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Affissioni abusive: sentenza scandalosa

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Massimiliano Tonelli, il blogger capitolino che ha combattuto contro il degrado delle affissioni abusive, è stato condannato a 9 mesi per “istigazione a delinquere”. Un altro chiaro esempio di come continui ad essere calpestata in Italia la libertà di espressione

Ancora e per l’ennesima volta, le campane di Roma dovrebbero all’unisono suonare a morte. Ogni volta che la cronaca ci testimonia episodi di malagiustizia, torna infatti prepotentemente alla mente il ricordo degli strepitosi e indimenticabili Alberto Sordi e Paolo Stoppa.

Il primo nei panni del Marchese del Grillo, che fece suonare le campane delle Chiese di Roma come se fosse morto il Papa, sollevando le ire di Pio VII, magistralmente interpretato dal secondo. Quando sua Santità scopre che dietro questa azione di disobbedienza civile ante litteram si celava Onofrio del Grillo, lo convoca al suo cospetto e gli chiede conto di questo scherzo di cattivo gusto. Ma il Marchese gli risponde: Scherzo? Ma quale scherzo Santità. Mi permetta, ma oggi è morta una cosa persino più importante della Sua Santità, è morta la giustizia.

Nelle stesse ore in cui, per mera negligenza, viene rilasciato un killer della camorra, criminale reo confesso di ben 30 omicidi, viene condannato a nove mesi un blogger capitolino.

A soli due giorni dalla grave condanna della Corte europea di Strasburgo, che certifica la penosa e incivile situazione dei nostri sistemi giudiziari e carcerari, abbiamo solo una certezza: nessuno continuerà a rispondere degli errori giudiziari.

“Purtroppo”, per usare un termine caro al ministro della Giustizia, le cose andranno avanti come se nulla fosse. Continueremo a vivere in un Paese che non registra degli errori, ma sceglie di vivere nel vero e proprio “orrore” giudiziario.

E questo, badate bene, avviene malgrado il successo, nell’ormai lontano 1987, del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati promosso dal Partito Radicale insieme al Partito Liberale e al Partito Socialista.

Infatti, pur essendo in vigore dal 1998, la cosiddetta legge “Vassalli”, che recepiva l’esito del referendum introducendo il “Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati”, allora votata da Pci, Psi, Dc, ma che secondo i Radicali, si allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani, facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non direttamente sul magistrato ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso, ma solo entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio, dall’epoca della sua entrata in vigore, nessuna, ripetiamo, nessuna sentenza di condanna è mai stata pronunciata sulla base di tale legge.

Non c’è quindi alcuna speranza che qualcuno sia chiamato a rispondere di un fatto così grave, che restituisce alla piena ed assoluta libertà un criminale che ha ucciso 30 persone, mentre continuano a restare reclusi nelle nostre carceri, malgrado le condanne dell’Europa, migliaia di cittadini ancora innocenti ed in attesa di giudizio.

Ci siamo ormai colpevolmente abituati a convivere con la malagiustizia, una cappa immateriale ed invisibile, che però offusca la nostra vita e forse è ancor più malefica dello smog, ma a nostro avviso, dovrebbe “inorridire” e far letteralmente gridare allo scandalo, una sentenza emessa ieri nella Capitale, che condanna per “istigazione a delinquere” un cittadino che ha come unica responsabilità, quella di essersi civilmente impegnato per combattere il degrado estetico della Città eterna, lanciando dal suo blog una campagna contro l’utilizzo abusivo delle affissioni, una campagna intitolata “Cartellopoli” come il sito da lui creato.

Un caso che merita attenzione non solo perché proprio la situazione dell’abusivismo nelle affissioni tornerà tra pochi giorni all’ordine del giorno, avendo da sempre caratterizzato ogni campagna elettorale, ma perché ancora una volta riguarda la libertà di espressione, illuminando i tanti modi e diversi modi in cui in Italia questa viene calpestata. Torniamo quindi alla sentenza.

Senza dubbio alcuno, quella che è stata condannata non è stata altro che una azione di resistenza civica, allora avallata anche dal Sindaco Alemanno, che disse «fate pure, basta che non vi fate del male» rivolgendosi a quei cittadini che sostituendosi all’inerzia degli uffici preposti, avevano preso l’iniziativa di rimuovere o comunque danneggiare gli impianti pubblicitari abusivi.

