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L’Iran abbandona il tavolo tecnico sul nucleare

Iaea-vienna

Il team iraniano ha interrotto le trattative con il gruppo di esperti del 5+1 per rientrare a Teheran per consultazioni

Annunciata congiuntamente dal Dipartimento di Stato e dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti l’estensione della misura
arriva quando l’amministrazione americana cerca di evitare che il Congresso adotti ulteriori sanzioni contro il regime di Teheran, che di fatto violerebbe l’accordo temporaneo tra la comunità internazionale e l’Iran firmato il 24 novembre scorso a Ginevra: «Questo accordo non interferisce e non interferirà con i nostri instancabili sforzi per colpire tutti coloro che sostengono il programma nucleare dell’Iran o che cercano di aggirare le sanzioni – ha tuonato David Cohen il sotto-segretario che ha in carico la lotta al terrorismo – le aziende e gli uomini d’affari che pensano che sia il momento di testare la nostra determinazione dovrebbero pensarci due volte. Siamo pronti ad agire contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo, con chi viola o cercherà di violare il regime delle sanzioni».

E questa notte i negoziatori iraniani hanno abbandonato le trattative in corso da lunedì a Vienna con il team di esperti dei 5+1 (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina e Germania) per rientrare a Teheran per consultazioni. Le motivazioni non sono state fornite ma difficile non pensare che l’interruzione del negoziato tecnico non sia in qualche modo legata anche all’ampliamento della lista nera ad una dozzina di aziende e di persone sospettate di eludere il programma di sanzioni internazionali contro l’Iran.

L’accordo di Ginevra sottoscritto tra l’Iran e il gruppo dei 5+1 prevedeva che non sarebbero state adottate nuove sanzioni contro Teheran nel periodo transitorio di sei mesi durante i quali l’Iran ha accettato di congelare lo sviluppo del suo programma nucleare. Tecnicamente l’ampliamento della lista nera non rappresenta l’adozione di nuove sanzioni ma è un chiaro messaggio politico che segue all’allarme lanciato nei giorni scorsi da alti funzionari iraniani che avevano messo in guardia contro l’adozione di nuove sanzioni che avrebbero influenzato negativamente il successo dell’accordo di Ginevra.

A giocare con i piedi in due staffe questa volta sembrano essere quindi gli Stati Uniti. I viaggi in Medio Oriente e il “mostrare i muscoli” della forza militare presente nella regione non hanno rassicurato Israele e le monarchie del Golfo e la Casa Bianca resta piuttosto ondivaga sulla questione e sembra in qualche modo navigare a vista.

Mentre Obama segna punti nella politica interna, il Congresso ha infatti approvato il compromesso sul fiscal cliff che lo scorso anno aveva fatto temere una catastrofe economica mondiale ed ora deve passare al prevedibile vaglio del Senato, l’economia americana è in ripresa e la disoccupazione in calo, a parte la storica stretta di mano con Raul Castro che non sembra poter andare oltre la semplice circostanza, sul fronte della politica estera il presidente americano continua ad incassare sconfitte o al massimo registra pareggi e sulla delicata questione del nucleare iraniano una vittoria sembra sempre più improbabile.

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