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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

All’Economia ci vuole un politico

saccomanni

Quando un ministro ammette di essere solo un burocrate “sono un esecutore. Nessuno mi ha informato” non deve far altro che presentare irrevocabili dimissioni

Solo qualche giorno fa eravamo intervenuti per criticare il ministro dell’Economia che si era espresso sulla questione del Monte dei Paschi di Siena sostenendo categoricamente: «Non ci interessa nazionalizzarla».

Ma quel dibattito non si è aperto e nella nostra opinione pubblica resta quindi poco evidenziato il fatto che l’economia tedesca si avvantaggi enormemente dall’esistenza di una gigantesca banca pubblica, la Kfw, la quale si aggiunge alla capillare rete finanziaria rappresentata dalle Landerbank, le banche pubbliche delle regioni tedesche. Proprio quelle che Berlino, battendosi a muso duro, è riuscito alla fine a tenere fuori dagli accordi sull’unione bancaria europea. Un vero e proprio passo indietro, che non solo Saccomanni ma tutti i leader europei, hanno invece spacciato come uno storico risultato.

Solo nel gennaio dello scorso e proprio sull’esempio della Kfw tedesca la Francia ha creato una nuova banca pubblica, la BPI, Banque Pubblique d’Investissement, realizzando cosi in pochi mesi una tra le principali promesse lanciate da Francois Hollande nella campagna elettorale che lo ha portato all’Eliseo.

Per quale motivo invece in Italia non siamo interessati ad avere una banca pubblica? Resta un vero mistero, anche perché l’operazione non necessità di alcun intervento da parte di palazzo Chigi. Non serve emanare speciali decreti e nemmeno approvare in Parlamento nuove iniziative legislative. Come illustrato nel nostro pamphlet, pubblicato su Amazon lo scorso marzo, intitolato “MPS:facciamoci una banca“, al ministero del Tesoro basta esercitare la facoltà di convertire i Monti-Bond in azioni per assumere il controllo della banca.

Nulla di estremista o di anti-capitalista, visto che già in America e in Gran Bretagna il governo è intervenuto proprio per separare le attività bancarie, vietando a chi raccoglie il risparmio di acquistare in conto proprio titoli, azioni, hedge fund. Senza spendere un ulteriore euro la più antica banca del mondo potrebbe tornare ad essere pubblica e pur continuando ad essere quotata in borsa senza colpo ferire potrebbe orientare la sua attività esclusivamente al servizio di famiglie e imprese.

Saccomanni è comunque finito nell’occhio del ciclone ma per un’altra questione. Quella del prelievo forzoso dagli stipendi dei docenti, con l’intento del ministero dell’Economia di richiedere agli insegnanti la restituzione di 150 euro al mese per vecchi scatti d’anzianità: «Assurdo – ha subito tuonato Matteo RenziIl governo rimedi a questa figuraccia, subito. Il Pd su questo non mollerà di un centimetro».

Ancora più duro e senza peli sulla lingua Raffaele Bonanni, il leader della Cisl: «Bisogna indagare su cosa c’è dietro questa incuria o sciatteria di Saccomanni, una sciatteria politica. Chi ha preparato questa polpetta avvelenata?».

Come abbiamo amaramente sperimentato nell’Annus Horibilis che per la prima volta nella storia repubblicana ha visto la tecnocrazia al potere, proprio i burocrati sembrano gli unici veramente in grado di causare danni enormi e irreparabili. E diabolicamente questo avviene anche senza volontarietà. Come ben sottolinea Bonanni: «Non sarebbe la prima volta che in quegli ambienti una alta burocrazia che può fare il bello o il cattivo tempo si sia sbizzarrita, anche dolosamente. Ma c’è anche un problema di sciatteria politica»

Il premier Letta ha convocato a palazzo Chigi i due ministri coinvolti ed il governo ha fatto subito dietro-front. Superata la questione, il ministro dell’Itruzione Maria Chiara Carrozza ha spiegato che bisogna affrontare il tema del governo della scuola ad un livello normativo e di gestione: «non è pensabile che da una parte si decidono le cose, dall’altra come e quando si pagano gli stipendi. Il collegamento tra indirizzo politico e atto amministrativo si perde in una serie di organi di controllo e di gestione ed è per questo che serve la riforma dello Stato, non solo per avere maggiore celerità nelle decisioni, ma anche per sapere chi è il responsabile direttamente di queste decisioni».

Noi restiamo dell’avviso che il responsabile sia il ministro dell’Economia e saliamo senza esitazione sul carro di quelli che ne chiedono le dimissioni. Quando Saccomanni aveva dichiarato che il 2014 sarà l’anno della svolta: «La ripresa si consoliderà e famiglie e imprese pagheranno meno tasse. Ma la precondizione è la stabilità politica, senza la quale l’Italia è a rischio» il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti aveva esclamato: «Tutte fandonie, si dimetta» aggiungendo che se il viceministro Economia Fassina si era dimesso per una battuta infelice sul suo conto del segretario del suo partito «a maggior ragione dovrebbe rassegnare irrevocabili dimissioni Saccomanni, per le fandonie che racconta ogni giorno sulla pressione fiscale».

E questa mattina sulla questione è intervenuto anche un renziano di ferro come Dario Nardella. Ai microfoni di Radio 24 nella trasmissione condotta da Giovanni Minoli l’esponente del Pd ed ex vice sindaco di Firenze ha infatti dichiarato: «Penso che il ministero dell’Economia debba essere guidato da un politico, come regola generale perché’ abbiamo visto che l’esperienza dei tecnici non ha funzionato bene»

Ma il primo a non condividere e frenare è stato proprio il ministro dell’Istruzione: «Saccomanni è al lavoro, non ha preso un minuto di vacanza». Che banalità! Sono tanti gli italiani che non hanno goduto di un minuto di vacanza, ma se malgrado ogni loro sforzo non riescono a pagare il canone di affitto vengono sfrattati senza pietà, se non pagano il mutuo vengono privati della loro casa.

L’impegno totale è un obbligo più che ovvio per un ministro, come sarebbe d’obbligo far seguire una adeguata misura come le dimissioni quale naturale conseguenza di una decisione errata. Un ministro della Repubblica rappresenta una importante istituzione dello Stato democratico, ha il dovere e il potere per intervenire, non può agire con mero spirito burocratico e considerarsi un semplice esecutore. Vengono davvero i brividi quando un ministro della repubblica parla di «impicci burocratici-amministrativi per cui si arriva a un paradosso, insomma a un pasticcio. E questo a volte avviene anche senza che i ministri o il Governo ne sappiano niente».

Concordiamo quindi pienamente con l’ex vice-sindaco di Firenze quando afferma: «Penso sia grave quando un ministro così importante come Saccomanni dica “sono un esecutore” o “nessuno mi ha istruito».

Un concetto ancora più importante in un momento come quello che stiamo vivendo, quando i dati ufficiali certificano che malgrado il rigore e l’austerità il debito pubblico è aumentato, che le misure adottate non hanno avuto alcun effetto concreto e che la disoccupazione è continuata ad aumentare segnando nuovi record negativi, diventa davvero diabolico continuare ad errare mantenendo un burocrate alla guida di un ministero fondamentale come quello dell’Economia.

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