Ebbene, ovviamente questi interventi possono essere considerati controversi, non è certo lecito farsi giustizia da soli. Ma il problema è che il blogger non è stato condannato per aver rimosso degli impianti abusivi, ma perché, esprimendo il suo libero giudizio, con la sua campagna avrebbe appunto “istigato a delinquere” le persone che hanno poi danneggiato gli impianti abusivi.

2 dicembre 2010 - Daniele Giannini, presidente del XVIII° Municipio, assiste alla rimozione di un cartellone precedentemente "vandalizzato" da un ignoto cittadino - Foto tratta da cartellopoli.net

2 dicembre 2010 – Daniele Giannini, presidente del XVIII° Municipio, assiste alla rimozione di un cartellone precedentemente “vandalizzato” da un ignoto cittadino – Foto tratta da cartellopoli.net

«Secondo la pubblica accusa quindi questi cittadini non sono intervenuti su alcuni cartelloni perché esasperati da una situazione fuori controllo e unica al mondo, ma perché istigati dal mio blog “Cartellopoli” – ha dichiarato Massimiliano Tonelli, il blogger condannato dal Tribunale di Roma – Durante il dibattimento nulla è emerso contro di me, salvo il fatto che ero coordinatore del blog Cartellopoli e come tale gestivo questo spazio. Ciò nonostante il Giudice ha preferito dare ascolto alla appassionata arringa dell’avvocato della società che, dopo aver richiesto il sequestro del blog, una volta partito il procedimento si è costituita parte civile richiedendomi la somma di 20mila euro». Oltre alla beffa anche il danno. «L’avvocato della ditta ha sostenuto che i “vandali” sono i cittadini che cercano a mani nude e senza nessun secondo fine diverso dal bene comune di combattere contro una situazione fuori controllo, non i cartellonari che questa situazione hanno creato»

La giustizia con questa sentenza secondo il blogger: «ritiene quindi che sono i cittadini, istigati dal blog, ad aver “devastato” la città: pazzi noi che pensavamo fino a ieri che questa città fosse stata devastata dalla furia dei cartellonari».

Una “furia” che ricordiamo era finita su televisioni e giornali d’Italia e del mondo, con il Sindaco che declamava “stroncheremo questa mafia”.

«La città è completamente scarnificata da questo fenomeno incredibile – prosegue Massimiliano Tonelli – questo fenomeno comporta infiltrazioni mafiose, guadagni illeciti per centinaia di milioni, rappresenta un crimine diffuso. Un fenomeno che comporta anche feriti e morti (la cronaca parla chiaro e le vite perdute sono ormai molte), ma nonostante questo il Tribunale di Roma procede non contro le ditte, o almeno, contro chi nell’amministrazione ne coadiuva l’invasione, bensì contro i cittadini, i blog, le associazioni, che cercano di reagire ad una situazione che non ha eguali al mondo».

Senza mezze parole Massimiliano Tonelli punta il dito sulla giustizia capitolina: «Qualsiasi fascicolo aperto riguardante lo scempio abissale della città più abusivamente cartellonata dell’universo, i nostri magistrati sono riusciti ad archiviarlo. Contro i cittadini, i volontari, i civici resistenti, invece procede, eccome. E non solo procede, ma condanna.

«La polizia postale – ha sottolineato Tonelli – ha a lungo indagato cercando prove contro di me senza trovarne alcuna come l’agente ha testimoniato in aula; i due teste che mi sono stati concessi, Michele Ruschioni, direttore del sito NoiRoma e Andrea Catarci, presidente del XI Municipio, sono stati abili nello spiegare il ruolo del blog Cartellopoli a Roma, tutto fuorché uno strumento criminale. Addirittura nell’ultima udienza la stessa pubblica accusa, che aveva chiesto il rinvio a giudizio, ha formulato richiesta di assoluzione con formula piena per inesistenza di prove a mio carico».

Malgrado questo, nonostante sia completamente incensurato, Massimiliano Tonelli è stato infatti condannato a 9 mesi di reclusione, a pagare 20mila euro di risarcimento alla ditta che lo ha denunciato, oltre a dover rimborsare 2mila euro per le spese legali.

«Attenderemo la pubblicazione delle motivazioni, faremo appello e sicuramente verremo risarciti di questa sentenza ingiusta, ma nonostante ciò dobbiamo celebrare una giornata triste e buia per questa città, purtroppo non è la prima, purtroppo non sarà l’ultima».

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