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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

Accesso al mercato interno

Pubblicato da lunedì, 20 gennaio, 2014 in Europa | 0 comments

Accesso al mercato interno

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Tensioni sui negoziati: per la Reding la Svizzera non può scegliere solo quello che gli piace

«Non ci saranno ulteriori negoziati sulla libera circolazione delle persone» ha avvertito il Commissario europeo Viviane Reding che ha aggiunto che il mercato interno dell’UE è un unicum e «la Svizzera non può scegliere solo quello che gli piace».

Per la Reding, l’accesso al mercato interno non può essere dissociato dalle altre libertà fondamentali derivanti dagli accordi, sottolineando inoltre, come la circolazione delle persone non è una strada a senso unico: «Sono circa 430.000 i cittadini svizzeri che attualmente vivono nell’Unione Europea».

Il disappunto del vicepresidente della Commissione europea viene rafforzato anche da un’altra importante considerazione: «la forte immigrazione in Svizzera è una necessità: l’economia svizzera non potrebbe funzionare senza la manodopera straniera»

Secondo il Commissario europeo anche il timore di conseguenze a lungo termine dell’immigrazione sul sistema sociale svizzero non è fondato: «Solo il 3,7 % dei cittadini dell’Unione Europea ricevono assistenza sociale in Svizzera, contro il 4 % degli svizzeri».

Ora si attendono le reazioni di Berna.

Schäuble detta le condizioni

Pubblicato da lunedì, 13 gennaio, 2014 in Europa | 0 comments

Schäuble detta le condizioni

Schuble

Dal 1° gennaio la Grecia ha assunto la presidenza di turno ma in Europa continuano ad imperare i diktat di Berlino

Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble ha promesso ulteriori aiuti alla Grecia se questa persegue nelle riforme. Schäuble aveva già assicurato a dicembre che gli europei non avrebbero abbandonato la Grecia al suo destino, ma questa volta non si esprime nel corso di un incontro ufficiale europeo ma lo fa su un giornale locale tedesco.

Il ministro delle finanze di Berlino ha sottolineato come un terzo intervento di sostegno dopo quelli del 2010 e del 2012 sarebbe comunque di una somma molto più piccola rispetto agli aiuti forniti finora.

«Se entro la fine del 2015 la Grecia avrà adempiuto a tutti i suoi obblighi raggiungendo un avanzo di bilancio primario e se sarà ancora necessario un finanziamento, allora saremo pronti a fare qualcosa” ha dichiarato il ministro conservatore in una intervista pubblicata sul quotidiano locale “Rheinische post“: «Vedremo come sarà la situazione a metà anno. Al momento Atene deve solo adempiere ai propri obblighi»

Qualcuno dovrebbe invitarlo a far precedere le sue dichiarazioni da una opportuna precisazione di merito. Chiarire che sta esprimendo le posizioni della Germania e che poi le decisioni in Europa vengono prese insieme agli altri Stati membri non solo sarebbe più educato ma anche utile politicamente a frenare la deriva anti-europeista che rischia di travolgere il progetto Europeo alle elezioni del prossimo maggio.

Il ministro del governo Merkel non ha mancato di elogiare gli sforzi della Grecia per cercare di superare la stasi, come aveva fatto anche il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier nel corso della sua ultima visita ad Atene quando aveva dichiarato che «Nessuno contesta il fatto che la Grecia ha compiuto progressi significativi»

Ma la Grecia che ha assunto il 1° gennaio la presidenza di turno dell’Unione europea è ancora in piena crisi economica e registra un tasso di disoccupazione del 27,8 %. A fronte di un importo di 5mila miliardi di euro che l’Europa ha destinato al sistema bancario europeo, alla Grecia sono stati imposti dei piani draconiani per un prestito di soli 240 miliardi di euro.

Il paese ha vissuto sei anni consecutivi di recessione e resta per il quarto anno consecutivo sottoposto al regime di assistenza finanziaria internazionale, costretto a caratterizzare la sua politica da una rigida austerità imposta dalla troika dei suoi creditori Banca Centrale Europea, Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale.

Berlino di fatto ha messo le mani avanti ed ha ribadito i suoi diktat. All’orizzonte non sembra esserci alcuna schiarita e l’auspicata inversione di tendenza sembra restare nel campo delle illusioni.

