per i confronti internazionali si devono attendere i dati della Banca Centrale Europea di prossima pubblicazione».

Questo episodio è altamente significativo. Infatti, se da una parte il portavoce della Bundesbank ha confermato che la Bundesbank è diventata “pasticciona”, non è difficile avvertire nella reazione dell’opinione pubblica il ruolo dell’orgoglio teutonico. La stampa ha infatti reagito contro questa sua “intoccabile” istituzione solo perché si è sentito ferito e persino “offeso” dal fatto di vedersi dipinto in una situazione peggiore rispetto a Francia, Spagna e Italia, quando ormai da anni i suoi leader fanno di tutto per disegnare l’esatto contrario.

Mentre Roma dorme, Parigi tentenna e Londra si allontana, il futuro dell’Europa si deciderà ancora una volta a Berlino. E non è facile immaginare che per recuperare questa “gaffe” del pupillo della Merkel la cancelliera diventerà ancora più dura e si dimostrerà quanto mai solidale con i deboli d’Europa per cercare di vincere le elezioni del prossimo autunno.

Rispondi