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Newtown: la strage degli innocenti

Venti bambini tra i 5 e i 10 anni freddati dall’infernale assassino che dopo aver ucciso la propria madre, armato di sana pianta e indossando un giubbotto antiproiettile, è andato nella scuola dove questa lavorava e dopo aver ucciso altri 6 adulti si è suicidato

«I nostri cuori sono spezzati. Non parlo da presidente ma da genitore» ha detto, visibilmente commosso il presidente Obama, che asciugando una lacrima, ha proclamato il lutto nazionale fino a martedì prossimo. L’America è scossa dall’ennesima strage che avviene nelle sue scuole. Questa volta, tra le 27 vittime della Sandy Hook School di Newtown, una piccola cittadina di meno di 30 mila abitanti del Connectictut, a restare uccisi sono venti bambini, tra i 5 e i 10 anni. Una carneficina che ha scioccato non solo gli americani ma il mondo intero.

Le vittime di questo orripilante episodio sono in realtà 28, infatti poche ore dopo la strage è stato trovato nella casa in cui viveva l’assassino anche un altro corpo senza vita. Il killer era andato quindi a compiere la strage dopo aver prima ucciso un genitore nella loro casa di Newtown. In un primo momento si era diffusa la notizia che il corpo ritrovato era quello del padre e che la madre fosse stata uccisa nella scuola. Nel corso della giornata sono giunte notizie contraddittorie. Anche sul nome dell’assassino.

Una foto di qualche anno fa del folle assassino descritto come un ragazzo gentile, timido e solitario

Una foto di qualche anno fa del folle assassino descritto come un ragazzo gentile, timido e solitario

Ora è certo, il folle assassino è un ventenne, Adam Lanza, sofferente di disturbi mentali, si parla di una lieve forma di autismo. Viveva a Hoboken, nel New Jersey, con la madre Nancy, che lavorava in quella scuola. Prima di compiere la strage e suicidarsi ha ucciso la madre, e sembra sia andato con la sua macchina nella scuola.

Qui ha compiuto una orribile strage, giustiziando venti bambini e sei adulti. Sì, giustiziando, perché anche se ancora non ufficialmente confermate si sarebbe trattato di vere e proprie esecuzioni compiute in mezzo a bambini e adulti urlanti e terrorizzati dalla paura. Sei bambini, ancora scioccati, sono stati trovati chiusi dentro un armadio, quando la polizia è arrivata, tutto era drammaticamente compiuto. Sono 18 i bambini freddati a morte nella scuola, mentre due sono morti poco dopo in ospedale.

Anche se le prime dichiarazioni delle autorità parlavano di una strage compiuta da più di un individuo, non è ancora chiaro se il secondo estraneo presente nella scuola sia o meno il fratello maggiore dell’assassino, il 24enne Ryan, dato da molte emittenti per errore come autore della strage, anche perché i suoi documenti erano stati ritrovati sul corpo del suicida ed hanno indotto la polizia in errore. Ma dopo l’interrogatorio Ryan, il cui il profilo Facebokk è stato preso d’assalto, è stato rilasciato senza accuse. Quindi resta da chiarire l’identità della seconda persona.

La strage ha scatenato un’ondata di inorridite reazioni, dal segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon alla Regina d’Inghilterra Elisabetta II, emozione, condoglianza e vicinanza agli americani arriva da tutto il mondo.

L’ennesima strage che alimenta l’ennesima polemica sulle armi.
D’altronde le stragi nelle scuole americane non hanno etnia, religione, colore politico, sono compiute spesso da minorenni e restano apparentemente inspiegabili.

Da quella del 1999 nella Columbine High School di Denver, quando due minorenni aprirono il fuoco uccidono 12 compagni e un insegnante prima di suicidarsi, a quella del 2005 quando un sedicenne, dopo aver ucciso il nonno e la sua compagna, sparò su compagni di scuola e insegnanti del liceo nella riserva indiana di Red Lake, si suicidò dopo aver causato 6 morti e 14 feriti, tutti appartenenti alla tribù Chippewa.

Nome e tratti somatici orientali invece nella strage del 2007 che vide come infernale protagonista il 23enne Seung-Hui Chu, che dopo aver compiuto il suo percorso scolastico era stato assunto dalla Virginia Tech, che prima di suicidarsi uccise 32 persone mentre erano in corso le lezioni.