Record di vendite per Volkswagen

Pubblicato da lunedì, 13 gennaio, 2014 in Europa | 0 comments

Record di vendite per Volkswagen

Volkswagen

Al calo registrato sul mercato interno sopperiscono le vendite in Cina e America che fanno segnare un nuovo record al primo gruppo automobilistico europeo

Il numero uno in Europa, la casa automobilistica tedesca Volkswagen ha segnato il record di vendite globali nel 2013 con 9,5 milioni di veicoli, un incremento del 4,8 % rispetto allo scorso anno.

La Volkswagen che possiede dodici marchi tra i quali Porsche, Audi, Seat e Bentley aveva annunciato di aspettarsi vendite simili a quelle del passato visto il contesto che permane difficile.

I risultati sono quindi andati ben oltre le aspettative, al calo delle vendite interne che in Germania sono diminuite dell’1,4% le Volkswagen sono andate bene nel resto d’Europa e benissimo nel resto del mondo. In particolare in Cina dove segnano +16,2% mentre negli Stati Uniti avanzano del 5,6%.

La compagna di Hollande ricoverata in ospedale

Pubblicato da domenica, 12 gennaio, 2014 in Europa | 0 comments

La compagna di Hollande ricoverata in ospedale

trierweiler

Riposo e analisi mediche per la first lady Valérie Trierweiler dopo le rivelazioni sulla relazione del presidente con l’attrice Julie Gayet

La First Lady di Francia non deve averla presa bene. Oggi si apprende infatti che la giornalista Valérie Trierweiler, compagna del presidente François Hollande è stata ricoverata in ospedale venerdì scorso, proprio quando infiammava il caso della presunta relazione tra il suo compagno e la 41enne attrice Julie Gayet.

La notizia è stata confermata dall’ufficio della First Lady all’Eliseo, che ha rassicurato tutti sullo stato di salute della 48enne e madre di tre figli che dovrebbe lasciare l’ospedale già da domani. Il ricovero in ospedale è avvenuto poco dopo le rivelazioni della rivista “Closer” per la necessità della Trierweiler di riposare ed eseguire alcune analisi.

«Aveva bisogno di riposare, è stata ricoverata per esami medici“, ha dichiarato il suo addetto stampa Patrice Biancone che alla domanda sul futuro del rapporto tra la Trierweiler e il presidente ha risposto:

Immaginiamo altrettanto stressato anche il presidente Hollande, che senza negare le rivelazioni di “Closer” aveva profondamente deplorato la violazione della sua privacy annunciando l’eventualità di ricorrere in giudizio contro la rivista.

La vicenda avviene alla vigilia di un atteso appuntamento, quello di martedì prossimo quando il Capo dello Stato affronterà la terza conferenza stampa più importante del suo mandato, dedicata ai progetti per il 2014, la quale sarà inevitabilmente influenzata dal clamore delle rivelazioni sulla sua vita privata.

La presunta amante segreta del presidente, l’attrice Julie Gayet, attualmente in cartellone con il film “Les ames de papier” (le anime di carta) nel 2012 aveva partecipato in un video promozionale della campagna elettorale del candidato socialista. Nel 2013 la stessa aveva presentato formale denuncia in seguito ai rumor sulla sua relazione con il presidente che allora circolavano su Internet.

Ieri i suoi avvocati hanno richiesto e ottenuto da “Closer” la cancellazione della notizia dal loro sito Internet senza però richiedere il ritiro dalle edicole della rivista cartacea, ben sapendo che questo sarebbe stato difficilmente concesso dai tribunali francesi.

Nel mentre si registrano nuovi sviluppi anche nell’altro caso che sta facendo discutere la Francia, quello dello stop agli spettacoli del controverso comico Dieudonné N’Bala N’Bala. L’umorista, che solo ieri aveva annunciato in un video pubblicato su YouTube, di voler proseguire nella sua battaglia, oggi sembra aver deciso di cambiare registro. A sorpresa ha infatti annunciato di voler sostituire il programmato spettacolo “Le Mur” (Il Muro) tacciato di anti-semitismo, con un nuovo spettacolo nel quale assicura non vi sia alcuna traccia dei temi contestati.

