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Il giornalismo al servizio del pubblico interesse

14/11/2002 Per la prima volta un Pontefice in Parlamento

Politica al servizio dei cittadini, situazione delle carceri, centralità dell’uomo anche in Europa, il discorso di Karol Wojtyla risale a dieci anni orsono ma sembra pronunciato in questi giorni

Il 14 novembre 2002 per la prima volta un pontefice varcava la soglia del Parlamento italiano. Oggi, in occasione del decimo anniversario, la Camera dei deputati ha ricordato la storica visita a Montecitorio di Giovanni Paolo II con una cerimonia nella Sala della Regina. Già nel 2005, l’allora presidente della Camera Pier Ferdinando Casini in nome del Parlamento aveva ricordato la storica visita di Giovanni Paolo II ponendo una targa commemorativa nell’Aula di Montecitorio, celebrandola alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Il suo memorabile discorso, che potete ascoltare interamente nei video proposti in questa pagina, inizia tracciando il profondo legame fra l’Italia e la Santa Sede: «Ben sappiamo che esso è passato attraverso fasi e vicende tra loro assai diverse, non sfuggendo alle vicissitudini e alle contraddizioni della storia. Ma dobbiamo al tempo stesso riconoscere che, proprio nel susseguirsi a volte tumultuoso degli eventi, esso ha suscitato impulsi altamente positivi sia per la Chiesa di Roma, e quindi per la Chiesa Cattolica, sia per la diletta Nazione italiana».

«Già negli anni degli studi a Roma e poi nelle periodiche visite che facevo in Italia come Vescovo, specialmente durante il Concilio Ecumenico Vaticano II, è venuta crescendo nel mio animo l’ammirazione per un Paese in cui l’annuncio evangelico, qui giunto fin dai tempi apostolici, ha suscitato una civiltà ricca di valori universali ed una fioritura di mirabili opere d’arte, nelle quali i misteri della fede hanno trovato espressione in immagini di bellezza incomparabile. Quante volte ho toccato, per così dire, con mano le tracce gloriose che la religione cristiana ha impresso nel costume e nella cultura del popolo italiano, concretandosi anche in tante figure di Santi e di Sante il cui carisma ha esercitato un influsso straordinario sulle popolazioni d’Europa e del mondo. Basti pensare a San Francesco d’Assisi ed a Santa Caterina da Siena, Patroni d’Italia».

«Mi sia pertanto consentito di invitare rispettosamente voi, eletti Rappresentanti di questa Nazione, e con voi tutto il popolo italiano, a nutrire una convinta e meditata fiducia nel patrimonio di virtù e di valori trasmesso dagli avi. E’ sulla base di una simile fiducia che si possono affrontare con lucidità i problemi, pur complessi e difficili, del momento presente, e spingere anzi audacemente lo sguardo verso il futuro, interrogandosi sul contributo che l’Italia può dare agli sviluppi della civiltà umana».

«Alla luce della straordinaria esperienza giuridica maturata nel corso dei secoli a partire dalla Roma pagana, come non sentire l’impegno, ad esempio, di continuare ad offrire al mondo il fondamentale messaggio secondo cui, al centro di ogni giusto ordine civile, deve esservi il rispetto per l’uomo, per la sua dignità e per i suoi inalienabili diritti?»

«Seguendo con attenzione amica il cammino di questa grande Nazione, sono indotto inoltre a ritenere che, per meglio esprimere le sue doti caratteristiche, essa abbia bisogno di incrementare la sua solidarietà e coesione interna. Per le ricchezze della sua lunga storia, come per la molteplicità e vivacità delle presenze e iniziative sociali, culturali ed economiche che variamente configurano le sue genti e il suo territorio, la realtà dell’Italia è certamente assai complessa e sarebbe impoverita e mortificata da forzate uniformità».

«L’uomo vive di un’esistenza autenticamente umana grazie alla cultura. E’ mediante la cultura che l’uomo diventa più uomo, accede più intensamente all'”essere” che gli è proprio. E’ chiaro, peraltro, all’occhio del saggio che l’uomo conta come uomo per ciò che è più che per ciò che ha. Il valore umano della persona è in diretta ed essenziale relazione con l’essere, non con l’avere. Proprio per questo una Nazione sollecita del proprio futuro favorisce lo sviluppo della scuola in un sano clima di libertà, e non lesina gli sforzi per migliorarne la qualità, in stretta connessione con le famiglie e con tutte le componenti sociali, così come del resto avviene nella maggior parte dei Paesi europei».

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