Nel 2006 e nel 1008 furono invece due adulti a suicidarsi dopo una strage. Il primo nel 2006 prese in ostaggio alcuni studenti della scuola di Nickel Mines, un villaggio Amish della Pennsylvania e prima di suicidarsi uccise cinque giovani alunne e ne ferisce altre cinque. Il secondo nel 2008 nell’Illinois University, era un ex studente che prima di suicidarsi aprì il fuoco uccidendo cinque persone e ferendone una quindicina.

Nel novembre del 2010 una strage mancata: in un liceo un adolescente prende in ostaggio 23 studenti e una insegnante ma poi fortunatamente si uccide senza coinvolgere nessun innocente. Ma le stragi sono una costante nella storia degli Stati Uniti e non solo nelle scuole. Ma l’anno nero sembra essere proprio quello che sta finendo.

27 FEBBRAIO – CLEVELAND: Un giovane spara in una affollata caffetteria della Chardon High School, nell’Oiho, il bilancio è di tre morti.

2 APRILE – OAKLAND: Un ex studente entra nella Oykos University, una piccola università cristiana e apre il fuoco sui suoi ex compagni. Sei morti e tre feriti.

10 GIUGNO – AUBURN: Tre morti e due feriti gravi tra le vittime di una sparatoria in un campus universitario dell’Alabama.

30 LUGLIO – AURORA: James Holmes, un 24enne irrompe nella prima del film “Batman” uccide almeno 14 persone.

6 AGOSTO – OAKCREEK: Un veterano dell’esercito, Wade Michael Page, assalta un tempio sikh nel Wisconsin sparando con un fucile uccide sei persone e poi, ferito dalla polizia, si uccide.

28 SETTEMBRE – MINNEAPOLIS: Torna nell’azienda dal quale era stato licenziato per aprire il fuoco contro l’ex datore di lavoro e alcuni colleghi. Si suicida dopo aver ucciso tre persone.

21 OTTOBRE – MILWAUKEE: Entra nel salone di bellezza dove lavora la moglie che lo ha appena lasciato uccide tre persone e si toglie la vita.

11 DICEMBRE – PORTLAND: – Nell’Oregon un uomo mascherato da giocatore di hockey fa fuoco all’impazzata dentro un centro commerciale uccidendo due persone prima di essere ucciso dalla polizia.

Anche questa volta, come dopo ogni strage, ripartirà la polemica sulla libera vendita delle armi, sancita del secondo emendamento della Costituzione americana. Questo infatti avviene più in Europa che negli Stati Uniti, almeno a giudicare dalle colonne dei giornali che alle nostre latitudini, più che in Nordamerica, concentrano su questo tema la loro attenzione.

Anche se questa volta il presidente Obama, senza citare espressamente la questione della libera vendita delle armi, ha detto che bisogna fare qualcosa indipendentemente dalla politica. Una regolamentazione era stata assunta sulle armi d’assalto, ma fu abrogata da George W. Bush. Probabilmente nessuno vorrà mettere mano alla Costituzione, ma sicuramente qualche forma di regolazione verrà presa.

A nostro avviso sarebbe meglio concentrare la riflessione su un altro tema. Non sono le armi ad uccidere ma le persone.
Quella di ieri come molte altre stragi, una su tutte proprio quella del 2007 in Virginia che ha causato il maggior numero di vittime, sono frutto di azioni premeditate. Gli infernali protagonisti hanno studiato con attenzione e meticolosità il loro piano stragista e se non fosse stato così facile procurarsi delle armi avrebbero potuto scegliere altri strumenti, come esplosione e incendi, e non è dato sapere se le vittime sarebbero state in numero inferiore.

Quello che emerge con evidenza è che troppo spesso questi infernali protagonisti che decidono di togliersi la vita con un gesto così mostruosamente eclatante, vengono da un percorso che assistenti sociali, psichiatri e psicofarmaci non sono riusciti a rendere positivo. Proprio la strage in cui restarono uccise 32 persone in Virgina dalla follia omicida preannunciata su Internet dal 23enne Seung-Hui, aveva sollevato polemiche su quello che è apparso più come un tormentato e oscuro tunnel piuttosto che un luminoso percorso di recupero.

Anche e soprattutto questo è l’elemento che merita una profonda riflessione, che non solo gli Stati Uniti devono compiere appena superato il doloroso lutto.

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