Le sbandate della “Marianne”

Pubblicato da sabato, 11 gennaio, 2014 in Europa | 0 comments

Le sbandate della “Marianne”

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Dieudonné & Gayet: una riflessione sulle diverse vicende che vedono protagonisti due attori e che stanno mettendo in crisi la Repubblique

Catastrofico” o perlomeno “inquietante“, il caso della presunta relazione tra Francois Hollande e l’attrice Julie Gayet secondo i commenti della stampa francese arriva “nel momento sbagliato” per il Capo dello Stato.

Liberation” si rammarica di come la rivista “Closer” finisca per cancellare ulteriormente il confine tra pubblico e privato, che invece dovrebbe rimanere sigillato. Anche “Le Parisien”” esprime il suo “malessere” con una unica speranza, quella che da questa vicenda i politici prendano spunto per smettere di bruciarsi le mani sul fuoco della ricerca di popolarità attraverso i tabloid.

Il “Lorrain repubblicain” osserva invece come questo caso “inquina la ripresa di François Hollande” e soprattutto la sua prossima e attesa conferenza stampa del 14 gennaio, quando il presidente “dovrà sigillare un rinnovamento politico e confermare una svolta sociale e democratica”.

Per alcuni questa storia potrebbe invece portargli vantaggio, mettendo il presidente sotto una nuova luce, dandogli un po’ più di spessore umano. Per “L’Alsace” invece il caso è solo l’ennesima tappa del catastrofico cammino di Hollande: «Il pensiero dei francesi ne esce frustrato, il loro presidente dovrebbe essere così occupato con i suoi pubblici doveri da dedicare ogni singolo minuto per cercare di risollevare il paese, mentre i fatti dimostrano che trova il tempo per flirtare con un attrice».

Intanto la rivista “Closer” che ha pubblicato lo scoop, ha annunciato che avrebbe rimosso la notizia dal suo sito web su richiesta degli avvocati dell’attrice: «L’avvocato di Julie Gayet ci ha contattato per chiederci di rimuovere dal sito ogni riferimento a tale rapporto e di assicurarci anche di eliminare ogni riferimento su Google» ha dichiarato Laurence Pieau, il redattore capo della rivista che ha sottolineato come nulla era stato invece richiesto in merito alla versione cartacea del magazine, precisando inoltre che non vi era stato alcun contatto con l’Eliseo.

La vicenda riporta al centro dell’attenzione la questione della privacy per i personaggi pubblici. Il presidente della Repubblica ha il diritto di mantenere riservate le sue vicende personali? Una questione che aveva alimentato il dibattito quando si è scoperto che Hollande aveva nascosto i suoi problemi di salute nel 2011 per non pregiudicare la sua scalata all’Eliseo. I francesi non avevano saputo nulla del cancro di Georges Pompidou, scoprendo la gravità della sua malattia solo nel 1974, quando il presidente ancora in esercizio morì dopo per mesi il bollettino ufficiale della presidenza per giustificare le sue assenza aveva parlato di “semplici influenze“.

Poi venne il turno di Francois Mitterrand, due mandati interi con quel cancro alla prostata che portò alla sua morte. Una questione irrisolta anche sotto la presidenza di  Jacques Chirac, quando nel 2005 fu colpito da un ictus la Francia si accorse che fino ad allora, in 10 anni, non erano mai state diffuse notizie sulla sua salute. La domanda resta tutt’ora irrisolta: il popolo ha il diritto di conoscere le condizioni di salute e di amore del Capo dello Stato?

Il 56enne compagno di lungo corso dell’ex candidata socialista alla presidenza Segolene Royal, dalla quale ha avuto quattro figli, aveva denunciato ieri il fatto come una violazione della sua privacy, minacciando imminenti azioni legali. Hollande era già ricorso alla giustizia contro la medesima rivista, quando nel 2012 “Closer” aveva pubblicato le prime fotografie che rivelavano la sua relazione con la giornalista Valérie Trierweiler, la nuova compagna che era stata poi presentata come First Lady di fatto nell’insediamento all’Eliseo.

In quella occasione Hollande aveva però chiesto il ritiro dalle edicole della rivista cartacea ma non l’aveva ottenuto. Forse proprio per quella negativa esperienza oggi il presidente francese non ripercorre quella strada, evitata anche dagli avvocati della 41enne attrice, proprio perché la concessione di un provvedimento di ritiro dalle edicole di una pubblicazione in Francia è estremamente raro. Occorre infatti dimostrare il disturbo dell’ordine pubblico.

la-quenelle-de-dieudonneProprio il disturbo dell’ordine pubblico sembra invece essere l’escamotage che ha permesso al presidente Hollande e al ministro dell’Interno Manuel Valls di mantenere la loro reiterata promessa di vietare gli spettacoli del controverso comico Dieudonné N’Bala N’Bala.

In Francia l’affaire Dieudonné, l’umorista accusato di antisemitismo e incitamento all’odio, sta letteralmente infiammando il dibattito che riguarda un fondamentale aspetto dei diritti umani, la libertà di espressione. Le televisioni francesi stanno infatti inviando le loro troupe nei tribunali ed all’ingresso dei teatri per trasmettere in diretta questa battaglia giuridica, tutta ancora aperta e appassionante.

La partita tra gli avvocati dell’umorista che si oppongono in tribunale ai divieti dei prefetti e dei sindaci delle città che dovrebbero ospitare il suo tour vede al momento in svantaggio i difensori dello spettacolo “Le Mur”. Le autorità periferiche, sollecitate formalmente con una durissima circolare del ministro dell’Interno sono infatti riuscite nell’intento di annullare la prima tappa del tour prevista giovedì sera a Nantes.

In prima istanza, il Tribunale di Nantes su richiesta degli avvocati di Dieudonné, aveva sospeso il provvedimento di divieto, ma il ministro è ricorso all’appello urgente presso il Consiglio di Stato che a poche ore dall’inizio dello spettacolo aveva confermato l’ordinanza portando all’annullamento della rappresentazione.

Dieudonné è tornato quindi alla ribalta dei media internazionali, dopo esserci finito indirettamente un paio di settimane fa per il clamore suscitato dal calciatore Anelka, che aveva festeggiato una sua rete nella Premier League inglese con una “Quenelle”. Inventata dall’umorista come gesto anti-sistema, la “Quenelle” è invece ritenuta dai suoi detrattori come una sorta di saluto nazista all’inverso.

Anche la stampa italiana, dal Corriere della Sera a Il Giornale fino al Fatto Quotidiano , testate e telegiornali hanno seguito l’onda mediatica finendo tutti per definire Dieudonné come un comico antisemita.

D’altronde era difficilmente evitabile, visto che come tale viene definito dalla stampa francese e dalle più alte autorità pubbliche, dal presidente Hollande al ministro dell’Interno Valls, che dopo averlo definito “un piccolo imprenditore dell’odio” ha appunto emanato una inedita circolare “ad personam” per invitare prefetti e sindaci di Francia a vietare le esibizione del comico.

Ora, pur non condividendo molte delle posizioni che Dieudonné assume nei suoi spettacoli, riteniamo che abbia il pieno diritto di esprimerle. «Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente»“. Nulla può meglio illuminare di ragione e chiudere ogni discorso sulla questione di questa frase pronunciata tre secoli fa da Voltaire.

Non si tratta di un antico enunciato filosofico, la libertà di espressione oltre ad essere garantita dalle singole Costituzioni è prevista anche nell’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che testualmente sancisce: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera»”.

Uno Stato democratico non può interdire uno spettacolo a priori, la giustizia può intervenire solo a posteriori, quando un eventuale reato venga commesso. Dieudonné è stato infatti condannato in più occasioni per incitamento all’odio. Condivisibili o meno, solo queste sentenze di condanna trovano una motivazione giuridica. Oggi siamo invece di fronte ad un vero e proprio processo alle intenzioni. E non è facile accettare che un concetto giuridico che risale all’epoca romana possa essere calpestato nel terzo millennio proprio nella patria della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

L’impedire preventivamente l’esibizione pubblica di uno spettacolo umoristico rappresenta senza dubbio una grave violazione della libertà di espressione. Come azione di mera censura che ci riporta drammaticamente a tempi che speravamo definitivamente superati appare la circolare del ministro Valls. Anche le motivazioni espresse in diretta televisiva a France24 da un membro del Consiglio di Stato sono apparse del tutto fragili e pretestuose.

Se venisse infatti confermato l’enunciato giuridico espresso dal Consiglio di Stato che sembra ritenere opportuno impedire la libertà di espressione a qualcuno che sia stato condannato in passato, il futuro della democrazia e delle libertà individuali in Europa risulterebbe fatalmente compromesso.

Sulla questione, una netta posizione in difesa della libertà di espressione arriva infatti solo dalla stampa Svizzera. In particolare dalla confinante Romandia. La testata “Le Temps” non ha peli sulla lingua e dalla città di Ginevra, patria dell’illuminista Jean-Jacques Rousseau, prende apertamente posizione contro il governo francese e scende in difesa del diritto di Dieudonné ad esprimere liberamente le sue idee.

Per i non francofoni è infatti difficile riuscire a farsi una idea propria e non mediata sulla questione Dieudonné. In rete e su youtube si possono trovare molti estratti dei suoi spettacoli, ma per chi non conosce bene la lingua francese è difficile “ridere” delle sue battute e del tutto impossibile capire se realmente nei suoi spettacoli esprime i concetti nefasti che gli vengono attribuiti.
Dieudonné è quindi destinato a passare come un razzista che odia gli ebrei.

Avendo la fortuna di conoscere perfettamente quella lingua, possiamo assicurarvi che gli spettacoli di Dieudonnè sono davvero esilaranti. Prima di tutto possiamo quindi confermare che siamo di fronte ad un comico davvero straordinario che fa letteramente “sbellicare” dalle risate.  Su questo punto c’è una grande concordia, sono infatti in molti a considerarlo il più grande umorista francese vivente.

Abbiamo attentamente analizzato tutto quello che è disponibile online, compresi gli “sketch” per i quali è stato condannato. Non abbiamo individuato alcun passaggio che possa essere considerato come un palese incitamento all’odio raziale. In realtà siamo di fronte ad un ateo che si riconosce solo nei valori laici, rivendicando la “Liberté, Egalité, Fraternité” della Repubblique.

Duedonné è nato nella banlieu parigina, figlio di una madre francese e cattolica e di un padre islamico di origini camerunensi. L’umorista è cresciuto senza dubbio in un ambiente multi-religioso e multi-etnico. Educato nel laicismo della scuola statale francese è tutt’altro che razzista ed ha sempre negato di essere un anti-semita.

Nei suoi spettacoli non prende di mira solo gli ebrei, ma gioca ancora più sfacciatamente su cristiani e musulmani. Non c’è alcun dubbio che assistendo ad un suo spettacolo uno spirito religioso possa  finire per sentirsi “offeso”. Ma così come è stato opportuno resistere alle forti pressioni e difendere la libertà di espressione quando milioni di musulmani si erano sentiti offesi dalle “vignette sataniche” sul profeta Maometto, nella stessa identica maniera per cui in nome della libertà di espressione nessuno pensa in Europa di vietare mostre, happening artistici e tantomeno sketch televisivi o teatrali che prendono di mira suore, preti, il Papa e persino il Cristo, la unica libertà riconosciuta agli “offesi” resta quella di poter non assistere a tali spettacoli.

La libertà di espressione è tutta qui, non è altro che il diritto di esprimere senza censura le proprie idee. Dieudonné si dichiara apertamente anti-sionista, ma questo non può essere banalmente paragonato all’odio verso gli ebrei, visto che anti-sionisti si dichiarano anche degli ebrei ortodossi come quelli del <strong>Neturei Karta</strong>.

L’umorista francese nei suoi spettacoli denuncia l’esistenza nella comunicazione politica e nei media di una sorta di classifica del dolore umano che vede prevalere la sofferenza subita dagli ebrei nella seconda guerra mondiale rispetto per esempio alla sofferenza umana causata dal genocidio degli indiani d’America o alla sofferenza umana subita durante la “tratta dei negri” durante il secolare schiavismo coloniale.

Sono argomenti complessi, che invece di essere oggetto di censura meriterebbero un dibattito aperto, trasparente, senza pregiudizi o paure.  In occasione di incontri, dibattiti, nella pubblicazione di articoli o di libri, le sue considerazioni sulla politica internazionale, Israele, Stati Uniti, Iran, Iraq o Libia,  così come sulla responsabilità dell’attentato dell’11 settembre,  ci troverebbero tra i primi a criticarlo per sostenere tesi diametralmente opposte alle sue. Questo non ci ha impedito in alcun modo di ridere a “crepapelle” sulle sue battute.

Ma battute a parte, il declino dell’Europa non è solo economico e c’è davvero poco da ridere quando è un paese come la Francia a mettere in discussione un elemento fondamentale come la libertà di espressione.

A Bilbao giornata ad alta tensione

Pubblicato da sabato, 11 gennaio, 2014 in Europa | 0 comments

A Bilbao giornata ad alta tensione

ortuzar

I separatisti e il partito nazionalista invitano ad una mobilitazione senza precedenti nella storia del Paese Basco

Dopo la mobilitazione a sostegno dei prigionieri dell’Eta il governo spagnolo resta irremovibile nel rifiutare concessioni di sorta al gruppo armato. Per tutta risposta il presidente della principale formazione regionale Andoni Ortuzar (nella foto) nel corso di una conferenza stampa congiunta con Hasier Arraiz, il presidente del Partito della Sinistra indipendenza Sortu, ha rilanciato la posta invitando il popolo basco ad una grande partecipazione: “alla veglia che si terrà sabato a Bilbao sui Diritti umani per un accordo di pace“.

La manifestazione si sostituisce quindi all’iniziativa di sostegno ai prigionieri dell’Eta che era stata vietata dal giudice Eloy Velasco del tribunale della Corte Nazionale di Madrid, motivando il divieto con il fatto che dietro agli organizzatori della manifestazione si celassero in realtà membri del gruppo Herrira, sospeso dalla giustizia per due anni in seguito al giro di vite dello scorso settembre.

Di fatto, anche nella manifestazione odierna resta forte la richiesta per “il rimpatrio dei prigionieri baschi” per la quale gli organizzatori hanno lanciato l’appello per “una mobilitazione senza precedenti nella storia del Paese Basco”.

Secondo gli organizzatori sono 520 i prigionieri politici baschi reclusi nelle carceri spagnole e francesi. Madrid si rifiuta di ammorbidire la sua politica repressiva, ricordando che i detenuti sono accusati della morte di 829 persone, frutto di 40 anni di violenza politica.

Khodorkovsky liberato ora è a Berlino

Pubblicato da sabato, 21 dicembre, 2013 in Europa | 0 comments

Khodorkovsky liberato ora è a Berlino

Khodorkovsky

L’ex magnate è stato rilasciato in seguito al provvedimento di grazia emanato dal presidente russo

Vladimir Putin ha concesso la grazia all’ex magnate del petrolio Mikhail Khodorkovsky che appena liberato ha lasciato la russia ed ora si trova a Berlino dal figlio primogenito.

In una breve dichiarazione, Khodorkovsky che ha annunciato una conferenza stampa per domenica, ha confermato di aver fatto richiesta di grazia al presidente russo ma ha negato di aver ammesso la sua colpa, come invece dichiarato dal Cremlino.

Soldi sul tavolo dei negoziati

Pubblicato da martedì, 17 dicembre, 2013 in Europa | 0 comments

Soldi sul tavolo dei negoziati

bonino

I ministri degli Affari Esteri dei paesi europei hanno promesso di fornire un sostegno economico senza precedenti agli israeliani e palestinesi qualora concludano i negoziati di pace

L’Unione Europea nell’ambito di un accordo definitivo è pronta a fornire ad entrambe le parti un programma economico senza precedenti. Da Bruxelles i ministri degli Esteri europei lanciano la proposta di offrire sia ad Israele che al futuro Stato della Palestina uno status speciale di partenariato privilegiato, un maggiore accesso ai mercati europei e rafforzate relazioni scientifiche e culturali.

Cifre esatte non sono state ancora fornite, un funzionario europeo di alto livello ha infatti precisato che è ancora troppo presto per valutare il contributo finanziario che potrebbe essere destinato alla definitiva soluzione della questione israelo-palestinese, ma intanto il quotidiano israeliano “Haaretz” ha stimato l’intervento in diversi miliardi di euro, senza mancare di sottolineare come un simile accordo avrebbe anche il vantaggio di far uscire Israele dall’attuale isolamento internazionale.

I ministri europei hanno espresso il loro pieno sostegno ai colloqui di pace in corso, che vedono impegnato il Segretario di Stato americano John Kerry, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Mahmoud Abbas.

Gli Stati Uniti, che sponsorizzano i colloqui diretti israelo-palestinesi ripresi nella scorsa estate hanno accolto con grande favore la decisione dell’Unione Europea.

Il Segretario di Stato americano ha ribadito quanto sia importante per israeliani e palestinesi di immaginare allo stesso modo i vantaggi che potrebbero derivare dalla pace, soddisfatto di come la proposta dell’Unione Europea sottolinei proprio questo aspetto: «Un migliore accesso al commercio con i mercati europei e una più stretta collaborazione sugli investimenti culturali e scientifici rafforzerà non solo i legami ma anche le economie di Israele e del futuro Stato palestinese, la proposta europea contribuisce nel tenere a galla il difficile processo di pace» ha assicurato Kerry da Washington.

Nella loro dichiarazione i ministri dell’Unione Europea non hanno però omesso di mettere in guardia Israele contro azioni che minano i negoziati, deplorando la continuazione della politica degli insediamenti, che hanno definito senza mezzi termini “illegali”.

Chiusa l’indagine sulla morte di Lady Diana

Pubblicato da martedì, 17 dicembre, 2013 in Europa | 0 comments

Chiusa l’indagine sulla morte di Lady Diana

diana

La polizia britannica ha respinto l’ipotesi di un omicidio ordito dalle truppe d’elite SAS

In una dichiarazione pubblicata nella notte, alla vigilia della pubblicazione ufficiale degli accertamenti effettuati, la polizia britannica afferma di aver concluso l’indagine condotta per valutare la rilevanza e la credibilità delle informazioni sulla morte di Lady Diana Spencer e di Dodi Al-Fayed.

L’indagine era stata riaperta in seguito alle informazioni emerse nello scorso agosto, quando diversi media britannici avevano riferito di voci che ventilavano un coinvolgimento delle truppe speciali SAS.

«Non esiste alcuna prova credibile che possa dare credito a questa teoria» è la conclusione della polizia britannica che porta alla definitiva archiviazione della vicenda come incidente e quindi senza l’apertura di un processo penale.

Ancora in vigore una legge del 1848

Pubblicato da sabato, 14 dicembre, 2013 in Europa | 0 comments

Ancora in vigore una legge del 1848

REGINA-ELISABETTA

Auspicare l’abolizione della monarchia in Gran Bretagna è ancora un reato di tradimento punibile con l’ergastolo

Mentre il principe Harry raggiungeva il Polo Sud, dopo un viaggio di due settimane per attraversare l’Antartide in compagnia di dodici soldati feriti in Afghanistan e in Iraq, divenendo il primo membro della famiglia reale a raggiungere il Polo sud il governo di Sua Maestà è dovuto intervenire ufficialmente per correggere un errore del Dipartimento di Giustizia che aveva inserito il reato reato di tradimento della corona in un elenco di leggi abrogate.

Il terzo capitolo del “Treason Felony Act“, risalente al 1848 ma che dal 1879 non ha più portato ad un procedimento penale, è stato infatti inserito per errore in un elenco pubblicato giovedì dal Dipartimento di Giustizia che comprende 309 reati obsoleti che saranno abrogati entro il prossimo maggio.

Il ministero ha ammesso l’errore, il reato di tradimento contro la monarchia non è stato rimosso dal corpus delle leggi britanniche. Teoricamente resta quindi possibile essere condannati al carcere a vita se si persegue l’intento di rovesciare la corona britannica, una legge che può essere applicata a chiunque “dentro o fuori del Regno Unito” e chiunque venga condannato è anche passibile di esilio, può quindi essere “trasportato al di là dei mari per il resto della sua vita”.

I legislatori britannici nel 2001 avevano considerato la legge come “una reliquia di un’epoca passata” e non più adatta al sistema giuridico moderno, ma a quanto pare anche nella moderna società britannica non è ancora giunto il momento di cancellare un reato di opinione come quello di perseguire un ideale di abolizione della monarchia.